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Pascale: “Sì al commissario per la ricostruzione, ma non farà miracoli”

Io ed il sindaco Castagna siamo d’accordo nel voler dare incarico ad un professionista di fama nazionale per andare a mettere in cantiere un piano urbanistico. Si deve pensare alla delocalizzazione. Con la STU, intendo riferirmi alla necessità di una trasformazione urbana

Ida Trofa  | Il DPCM Ischia tra lunedi e martedì in Consiglio dei Ministri, anche l’istanza per la proroga della dichiarazione dello stato di emergenza attende di essere definita. Febbraio ci porta al di là del guado. Il terremoto di Ischia ad una svolta alla vigilia di un marzo caldissimo. Condoni, governance, demolizione e ricostruzione, recupero dell’esistente, deportazione e delocalizzazione, consumo dei suoli e recupero del patrimonio dismesso, lucro cessante il sindaco di Lacco Ameno è un fiume in piena. Vomita concetti e piani di sviluppo quasi pare in grado di materializzarli col pensiero. “No“ a nuove “167“ via libera ai contributi post sisma congelati per gli immobili assoggettati a condoni in attesa che ci sia la definizione delle istanze. Essenziale e diretto su talune tematiche Pascale propone il suo PUC per una riqualificazione che possa essere volano per una ricostruzione adeguata. A brevissimo l’incarico dei due comuni più colpiti ad un archistar del panorama urbanistico internazionale. Luci ed ombre di un sisma ancora tutto da vivere, la cui gestione locale al momento in molti aspetti ha lasciato tanto a desiderare.

Sindaco il paese è fermo, estate alle porte, nessuna prospettiva, scarseggiano anche le prenotazioni. Un dramma per un’isola il cui indotto si fonda sul turismo?
“Dai dati in nostro possesso l’estate non si presenta bellissima. L’auspico è che il tempo ci smentisca e che come ultimamente accade le persone provvederanno a sceglierci all’ultimo momento è evidente che questo disagio si avverte maggiormente a Casamicciola e Lacco Ameno per ovvi motivi e per al pubblicità negativa che è passata. Ad oggi registriamo prenotazioni in calo rispetto a quel che notoriamente avveniva solitamente.Questo sicuramente è l’effetto del terremoto e quello che è accaduto nel post terremoto con il messaggio passato sui media nazionali che ha descritto un’isola di versa da quella che in realtà è”.

Dunque risolvere la questione terremoto per risolvere anche la questione legata alla nostra economia. Con l’emergenza ormai agli sgoccioli, salvo proroghe. Siamo, difatto, rimasti all’incontro romano con Borrelli e la vostra proposta?
“Si. La nostra proposta fonda sopratutto sulla ratio di voler prendere atto che siamo a camere sciolte. Quindi il governo esiste può fare tutti i provvedimenti magari laddove anche gli vengano chiesti ma è evidente che eventuali decreti non potrebbero essere convertiti se non prima dell’insediamento del nuovo governo. Senza le camere nessuno le legifera però possiamo predisporre un DPCM”.

Cosa serve a questo paese e cosa si è chiesto al Governo?
“Noi abbiamo già rappresentato quali sono le esigenze e i veri bisogni del nostro popolazione sopratutto dei due territori maggiormente colpiti dal sisma è altrettanto evidente che ci siamo riproposti, sia io che il mio collega l’ingegnere Giovan Battista Castagna sindaco di Casamicciola, di dare, da qui a brevissimo, incarico ad un consulente per poter montare un piano urbanistico come dire specifico di riqualificazione e recupero del territorio che possa riguardare complessivamente in due territorio e nello specifico le zone più colpite dal sisma. Noi a Roma abbiamo fatto delle richiesta che riguardano i desiderata, ma sopratutto i bisogni e le esigenze del territorio. Abbiamo fatto anche attenzione a cose che possono essere normate all’interno di un DCPM. E’ chiaro, se chiediamo provvedimenti legislativi, come abbiamo anche chiesto, questi provvedimenti in tempo strettissimo non riusciamo ad averli. Io ed il sindaco Castagna siamo d’accordo nel voler dare incarico ad un professionista di fama nazionale per andare a mettere in cantiere un piano urbanistico, come dire di dettaglio, delle zone particolarmente colpite per poter portare al tavolo tecnico un progetto di riqualificazione urbana dell’intera area. Un progetto finalizzato nell’ambito di quella che dovrà essere la ricostruzione“.

Un Piano Urbanistico Territoriale che sia anche un piano speditivo di ricostruzione o cosa?
“Tenuto anche conto che noi abbiamo l’obbligo legislativo di legge regionale. Dobbiamo redigere il PUC (piano urbanistico territoriale) entro il 31. 12. 2018 pena il commissariamento. E’ evidente che questo può essere il momento dove noi andiamo e a metter in piedi questo piano per la ricostruzione e nello stesso tempo però con una attenzione, una metodologia ed uno studio che riguarda l’intero territorio, anche perché siamo chiamati a farlo. Questo per quanto riguarda lo strumento che dobbiamo mettere in cantiere che deve riguardare questa riqualificazione necessariamente. Questa riqualificazione che deve ripartire dalle aziende perché se non parte il tessuto economico, turistico e commerciarle produttivo il paese le due comunità e l’isola d’Ischia non ripartono. Per cominciare finalmente a parlare di ricostruzione abbiamo messo sul tavolo quali sono i bisogni dei nostri territori per cominciare ad inquadrare le norme che a noi servono per la ricostruzione. Io ritengo sempre che siano più importanti le norme che le risorse. Attualmente sono allocati i primi 50 milioni su tre annualità nella legge di bilancio che non sono certo sufficienti ma è altrettanto vero che noi abbiamo anche l’altra esigenza di avere contezza del danno che al momento non c’è! E’ una questione essenziale quella della contezza del danno per la quale purtroppo le schede sono state sospese per i motivi che tutti sanno“.

E’ stato dunque un errore bloccare le schede del fabbisogno?
“E’ stato un errore, abbiamo perso del tempo, ma possiamo recuperare. Non vorrei passare per quello che l’aveva detto ma è cosi, noi abbiamo recepito le istanze del territorio chiedendo di rivedere quelle schede ritenute secondo alcuni poco rispondenti alle esigenze di un terremoto ma più vicine ad un alluvione. E’ andata cosi, ora dobbiamo guardare avanti e recuperare sul tempo perso. Le schede sono state sospese al 31 -12 e a tutt’oggi non è stata persa la decisione se procedere o meno con quelle schede. Ad oggi avremmo avuto un quid a Roma avrebbero saputo . Ora invece stanno valutando come procedere se proseguire solo con la perizia asseverata, con un nuovo decreto o come. E’ evidente che queste schede per poter ripartire necessitano di un’altra ordinanza. Con ordinanza furono istituite, con ordinanza sono state sospese, dunque ci vuole un’altra ordinanza che ci dice se ripartire con la stessa scheda o con un’altra scheda.Comunque non può non essere un allegato ad una nuova ordinanza”.

Il vero nodo dei nostri territori, il danno la ricostruzione il ristoro delle somme e il nodo condoni mai definiti?
“Dobbiamo approfondire e chiarire la questione, per l’ennesima volta, del condono perché sicuramente da una diagnosi una analisi conclusiva del territorio è chiaro che vengono fuori le situazioni che a noi sono note, cioè che molti di questi immobili per il 90% sono assoggettate alle tre leggi di condono, la cui definizione ad oggi non c’è ed evidente che su questo noi dobbiamo fare un ragionamento sotto l’aspetto strettamente normativo perché se si volesse o si chiedesse che le concessioni in sanatoria vengono rilasciate per via ordinaria, capirai bene che sono passati già 35 anni dal primo condono, è evidente che la ricostruzione non partirebbe mai. Abbiamo posto sul tavolo governativo la faccenda dei condoni edilizi. Dal condono noi cominceremo a capire esattamente qual è l’approccio sotto il punto di vista strettamente politico e capire chi ha diritto alla ricostruzione e parimenti al ristoro delle somme. In questi aspetti non va sottovalutata, anzi la situazione delle aziende è cruciale. Parimenti al ristoro delle somme c’è anche l’aspetto “lucro cessante“ per tutte le attività”.

Ci spieghi meglio.
“Oltre la questione edilizia , anche quello del lucro cessante per le attività è un fatto importantissimo. Non dobbiamo dimenticare che il terremoto ha avuto effetti pesanti sulla nostra economia ed anche tutte le atre attività non colpite direttamente dal sisma. Oggi la norma prevede questa opportunità solamente per gli immobili direttamente colpiti mentre i due territorio di Lacco Ameno e Casamicciola vivono anche questa difficoltà delle aziende che si trovano con un volume di affari notevolmente ridotto. Tra le nostre priorità politiche c’è anche la estensione di alcuni benefici per le aziende che sono già previsti nella legge di stabilità da estendersi a tutte le aziende dei due territori. Ovvero anche per le altre attività colpite dal sisma in via trasversale. Oggi la norma prevede questa opportunità solamente per gli immobili direttamente colpiti mentre i due territorio di Lacco Ameno e Casamicciola Terme vivono anche questa difficoltà delle aziende che si trovano con un volume di affari notevolmente ridotto. Chiaramente oggi è previsto un ristoro alle aziende che sono state direttamente colpite dal sisma mentre su tutto il territorio dei due comuni abbiamo il lucro cessante, abbiamo aziende che sono chiamate a pagare le tasse sulla dichiarazione dell’anno precedente, quando è evidente che stanno fatturando ed incassando di meno. Non potranno sopportare questa pressione fiscale perché a causa del terremoto non avranno gli incassi dell’anno precedente. Questo per noi è un problema anche se mi rendo conto che questa richiesta è un pò sui generis, tra virgolette, anche se il governo o chi per esso addivenisse a questa nostra istanza è evidente che ci vuole un provvedimento legislativo che oggi nessuno può emettere“.

Avete un piano di fuga?
“Abbiamo già proposto un Tavolo tecnico con Ministero dei beni culturali. L’istituzione di una conferenza di servizi permanete tra istituzioni e la stessa soprintendenza per valutare le istanze in attesa di definizione. Cosa impensabile con procedura ordinaria. Senza la definizione delle casistiche assoggettate alle tre leggi di condono non ci sono prospettive A Lacco Ameno ci sono 1700 pratiche di condono. Per ridare appeal e sicurezza al territorio abbiamo creduto opportuno avviare con un professionista di fama uni studio per la salvaguardia, la progettazione e lo sviluppo del territorio, un piano di regolamentazione operativo. Per quanto riguarda la questione diciamo della ricostruzione in generale, come ho sempre detto, a me le somme non spaventano. I soldi il governo li mette, li ha già messi, tra l’altro 50 milioni che sono certo pochi, ma li rimetterà. Quel che mi interessa sono le norme finalizzate alla ricostruzione a partire anche dalle norme sismiche. Tant’è vero i due territori sono studiati dal punto di vista sismico dall’INGV a Casamicciola e dal CNR a Lacco Ameno e che tra poco entrambi dovranno consegnare questa relazione sullo studio. Dunque capiremo. Capiremo sotto l’aspetto della propagazione delle onde sismiche, se dallo studio emergesse che noi possiamo ricostruire, consolidare o migliorare staticamente gli immobili a normativa vigente o se che questa normativa deve essere modificata e quindi ci vuole una legge, un decreto che quindi deve essere convertito. E oggi non è possibile immaginarlo in tempi stretti, perché come sai l’Italia è a camere sciolte“.

Lei parla di leggi e il governo del territorio dopo o con lo stato d’emergenza ?
“Per quanto riguarda la Governance di tutte queste attività, noi non abbiamo ancora un commissario alla ricostruzione il nostro auspico è quello che quanto prima venga nominato. A dicembre, quando la legge di stabilità è andata al senato, in coda al provvedimento, si parlava anche della nomina del commissario si diceva nell’ambiente che fosse stato designato il presidente Vincenzo De Luca, tant’è vero che in un appuntamento con De Luca per la questione del turismo, lui ci anticipò anche che, prima di Natale o subito dopo Natale, avremmo costituito questo tavolo tecnico in quanto lui molto probabilmente sarebbe stato nominato commissario. Dopo di che il governo ha fatto una scelta diversa, cioè ha deciso di non decidere e quindi ad oggi il nostro interlocutore rimane il capo della protezione civile che non è chiaramente un commissario alla ricostruzione, ma l’unica interfaccia che noi abbiamo per parlare con i ministeri competenti. Tant’è vero che quelle richieste che noi abbiamo formulato al tavolo del governo sono richieste che la settimana prossima, lunedi o martedì arriveranno alla Presidenza del Consiglio dei Ministri questa è una notizia che ho avuto in queste orE”.

Quindi il DPCM Ischia, Lunedi e martedì in Consiglio dei ministri! Lei parla di ricostruzione in loco ma è altrettanto evidente che potrebbe generarsi la necessità di dislocazione dell’abitato con l’analogo problema rappresentato dal consumo dei suoli?
“Il 31 doveva esserci la consegna degli studi, gli esperti hanno chiesto altro tempo ed una proroga fino alla fine del mese di febbraio. La domanda è pertinente ed è certo che si deve pensare alla delocalizzazione, mi sono anticipato forse usando un termine improprio, la STU, quel che intendevo è riferirmi alla necessità di una trasformazione urbana. La delocalizzazione potrebbe essere pertanto intesa con il recupero dee volumi edilizi esistenti e non lo sfruttamento di nuovi suoli sui due territori più colpiti di Casamicciola e Lacco Ameno. Entrambi potrebbero cosi chiedere allo stato per rispondere alle esigenze abitative dei comuni la acquisizione al patrimonio pubblico degli immobili dismessi.Bisogna mettere in conto tante cose, come l’evenienza che sulle aree di frana quasi sicuramente potrebbero non far ricostruire più. Bisogna pensare dunque a non consumare il suolo anche in tal senso ed infine se si è costretti ricorrere all’utilizzo del patrimonio dismesso. Con compensazioni, decolli ed atterraggi altrove di quella parte del patrimonio edilizio che potrebbe non poter rimanere dov’è. Lo studio sulla vulnerabilità territorio, il nostro patrimonio edilizio e la necessità di avere una diversificazioni sono questioni imprescindibili. Bisogna capire che lo Stato interverrà dove ci sarà compensazioni costi benefici. Come ho sempre detto noi in effetti abbiamo una situazione di questo tipo, una vota tracciata la condizione sismica e normativa, visto lo studio diciamo sotto l’aspetto sismico ed avendo visto l’aspetto normativo, noi non sappiamo ancora se in quelle aree sarà possibile ricostruire o se per parte del patrimonio immobiliare si possa prevedere, in fase di ricostruzione, la delocalizzazione. Siccome oggi prendo atto che l’Europa va contro il consumo di suolo allora propongo di valutare, ma eventualmente lo metteremo nel piano comunale, propongo di valutare il recupero del patrimonio edilizio dismesso, perché praticamente sarebbe impossibile immaginare che noi andiamo a delocalizzare costruendo su altri suoli per tutti i vincoli che abbiamo. Quindi mi riesce difficile immaginare e penso che noi dovremmo anche farci parte attiva di proporre il recupero. Per quanto riguarda Lacco Ameno penso al recupero dell’EX complesso Hotel La Pace che potrebbe essere, diciamo, un patrimonio edilizio attualmente dismesso e potrebbe essere funzionale all’uso su un modello di una STU. Cioè di una società di trasformazione urbana. Questo è per quanto riguarda le attività che si stanno mettendo in campo ed è l’auspico del sindaco di Lacco Ameno e di Casamicciola. Perché Castagna non penso non essere d’accordo con me nell’affidare uno studio di questo tipo ad un professionista. Ciò per quanto riguarda i due comuni. Questa è la mia idea queste sono le attività politiche che si stanno facendo.

Lei parla di Commissario per la ricostruzione. Pirozzi, sindaco di Amatrice parla, invece, della necessità di affidare ai sindaci la governance e la gestione del territori, Pirozzi come il padre della Protezione Civile Zamberletti dicono stop all’Italia dei commissari. E’ d’accordo?
“Non è un problema di essere d’accordo. Io prendo atto di dove stiamo oggi e di che cosa è successo in altre parti d’Italia. Noi per quanto riguarda oggi siamo soggetti attuatori e non possiamo non essere soggetti attuatori, perché siamo gli enti più vicini ai cittadini e conosciamo il territorio. La nomina del commissario alla ricostruzione al 99,99% dei casi, non è una legge, è sempre stata affidata dal Governo al Presidente della Giunta Regionale dei comuni che sono stati colpiti. Un solo esempio abbiamo in Italia in cui ciò non è avvenuto ed è il centro Italia, dove è stato nominato Vasco Errani. Questo perché il terremoto, ha colpito quattro regioni, e non potendo nominare quattro singoli presidenti è stata fatta una figura super parters che coordina le attività di tutte e quattro le regioni. Dopo di che questa della figura commissariale è una nomina ad esclusivo appannaggio della presidenza del Consiglio dei ministri. Se loro decidono di nominare De Luca, o decidessero di nominare un sindaco, o una persona terza, è una scelta insindacabile che deve fare il governo. Chiaramente se decidesse di nominare un sindaco che ben venga ma ad oggi non mi risulta si sia mai verificata in Italia una cosa del genere“.

Mentre il medico studia il paziente muore! La gente vuole tornare a casa e tutta questa burocrazia, i formalismi ed i vari passaggi non aiutano. Sarebbe più celere è appropriato affidare ai comuni stessi la gestione della ricostruzioni ? Rischieremmo di affidare le pecore al lupo o cosa?
“Non è un problema di essere celeri diventa celere nel momento in cui chiunque si deve occupare di ricostruzione riesce a tradurre le normative di cui abbiamo bisogno in atti legislativi. Non è un problema di fare in fretta, ma fare bene e per fare bene, noi conoscendo i problemi dell’isola, necessitiamo di norme. Di norme sul condono, sulla demolizione e ricostruzione. Questo bisogna portare ben in evidenza sulla demolizione e ricostruzioni di fabbricati laddove ci siano immobili particolarmente ammalorati per i quali si richiede un adeguamento sismico. Abbiamo bisogno di norme, di chiudere i condoni in modo snello. Io penso a mo di conferenza dei servizi e non per via ordinaria, dove non ce ne usciamo più. Quindi sedersi intorno ad un tavolo con il Ministero dei beni culturali, la soprintendenza ed i comuni che tra l’altro sono gli unici due enti competenti per chiudere questa questione. Magari si può congelare il contributo all’immobile assoggettato a condono in attesa che ci sia la definizione. Purché la definizione avvenga con la consapevolezza, con una conferenza di servizi e non per via ordinaria altrimenti non la fai più. Questi sono fatti peculiari. Come lo sono capire, come diceva De Natale, sotto l’aspetto sismico, capire quali fabbricati attualmente posti sul letto di cava o su una zona di frana si possono ricostruire o eventualmente pensare alla delocalizzazione. Quindi andare a vedere: se o nuovi insediamenti, se o recupero del patrimonio dismesso esistente. Che, comunque, sulla falsariga della STU,deve essere acquisto a patrimonio comunale. Al di là di chi sarà il commissario nominato noi dobbiamo comunque mirare alle norme e sotto l’aspetto sismico e urbanistico e paesistico e sotto l’aspetto dei condoni e sotto l’aspetto della demolizione e ricostruzione per quanto riguarda il miglioramento ed adeguamento sismico laddove si rende necessario. Quindi la procedura di ricostruzione può essere veloce o lenta a seconda del verificarsi di una condizione imprescindibile. Cioè che quanto prima cominciamo a stabilire quel che sono le linee guida per effettuare la ricostruzione e quindi le norme. Questa è tutta la situazione dopo di che queste norme le dobbiamo discutere con la protezione civile e arrivare al governo, le dobbiamo discutere con il governo direttamente con una persona da loro delegata che può essere un sindaco o può essere il commissario. E una scelta, un atto ad esclusivo appannaggio del governo. Nessuno di noi può sindacarlo, l’importante che decidano. Ad oggi il governo mentre pareva avesse deciso non ha poi ritenuto opportuno nominare un commissario per la ricostruzione anche se da tutti noi è stato da sempre richiesto”.

In una campagna elettorale cosi importante quale “folle” lo avrebbe fatto?
“Sono tutte questioni che noi abbiamo sollevato più e più volte al capo del dipartimento Angelo Borrelli che oggi rimane l’interfaccia con il governo, a lui rimane la governance, ed è evidente che a monte di questo il governo dovrà anche stabilire quale sarà dopo a dover interloquire con noi come in questa fase. Dovranno dirci se nelle fasi successive rimane il capo dipartimento che parla con i ministeri competenti e con il presidente del consiglio onorevole Gentiloni oppure se il governo intende nominare un commissario alla ricostruzione come inizialmente fino a dicembre si parlava e che doveva essere individuato nella figura del Governatore della Campania Vincenzo De Luca Presidente della giunta regionale. E’ evidente che tutte le problematiche messe sul tavolo inerenti la ricostruzione, quindi dal condono, dalla demolizione e ricostruzione dei fabbricati, perché oggi da noi la norma non lo prevede, quindi il ristoro economico e quindi lo studio sismico, e quindi l’aspetto del piano urbanistico in quell’area rappresentano dati di fatto. A monte di tutto questo è chiaro che noi ci aspettiamo anche la nomina del commissario alla ricostruzione cioè chi deve essere il nostro interlocutore. E’ evidente che ad oggi il governo ha deciso di non nominarlo e quindi noi il nostro interlocutore rimane il capo della protezione civile nazionale che si interfaccia con il governo ed i ministeri interessati dopo di che questa governance la deve decidere il governo cioè se noi dobbiamo continuare ad interloquire cosi ed avanzare le nostre proposte in questo modo o se nomineranno il commissario per la ricostruzione che in una prima fase si parlava di nominarlo in sede di legge di bilancio e poi non si è più fatto. Dunque a margine di tutte le nostre richieste, dopo tutte queste richieste che noi abbiamo fatto al governo, l’auspico nostro è che sia nominato e cosi noi andremo i ad interloquire.
Sia ben chiaro: A) Non sono io che nomino il commissario; B) Il governo se lo poteva nominare ieri, oggi e potrà farlo domani quando vuole; C ) Non farà i miracoli”.

Riduzione delle zone rosse. Si torna in molte aree nel regime urbanistico previgente, con le norme ante sisma. Da sindaco cosa consiglia procedere con la normativa vigente o attendere le nuove norme?
“Io consiglio quello che consiglio ai miei concittadini anche a chi me lo ha già chiesto. Io dico se uno ha avuto l’immobile ammalorato ed il danno è lieve e lui non ambisce ad avere un ristoro per il danno da sisma e la ricostruzione è evidente che può agire in regime ordinario e fare quello che serve e fare i lavori a suo rischio e pericolo. Consigliere di aspettare per due ordini di motivi. Il primo motivo è che da questo studio emergerà con chiarezza se le norme sismiche da noi vanno bene o vanno cambiate. E quindi rischieresti di fare l’intervento due volte e di farlo adesso e di farlo male. La seconda questione, se ambisci ad avere domani un ristoro, mi guardò intorno e vedo in altre parti d’Italia chi è partito con una esperienza analoga, nella migliore delle ipotesi, anche se ha rendicontato le spese, sta facendo causa allo stato per aver il riconoscimento delle spese e da tre o quattro anni ancora non ha visto niente. Io consiglierei di attendere, ma poi ognuno con i propri soldi può fare quello che vuole. Io aspetterei perchè noi contiamo di avere nei prossimi due tre mesi, almeno quelle che sono le linee guida della ricostruzione e quindi le idee saranno più chiare per tutti. Per esempio quant’è il contributo sulla prima casa quant’è sulla seconda proprietà. Contiamo di capire per esempio se la demolizione e la ricostruzione la possiamo fare, se gli immobili assoggettati a condono edilizio avranno la pari dignità degli immobili regolarmente assentiti. Perchè se ciò non avvenisse, come sempre dico, il terremoto noi lo dobbiamo ancora vedere”.

Insomma, già dalle 22.00 del 21 agosto 2017 non avevano dubbi: non resta che attendere.
Il percorso non è agevole non solo per la complessità delle scelte ma anche e soprattutto per le vicende che l’accompagnano. Società, economia, politica ognuna di queste realtà dalla catastrofe attende risposte alle sue personali istanze.

Ida Trofa

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