Società

Papettiello, l’eroe ischitano con la nomina a Cavaliere della Corona d’Italia

Elena Mazzella | Domenico Scala, detto “Papettiello”, nel 1930 ebbe l’onore di ricevere la croce di Cavaliere della Corona d’Italia direttamente dalle mani di Re Umberto I di Savoia. Considerato audace uomo di mare, definito ischitano segaligno dagli occhi azzurri, Papettiello collezionò ben quattro medaglie al valore e quattordici encomi solenni che gli valsero ad ottenere l’ambìta croce dell’Ordine della Corona d’Italia.

Ben 18 vite umane devono a lui perenne riconoscenza, tratte da sicuro annegamento con sprezzo della loro vita.

Una colonna portante, Pepettiello, di una famiglia che ne va giustamente fiera, primo fra tutti Rino Lauro, nipote diretto di Domenico Scala, che purtroppo nacque nell’anno della dipartita del nonno, ossia nel 1938 ed è solo attraverso i racconti di parenti ed amici che ha potuto conoscerlo. “Sin da piccolo mi sono nutrito, assetato, dei coraggiosi salvataggi di mio nonno, che per noi nipoti era l’eroe per eccellenza. Papettiello gestiva il Bagno Sirena sulla spiaggia di San Pietro, tuttora gestito dalla nostra famiglia. Dal suo punto di osservazione aveva sotto controllo lo specchio d’acqua del Golfo di Napoli e non esitava, sia in inverno che in estate, ad accorrere in salvo a marinai in difficoltà, mettendo a repentaglio la sua stessa vita per cercare di salvare quella degli altri. Persino la Capitaneria di Porto, ogni qual volta si verificavano serie emergenze da affrontare, si rivolgeva a lui quale esperto e coraggioso uomo di mare. Aveva una grande barca robusta, una baleniera, con la quale insieme a diversi ragazzi intrepidi, partiva senza esitazioni in aiuto ai malcapitati sorpresi da tempeste improvvise. Spesso stavano in mare per interi giorni a combattere le furie di Nettuno, tornavano a casa esausti ma paghi di aver salvato vite umane.  Mio nonno era anche un amante della musica e della buona compagnia e a lui furono dedicate molte poesie che lo raccontano. Suonava la fisarmonica, che ancora conservo, il piffero, il flauto incantando turisti ed ischitani con i suoi fantastici racconti. Dopo il conferimento della Croce di Cavaliere della Corona d’Italia, che sfoggiava con fierezza, egli veniva invitato alle feste più importanti, narrando con un guizzo d’orgoglio le sue eroiche gesta”.

L’antico ordine della Corona d’Italia, sostituito nel 1951 con l’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, fu istituito nel febbraio del 1868 da Vittorio Emanuele II di Savoia e consisteva in un’onorificenza del neonato Regno d’Italia a carattere nazionale e poteva essere conferito sia a militari che civili. Il primo decreto prevedeva quattro classi: Gran Cordoni (tramutati in Cavalieri di Gran Croce), Grandi Ufficiali, Commendatori e Uffiziali (tramutati in Cavalieri) con un limite annuo di nomine. Nell’ordine delle precedenze a Corte e nelle funzioni pubbliche, stabilito tramite decreti, i decorati della Corona d’Italia seguivano puntualmente i parigrado sia dell’Ordine Militare di Savoia sia dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro. Alla cessazione della monarchia, il re Umberto II ha continuato a conferire l’Ordine della Corona d’Italia fino alla sua morte avvenuta il 18 marzo 1983.

Vogliamo riportare alla luce il conferimento della medaglia a Papettiello tramite un articolo pubblicato sulla stampa nazionale in cui l’eroe, ormai anziano, si racconta senza veli al giornalista che gli chiede un incontro. L’eroe non esita un istante a recarsi in terraferma, accompagnato dalla moglie virtuosa Maria Ricci, per dirigersi alla redazione del giornale. Ed ecco cosa apprendiamo dall’articolo che scaturì da quella chiacchierata e che rappresenta oggi una preziosa testimonianza storica nonché un raro esempio di eroismo:

“E’ assai popolare nel suo comune di Ischia la figura di un vecchio marinaio quasi ottantenne: “Papetiello”, così lo chiamano i suoi amici; con questo nomignolo lo conosce tutta l’isola. Si chiama però Domenico Scala ed il suo nome, inciso nell’albo dell’eroismo e del coraggio, corre in questi giorni più che mai sulla bocca di tutti, perché proprio in questi giorni gli è stato comunicato il conferimento di una onorificenza: “Cavaliere della Corona d’Italia. In una edizione di provincia di pochi giorni or sono, leggemmo una breve notizia trasmessaci dal nostro corrispondente. Porta il titolo: “Leggemmo ed apprendemmo così, che Domenico Scala, per i suoi atti di valore e per le sue benemerenze, era stato fatto Cavaliere”.

La motivazione ci parve piena di fascino. Scrivemmo a Domenico Scala un breve biglietto. Gli chiedemmo un appuntamento.

“Verrò a Torregaveta, con qualsiasi tempo e con qualunque mare!” fu la risposta. E ieri venne all’appuntamento. Il tempo era buono, il mare calmissimo, per nostra fortuna. Il sole brillava maestoso, il mare sembrava un cristallo tenerissimo.

Alto, segaligno, gli occhi azzurri, una testa bianca come l’argento. Accanto a lui una vecchierella, la fedelissima consorte che gli ha regalato sette figli tutti sani e belli, uno di essi è ufficiale di macchina a bordo di uno dei vaporetti del golfo. “Due anni fa abbiamo celebrato le nozze d’oro. Siamo vecchi adesso ma ci sentiamo ancora in gamba!”

Una franca risata accompagna queste poche parole con cui s’inizia la nostra conversazione con Domenico Scala, il marinaio coraggioso: quattro medaglie al valore, quattordici encomi solenni. Oggi Cavaliere.

“Il primo salvataggio? Fu nel 1888. Allora avevo 17 anni. Il 2 agosto di quell’anno una tremenda bufera si abbattè sull’isola. La popolazione era tutta sulla spiaggia. Molte donne e molti bambini piangevano. La bufera aveva sorpreso per mare molte barche pescherecce ischitane di cui, col cuore in ansia, si aspettava il ritorno. Le ore passavano invano, il mare diventava sempre più impetuoso.

Improvvisamente ecco profilarsi, sul mare, la sagoma di una bilancella. Era l’ “Angelo B”. Non ce la faceva a toccar terra: era sbattuta dalle onde, paurosamente. Vani erano gli sforzi dei quattro intrepidi marinai che costituivano tutto l’equipaggio. Tuttavia si avvicinava al porticciolo d’Ischia. Ma, improvviso come la folgore, avvenne il dramma: la piccola imbarcazione, giunta alle bocche del porto, fu violentemente battuta contro gli scogli adiacenti il molo e si sfasciò.

Fu un attimo solo di sbigottimento. Domenico Scala comprese che i quattro marinai della bilancella sarebbero periti proprio davanti agli occhi dei familiari. Dovevano essere ormai esausti.

Rapidamente eccolo correre verso una barca tirata a secco. Eccolo che la spinge in mare e vi monta su. Poi grida: “chi viene con me?”  tre compagni lo seguirono.

A forza di remi raggiungono i naufraghi, che sfiniti si aggrappavano sugli scogli: la bilancella era già colata a picco! Li raggiunge e li trae sulla bara. I naufraghi sono salvi. Dalla spiaggia partono grida di ammirazione e di intensa commozione, che soltanto l’urlo pauroso del mare infuriato copriva.

“Ed ebbi, poco tempo dopo, la prima medaglia al valore!”.

Il secondo salvataggio lo fece nel luglio del 1902.

Fra i bagnanti che affollavano la spiaggia di Ischia vi era una signora che pesava centocinquanta chili. Si chiamava Clementina Salviano. Costei volle spingersi al largo, ma improvvisamente le forze le mancarono. Cominciò a chiamare aiuto, agitava le braccia. Un senso di sbigottimento, sulla spiaggia il salvataggio era ben difficoltoso per la sua mole. Clementina Salviano era salva.

Per questo salvataggio, al marinaio Scala fu concessa una seconda medaglia di bronzo al valore.

“Il terzo fu nel 1908 ed il quarto nel 1911, il 6 luglio: altre due medaglie al valore.

Una barca, con un mare terribile, a duri stenti cercava in quei giorni di raggiungere il porto. Vi erano quattro uomini a bordo e portava un carico di cocomeri. Dal suo punto di osservazione, uno stabilimento balneare, “Papettiello” segue le fortunose vicende della minuscola imbarcazione. Improvvisamente si capovolge ed i quattro marinai scompaiono inghiottiti dal mare. Poi riappaiono alla superficie. Il comandante del porto chiama Papettiello e lo prega di accompagnarlo. Il marinaio non se lo fa dire due volte. Una piccola imbarcazione con a bordo i due ardimentosi, il Capitano del Porto e Papettiello, si stacca dalla spiaggia, seguita dall’ansia di quanti altri avevano assistito al dramma. Pochi istanti dopo i quattro marinai sono salvi.

E mentre si chiude la serie delle medaglie al valore, si apre quella dei quattordici encomi solenni, negli altrettanto atti di valore compiuti dal nostro uomo. Sul petto, accanto alle medaglie al valore, ora brillerà la croce di Cavaliere della Corona d’Italia.

E fra questi atti di valore vogliamo citare quello compiuto il 23 giugno del 1925. In quel giorno Pepettiello salvò da sicura morte il tenente Silvio Milazzo che stava per annegare con un suo pargoletto di tre anni. E pochi giorni dopo fu la volta di tre signorine e di un figliuolo del comm. Paolucci.

Ora il bravo marinaio è cavaliere.

Nella sua linda casetta, al muro, in un quadro, ci sono le sue decorazioni. Intorno in quattordici cornici, gli encomi solenni. In questi giorni si è aggiunta una nomina a Cavaliere.

E’ questa la galleria dell’eroismo di Domenico Scala.

A chi lo va a trovare, Domenico Scala mostra le insegne del suo ardimento e non sa velare il suo giusto orgoglio: la sua “vecchierella”, i suoi sette figli e le sue insegne sono la sua ricchezza.

Il ricordo delle gesta compiute è sempre vivo in lui e sarebbe pronto a ricominciare da capo. Ma a renderlo più vivo sono le lettere dei “suoi” salvati che non dimenticano mai di inviargli un saluto.”.

E sempre attraverso le pagine della cronaca campana apprendiamo che nel 1935, a pochi anni dalla sua scomparsa, Papettiello e Maria festeggiarono le nozze d’oro con una magnifica festa allo stabilimento delle Terme militari, alla quale presero parte molti ufficiali della marina militare nonché la parte più eletta della popolazione ischitana. Circondati dall’affetto e dall’amore dei loro figli, da uno sciame di vispi nipotini e da una compatta schiera di amici, i due vecchietti felici celebrarono il traguardo di una vita, con il raggiungimento del quale impartirono la più importante delle lezioni: l’amore è immortale e grazie ad esso si compie il miracolo della vita.

Ringraziamo Rino Lauro per l’accorata testimonianza e le preziose fonti storiche, custodite presso il Museo Etnografico del Mare ad Ischia Ponte affichè l’esempio di Papettiello rimanga vivo nel presente per le future generazioni.

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