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Nonostante tutto… finalmente estate!

Finalmente è arrivata l’estate anche ad Ischia, dove, come nel resto del n ostro bel sud Italia son davvero tardati un po’ troppo il sole quanto il caldo, quello, quest’ultimo, che da qualche giorno sta invece raggiungendo i 30 gradi. Guai a lamentarsi adesso!
Le nostre spiagge finalmente si stanno affollando, dopo un lungo, lunghissimo, inverno, assumendo, tra l’altro, una bellezza particolare: sembrano più radiose che mai e pronte ad essere popolate. L’incanto di un’isola turistica come Ischia è in queste prime giornate d’estate negli occhi dei turisti quanto nei nostri, e si respira aria di salsedine oltre all’afa di cui non possiamo affatto lamentarci!
Lamentiamoci piuttosto della nostra scarsa propensione, come enti locali ai diversi livelli, a pianificare e programmare, puntualmente, ogni anno, la nostra nuova stagione turistica, per carenza di idee, ma soprattutto di buona volontà anche a dare solo un minimo accenno di interesse a dar corso alle opportunità che ci arrivano dall’Europa.
Di cosa parlo?
Partiamo da un dato molto recente, quello di fine marzo 2019: la Campania è risultata la prima regione del Mezzogiorno per flussi turistici nel triennio 2016-2018. Dopo un lungo periodo di flessione, ha registrato un trend positivo, superiore a quello rilevato al livello nazionale. Nel 2018, in particolare, gli arrivi e le presenze sono aumentati del 7,7% e del 3,3% che in valore assoluto corrispondono rispettivamente a circa 6.075 milioni e 21.132 milioni. Si tratta di dati emersi dal XXII Rapporto sul Turismo Italiano, curato dal CNR-IRISS, nel quale è stato altresì evidenziato che la spesa dei turisti in Campania, nel 2017 è stata pari a 6.041 milioni di euro, corrispondente al 6% di quella complessivamente effettuata da turisti stranieri ed italiani. La vitalità del settore è stata confermata anche dai dati sull’offerta turistica: in particolare, nel 2017, la Campania ha fatto registrare un incremento annuo dei posti letto pari al 16% raggiungendo il valore di 232.592, equidistribuito tra strutture alberghiere ed extralberghiere, con un peso rispetto al totale nazionale che è passato dal 4% a circa il 5%. Inoltre, dal 2015 al 2018, le unità locali delle imprese di tutto il sistema turistico campano sono risultate incrementate complessivamente di circa il 10,6% raggiungendo le 65.215 unità, il ché ha generato una crescita del 23,7% del numero di addetti passati da 140.235 a 173.456.
Nel dettaglio, la maggiore concentrazione dei flussi turistici e dei posti letto si è registrata nelle aree costiere in provincia di Napoli (64,4%) e Salerno (29,5%), un fenomeno che assume in Campania anche connotazioni particolarmente anomale, generando per certi versi un rischio di massificazione in questi territori contro, di convesso, una eccessiva marginalizzazione delle aree interne.
Due lati di una stessa medaglia che lasciano intravedere come, al di là dei numeri, ci siano delle criticità che andrebbero affrontate, di anno in anno e che purtroppo non possono non imputarsi ad una governance regionale che fatica a partire, complici enti locali assenti o dormienti come i nostri.
La domanda che ci poniamo è questa: dinanzi ai dati appena riportati, positivi, ma non per questo meno impegnativi, che fine ha fatto la creazione di quel collegamento tra i 24 distretti turistici istituiti dal MIBACT già dal 2011? Che fine ha fatto l’istituzione dei Poli Turistici Locali, organismi con funzioni di destination management, previsti dalla Legge Regionale di Organizzazione del Sistema Turistico in Campania n. 18/2014 ed ancora privi di operatività?
Pensare che fuori regione, troviamo esempi virtuosi come la “Destinazione Romagna”, nata nel 2017 nell’ambito della riforma del sistema regionale di promozione turistica con il pieno coinvolgimento dei Comuni e della Regione Emilia Romagna, suscitando l’interesse delle organizzazioni rappresentative dei settori del turismo, del commercio, dell’artigianato e dell’imprenditorialità, e che oggi è definitivamente attiva come distretto capace di offrire, di anno in anno, tutto di una vacanza, sia di giorno che di notte, sia di costa che di montagna, sia di grandi parchi ambientali che di grandi parchi divertimento, sia di grandi eventi storici che di grandi eventi di massa.
Le Destinazioni Turistiche di interesse regionale, che sono organismi strumentali degli Enti locali ai sensi dell’art. 11 ter del D.lgs 23 giugno 2011 n.118, dotati di personalità giuridica e di autonomia amministrativa, organizzativa, finanziaria contabile, costituiti dagli enti locali, a cui possono aderire le Camere di Commercio e qualsiasi altra amministrazione pubblica operante in ambito turistico che rientri tra quelle indicate dall’ISTAT come pubbliche, previste anche nella nostra legge regionale, si collocano nell’ambito di una più ampia strategia regionale che purtroppo, allo stato, in realtà come la nostra, costituiscono uno strumento per rafforzare le sinergie tra le politiche e gli strumenti dell’UE solo sulla carta.
Pensare che obiettivo prioritario di strategie macroregionali come queste è anche quello di puntare ad un uso ottimale dei fondi Strutturali e di Investimento europei – SIE (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale, Fondo Sociale Europeo, Fondo di Coesione, Fondo europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale e il Fondo Europeo per gli affari marittimi e la pesca) ma anche dei fondi COSME, Life, Orizzone 2020, così come i fondi Interreg.
Un campo nel quale siamo davvero limitati se solo tentimao di confrontarci ad altre realtà turistiche come la nostra, e lo siamo, limitati appunto, sia per carenza di progettualità che di sinergie e condivisioni tra i diversi attori che dovrebbero esserne davvero interessati o coinvolti.
Se nella strategia europea si inseriscono i contenuti del Piano strategico per lo sviluppo del turismo adottato dal nostro Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo 2016/2021 per dare parziale risposta all’insufficiente innovazione tecnologica ed organizzativa, alla scarsa reattività alle trasformazioni del mercato, alla diffusa obsolescenza delle competenze dell’ Italia nel comparto turistico e se l’obiettivo generale di questo nostro Piano Strategico nazionale è di accrescere il ruolo del nostro Paese nel mercato turistico globale, aumentandone la competitività, non credete che si tratti di un invito ad attivarsi rivolto anche a noi, alla nostra Ischia, alla nostra Campania? Credo che non sia affatto un caso se tutto passi per un concetto di valorizzazione dei nostri territori e della nostra offerta turistica per la quale si necessita di azioni integrate e territoriali sulla qualità, l’innovatività e la specializzazione attraverso anche, per l’appunto, la creazione di Destinazioni turistiche di interesse regionale, il tutto, al fine di creare condizioni favorevoli per il consolidamento e lo sviluppo di imprese turistiche e di filiera, per contribuire alla nascita di una nuova generazione di imprenditori e per accrescere l’occupazione giovanile anche attraverso la promozione della digitalizzazione e dell’innovazione delle imprese del sistema turistico, la creazione ed il rafforzamento delle reti di imprese e delle filiere legate al turismo, la razionalizzazione e semplificazione dei regimi di aiuto, la programmazione di nuovi investimenti in formazione e capacità delle risorse umane del settore turistico.
Finalmente è giunta l’estate, davvero, nonostante tutto!

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