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Natale in America

Nei miei cinquantadue anni di vita ho trascorso il Natale lontano da casa solo quattro volte, compreso questa. E quest’anno per la prima volta, dopo una breve parentesi nell’Ohio per ricongiungerci ad Alessandro che ormai vive lì dalla fine di luglio, abbiamo avuto modo di vivere quello che sembra il titolo del più classico dei cine-panettoni: NATALE IN AMERICA. Proprio così, ci stiamo sentendo un po’ tutti attori o vip per qualche giorno, nel vivere una vacanza decisamente particolare, inizialmente caratterizzata dal freddo di Columbus, mitigato dal calore di un’accoglienza senza pari da parte della famiglia Kreuzer e di tutta la loro comunità di amici, parenti e conoscenti, per poi tuffarci nel clima “amico” della Florida, nell’abbraccio dei cugini Vincent e Maryam e nel fascino senza età di Miami.

Miami non è di sicuro la città americana che amo di più. Il suo spirito trasgressivo e la sua ineguagliabile movida non sono i fattori che, alla mia età, rendono indimenticabile o quanto meno preferibile una vacanza. Ma una cosa è certa: non appena scendi dall’aereo e, nel giorno della vigilia di Natale, vieni avvolto dalla sua brezza tiepida, non puoi non sentirti il benvenuto in una terra già particolarmente ospitale di per sé, ma che con un clima così confortevole non può che farti sentire al top. Eppure, non è certo questo il periodo più caldo da vivere qui in Florida, ma bastano gli attuali 23/24°C per vedere il litorale di South Beach pieno di bagnanti e surfisti, i locali di Ocean Drive ricolmi di gente proveniente da ogni parte del mondo in camicie super colorate, shorts e infradito e i parcheggi tra la Collins e la Washington che accolgono le tantissime auto, distogliendole dagli inevitabili incolonnamenti di questi giorni. Un’attività, questa –statene certi-, che continuerà imperterrita fino a Capodanno, allorquando tutta Miami Beach sarà letteralmente intenta ai bagordi per l’accoglienza del nuovo anno: musica, balli e no stop drinking all night long, nella speranza che i “danni da sballo” di vario genere riescano ad essere limitati il più possibile. In ogni caso, il 1 gennaio, l’efficienza tipicamente americana farà sì che i “non nottambuli” in controtendenza trovino tutto in ordine per le prime passeggiate del 2019, essendo andati a letto in un orario “umano” e sufficientemente sobrio da svegliarsi prima di pranzo. 😉

A differenza della Christmas Eve (la Vigilia, come la chiamano qui), in cui tutti i locali e i negozi sono ancora pieni, il giorno di Natale è un vero e proprio day off: tutti approfittano per riposare e trascorrere una giornata in casa o, comunque, lontano dalla pazza folla. Sono pochissime le attività che, ad una certa ora, decidono di aprire i battenti, mentre i servizi essenziali, a cominciare dai trasporti pubblici e privati, funzionano senza soluzione di continuità. La Polizia svolge un’attività attenta ma distesa al tempo stesso: non sono presenti pattuglie in ogni dove o posti di blocco, come dalle nostre parti. La presenza delle Forze dell’Ordine è costante e, all’occorrenza, sopraggiunge immediata, ma il loro intervento è prevalentemente on demand: se chiami corrono, se succede qualcosa magicamente arrivano, ma paradossalmente non le senti con il fiato sul collo. Mio cugino Vincent, rispondendo ad una mia domanda, mi confermava –ad esempio- che ci sono un sacco di cubani, a Miami, che guidano senza patente, ma nessuno li ferma fin quando non vengono sorpresi ad infrangere la Legge (eccesso di velocità, mancato rispetto di uno stop o un semaforo etc.): e a quel punto, sono veramente dolori per loro.

Il menu di Natale, da queste parti, non prevede portate di rito, come magari accade a novembre in occasione del Thanksgiving. Infatti, per quanto possa sembrare strano, gli Americani sembrano quasi considerare il Giorno del Ringraziamento più importante dello stesso Natale, che solo per i cattolici assume toni non esclusivamente consumistici come per i non credenti, insieme al crisma di un giorno decisamente importante per il suo significato squisitamente religioso nell’ambito dei propri cari e della comunità. Molte famiglie rispolverano quindi il tanto amato tacchino, accompagnato anche dalla classica salsa di mirtilli e dalle immancabili smashed potatoes (la più classica purea di patate, talvolta arricchita da pezzetti minuscoli di saporito bacon e di formaggio); in tanti preparano anche un gustosissimo agnello al forno (quello di Maryam è una vera delizia), mentre le famiglie di origine italiana, ancorché fortemente naturalizzate qui negli USA, rispettano la tradizione di casa nostra: Michael Cockerell e i suoi, originari di Vastogirardi, in Molise, hanno selezionato nove diversi tipi di pesci e molluschi e, come sempre, hanno impostato il loro “cenone” della Vigilia di Natale “all’italiana”, senza carne at all.

La permanenza in Florida, per le famiglie con bambini o adolescenti, non è affatto priva di attrazioni: va ricordata la presenza dello splendido DisneyWorld a Orlando (circa quattro ore di auto da Miami) e, nella stessa città, degli Universal Studios che, come e più di Los Angeles, offrono numerose attrazioni e giochi, insieme alla ricostruzione di set cinematografici tra i più noti, con tanto di scene live da rivivere con non poca suggestione.

Lo sanno tutti che quando sono da queste parti mi sento completamente a mio agio. E’ così da sempre! Quel che manca –ed è altrettanto noto- ad un ischitano autentico è la più classica delle passeggiate, quella in cui, ad Ischia Ponte, ti fermi ad ammirare il Castello come se, in una vita intera, non lo avessi apprezzato o conosciuto abbastanza, proprio perché non smetterà mai di incantarti. E, ovviamente, il calore della tua famiglia, benché ridotta all’osso rispetto ai tempi d’oro, che provi a sentire vicina sempre e comunque, anche quando ti ritrovi, piacevolmente, dall’altra parte del mondo.

Buon 2019 a tutti, amici Lettori!

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