primopiano

“Morire” in nome della Legge? Fate imbarcare le autoambulanze

Ieri mattina Rosa Iacono è tornata a combattere in difesa dei più deboli. E noi eravamo con lei!

Gaetano Di Meglio | La battaglia di Rosa Iacono, ma che non è solo di Rosa Iacono, ma che dovrebbe essere di tutta l’isola, riguarda solo in parte l’applicazione del decreto 25/2018 sul divieto per i passeggeri di restare nei saloni garage dei traghetti Ro-Ro, ma è un argomento, ben chiaro, della gestione della salute sulle isole minori italiane.
E’ un problema tutto nostro, ma che al momento, porta avanti solo la combattiva Rosa.
Ieri mattina, per l’ennesima volta, le è stato negato l’accesso al ponte garage perché, nell’autoambulanza era presente un paziente, un operatore sanitario e l’autista.
Questa volta, il vettore non era la Medmar, ma si è trattato della Caremar. Una decisione del comando di bordo ma non solo che, se non lo avessimo ancora ben compreso, si fonda su un concetto basilare: rispettare le leggi.

Ieri mattina, come già anticipato, alla partenza Caremar delle 8.20, il comando di bordo ha vietato l’imbarco dell’autoambulanza della Croce Rosa perché impossibilitato ad autorizzare la permanenza dei passeggeri nel garage.
Ma, essendo il vaso colmo, è scoppiata la protesta pubblica della combattiva Rosa Iacono che, mai doma dal potere, ha fatto esporre lo striscione simbolo della lotta alla sanità sull’isola. Il famoso “Siamo gestiti da cavolfiori” che aveva sfilato per le strade di Ischia sorretto dai sindaci e dal vescovo nel maxi corteo del 2018.
Il problema, irrisolto, è legato alla necessità di far applicare le regole sulla navigazione che, se altrove e per altre distanze, non incidono su un servizio così essenziale, come il trasporto dei malati, sulle isole come Ischia, diventa un problema molto serio.
In “nome della legge”, infatti, si lascia a terra il veicolo sanitario con tanto di paziente bisognoso di cure e di assistenza sanitaria specializzata.
Ed è questo assurdo che impone a tutti di fare la sua parte.
Fino ad oggi, oltre a consentire una sistematica violazione della norma, si è lasciata tutta la responsabilità sul comando di bordo, su suoi ufficiali e sulla compagnia marittima. Oggi, con l’intensificamento dei controlli e con una più rigida vigilanza sul rispetto della norma tutto questo non può più essere consentito.
Il famoso decreto 28 stabilisce che “tutte le navi ro-ro da passeggeri: Il comandante o l’ufficiale incaricato devono assicurarsi che durante la navigazione nessun passeggero possa accedere a un ponte ro-ro chiuso, senza l’autorizzazione del comandante o dell’ufficiale incaricato”. E’ questo il punto da superare. Inoltre, questo blocco, è stato ribadito in numerose circolari del Ministero dei Trasporti che recitano: “Al riguardo si ribadisce quanto già disposto in merito al divieto di presenza dei passeggeri a bordo di veicoli. Con: Circolare n. 7 del 13 marzo 1995, “…sia dentro gli autoveicoli che nelle aree di carico non è in alcun modo ammessa la presenza dei passeggeri per tutta la durata del viaggio. Lettera circolare del 7 luglio 1995: “passeggeri non deve essere permesso di accedere alle seguenti aree: ponte di comando, sala macchine, aree di manovra nella zona di prua e di poppa, locali e compartimenti adibiti al carico, locali di servizio, ponti garage quanto la nave è in navigazione”.
Prima di trarre le dovute conclusioni, è quanto mai opportuno contestualizzare un altro aspetto.

L’ALTRO CASO: IL PAZIENTE SENZA AMBULANZA
Sempre ieri mattina, si è verificato un altro episodio che ha visto protagonista un cittadino, una persona con mobilità ridotta.
«Oggi (ieri, ndr) 11 giugno 2019 denuncio un avvenimento inqualificabile. Senza essere a conoscenza della battaglia che si stava svolgendo al porto di Ischia dove non hanno imbarcato un’ambulanza con malato a bordo, ci recavamo al porto di Casamicciola con un taxi che avrebbe dovuto portare me e mio marito a Telese per un ricovero previsto entro le 12.30. All’imbarco abbiamo chiesto se il passeggero che aveva difficoltà poteva restare in macchina. Ci viene detto di fare manovra e che sarebbe arrivata una hostess per accompagnarci. Il taxi con noi dentro si muove per entrare in retromarcia e loro tirano su il portellone. Inutili le mie urla per il terrore di perdere il traghetto e vedere l’ossigeno finire prima del nostro arrivo in Ospedale. Ci hanno lasciati a terra. Io accuso di malafede il comandante e tutti gli ufficiali e marinai che hanno operato in disprezzo del genere umano. Chi mi conosce sa che non mentirei mai, ci hanno detto fare manovra e sono fuggiti come ladri, ingannandoci. Farò regolare denuncia e non mi fermerò fino a quando avrò fiato».
E’ questa la testimonianza di un utente che, sempre per gli effetti del Decreto 28, è rimasto a terra.
Le considerazioni da fare sono diverse. Prendiamo per buona il racconto della nostra amica, anche se altre fonti raccontano di un serrato confronto con il comando prima di optare per l’uso dell’ascensore, ma questo resta un problema secondario.
E’ quanto mai importante, invece, comprendere che il trasporto a bordo di persone con mobilità ridotta sia eseguito con attenzione, con preavviso e con tutte le precauzioni del caso. Ma, senza distrarci troppo dall’argomento, è importante che i nostri primi cittadini si facciano carico di sollecitare il Prefetto o il Comando delle Capitanerie di Porto affinché si possa arrivare ad un dispositivo, anche temporaneo, per consentire il traghettaggio delle autoambulanze in terra ferma.
Una comunità che chiede sicurezza nella navigazione e che pretende di avere servizi adeguati, a questo punto, dovrebbe pretendere una risposta immediata.
La necessità di avere un trasporto malati senza troppi orpelli è necessario sia per consentire una buona prestazione sanitaria per evitare l’aggravio di costi al sistema sanitario nazionale sia ingolfare, invece, i canali dell’emergenza.
Siamo dell’avviso che continuare a chiedere alle forze dell’ordine di girarsi dall’altro lato e non vedere che a bordo c’è un ambulanza con almeno 3 persone (il malato, l’autista e l’operatore sanitario) nel garage sia il più grande errore che potremmo commettere.
La strada per una revisione del Decreto 28 è lunga. Nel frattempo, però, evitiamo di morire “in nome della legge”

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