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“Minerva Uno” e gli studiosi del cnr scrutano i fondali a largo di Ischia

La nave Oceanografica protagonista del Primo esperimento in Italia di sismica a riflessione 3D

La Nave oceanografica Minerva Uno del CNR a lavoro nelle acque che bagnano in versante nord dell’isola. Notte e giorno l’imbarcazione naviga secondo una articolata rete da Forio ad Ischia. La nave oceanografica Minerva UNO ha un’autonomia di 30 giorni e può ospitare un massimo di 29 uomini tra personale scientifico ed equipaggio. La Minerva Uno sta fecondo rilievi sismici per determinare la stratigrafia del tratto battuto. Impegnata nelle principali campagne di studio in ultimo quelle sui Campi Flegrei è stata anche al centro di una curiosa polemica con i pescatori calabresi. Secondo i coriacei pescatori la nave faceva scappare i pesci, creando gravi perdite al relativo mercato.La nuova campagna napoletana che dovrebbe durare 8 giorni, e’ partita il 29 novembre e dovrebbe terminare il 6 dicembre prossimo, Di Fore e Lirer sono i responsabili scientifici dell’interventi denominato COSMEI per conto della IAMC.
Lo ricordiamo proprio il CNR ha scritto ai comuni di Casamicicola, Lacco e Forio per avere informazioni e materiali utili sul territorio, gli eventi che lo hanno caratterizzato e molto altro ancora.
Minerva con il suo equipaggio lo scorso ottobre è stata sopratutto protagonista di uno studio importantissimo ed innovativo. Cosi descritto dagli studiosi ed esperti della Federico II che lo hanno ideato e curato.

Il Primo esperimento in Italia di sismica a riflessione 3D

Il primo esperimento in Italia di sismica a riflessione 3D (tomografia) ad altissima risoluzione è stato portato a termine dal 6 al 12 ottobre 2017 nel settore sommerso della caldera dei Campi Flegrei, poco al largo di Pozzuoli, nel corso della campagna oceanografica TRANSECT_2017 a bordo della N/O MINERVA UNO.
L’esperimento, basato su una metodologia innovativa, è stato ideato da un gruppo di ricercatori afferenti a varie Università ed Enti di ricerca italiani, tra i quali il Professor Luigi Ferranti del Dipartimento di Scienze della Terra, dell’Ambiente e delle Risorse della Federico II, nell’ambito di una collaborazione nata per lo studio della deformazione attiva nelle aree marine e costiere. Le altre istituzioni coinvolte sono il CNR-IAMC di Napoli, che ha organizzato la campagna oceanografica, le Università di Catania e Palermo, e la sezione Roma1 dell’INGV.
Per la realizzazione dell’indagine i ricercatori si sono avvalsi della collaborazione di due società leader nel settore della geofisica marina (Geo Marine Survey Systems B.V, The Netherlands e GeoSurveys, Portugal), che da anni cooperano con gli enti di ricerca patrocinatori. L’esperimento ha permesso di acquisire per la prima volta dati di altissima risoluzione in un settore intensamente antropizzato, caratterizzato da intensa deformazione attiva e pertanto ad alto rischio geologico.
La collaborazione tra i ricercatori trae spunto dall’idea di utilizzare la “memoria geologica”, che l’ambiente marino conserva dei fenomeni tettonici e vulcanici, integrata con le informazioni desunte sulla terra emersa, spesso difficilmente leggibili a causa delle modificazioni naturali e antropiche.
La campagna oceanografica è stata dedicata all’esecuzione di rilievi sismici nel settore di massimo sollevamento della caldera associata all’eruzione del Tufo Giallo Napoletano, avvenuta 15.000 anni fa. Il costante e rapido sollevamento, testimoniato da dati geologici e geoarcheologici, provoca oltre al ben noto bradisismo, oggetto di un costante monitoraggio da parte di svariati enti, una deformazione del fondale marino, sinora poco studiata, e oggetto dell’investigazione dei ricercatori.
Nell’area indagata sono state riscontrate anche rotture di tipo fragile (faglie), dovute ai fenomeni di sollevamento bradisismico, che interessano sia il fondale marino che le rocce del sottofondo. L’entità e la localizzazione dei sollevamenti, così come la formazione delle faglie associate, sono previste dai modelli sull’evoluzione delle caldere vulcaniche. I nuovi dati geofisici acquisiti durante questo esperimento permetteranno di analizzare le deformazioni della caldera flegrea con un dettaglio mai raggiunto sinora.
I risultati di questa ricerca, oltre a fornire informazioni fondamentali su un’area di deformazione attiva molto sensibile al rischio geologico, potranno essere utilizzati dai ricercatori per comprendere i meccanismi di deformazione nei sistemi vulcanici attivi di altre regioni della Terra. Difatti la caldera presente nel Golfo di Pozzuoli è unanimemente riconosciuta dalla comunità scientifica internazionale come uno dei casi di studio migliori al mondo, data l’accessibilità e la gran mole di lavori scientifici già esistenti.
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