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Minchioni ma coerenti

Solo mercoledì scrivevo su Facebook: “In un calcio che avesse ancora un briciolo di etica, uno come #Bonucci dovrebbe essere bandito tanto da Milano rossonera quanto da Torino bianconera.

Il giorno dopo, le immagini dell’arrivo del difensore a Torino: ad attenderlo, uno sparuto gruppo di fotografi e cameramen, pochissimi tifosi tutt’altro che esultanti e l’auto che lo avrebbe portato alle visite mediche. Anche lì, poco dopo, un’atmosfera mesta, pronta a testimoniare che, almeno per il momento, la memoria dei Gobbi è tutt’altro che labile.

 

Tutti, tifosi bianconeri in particolare, ricordiamo benissimo l’esultanza da ex nella partita dello Stadium di marzo contro il Milan, dopo quel gol di testa siglato laddove è stato protagonista per anni dall’altra parte della barricata e che, nella gioia di un momento (per giunta in una partita poi finita male per i rossoneri), lo ha portato a sfidare gli amici di sette lunghi anni con quel dito che cerchia la bocca per invitare quelle stesse facce che lo hanno sostenuto e difeso anche rispetto agli episodi più discutibili, a “sciacquarsela” al suo cospetto
E vale lo stesso per le sue dichiarazioni di luglio 2017 quando, da neo-acquisto in casa Milan, non esito a dichiarare che “c’è voglia di invertire la rotta degli ultimi anni, lo merita la storia di questa squadra, di questa maglia… Sette Coppe dei Campioni non si vincono per caso, vuol dire che qui c’è la mentalità giusta per vincere. Adesso il compito nostro è riportare il Milan dove merita.”

Leonardo Bonucci non ha mai smentito le dichiarazioni del neo-dirigente milanista Leonardo, quando rivelò alla stampa, poco più di una settimana fa, che il difensore “ci ha espresso la volontà di tornare alla Juve. Se si potrà, lo accontenteremo”. Un’operazione sicuramente studiata a tavolino in cui, a mio giudizio, a guadagnarci è stato proprio il Milan, portando a casa un giovane motivatissimo e talentuoso come Caldara (proprio il difensore che mancava alla Juve per rinnovare un reparto arretrato brizzolato, precario e da rifondare) e un attaccante di peso come Higuain, che dopo esser stato messo da parte in occasione dell’arrivo di Cristiano Ronaldo e avere, al tempo stesso, ottenuto l’aumento d’ingaggio che aveva già chiesto alla sua ex squadra, ha ben più di uno stimolo per fare bene in una piazza importante che ha tanta voglia di rivalsa. Proprio come lui.

Ma cosa spinge un calciatore professionista ricco e soddisfatto a calpestare oltre misura la propria dignità, rinnegando i propositi palesati dopo un cambio di casacca tanto discusso appena un anno prima, per poi ritornare sui propri passi in modo altrettanto rocambolesco e misterioso? Anche Giampiero Mughini, patito juventino, proprio non se lo spiega, al pari del suo addio “frettoloso” dello scorso anno, che lo portò ad abbracciare da un giorno all’altro una squadra che credette in lui non solo per l’enorme ingaggio che gli garantì, ma per avergli affidato sin dall’inizio una fascia da capitano che, alla luce di quanto accaduto oggi, fu un investimento sbagliatissimo.

In tanti pensano che questo comportamento degno del migliore dei trasformisti della politica, uno di quelli che tanto nella nostra realtà nazionale tanto in quella ischitana è pronto al salto della quaglia pur di soddisfare logiche diametralmente opposte al bene del Paese e all’onore del mandato popolare ricevuto, sia frutto di un litigio tutt’altro che passeggero tra Bonucci e Capitan Buffon, che avrebbe visto prevalere la volontà del portierone di affermare, alla vigilia del suo ultimo anno juventino, una netta supremazia da spogliatoio su chiunque la mettesse in discussione. Un criterio gerarchico che avrebbe costretto il soccombente a fare le valigie, approdando in una realtà pronta ad accoglierlo con tutti gli onori riservati ai più grandi, salvo voltarle le spalle alla partenza del neo-rivale da Torino verso Parigi per tornarsene a casa novello figliol prodigo.

I tifosi milanisti, ampiamente soddisfatti dello scambio, si sono limitati a riversare sul loro ormai ex #19 la più classica delle shitstorm sui social. Ma quelli bianconeri, a quanto pare, la cosa stentano proprio a digerirla. E io, stavolta, proprio non so dargli torto, in barba allo stesso Mughini quando afferma, da tifoso, che “l’uomo leale perdona”. Io credo ci sia un limite a tutto, specialmente in un mondo del calcio dove l’etica che ho richiamato nel post in premessa, come mi ha ricordato l’amico Ciriaco Rossetti (uomo che ha vissuto il pallone quando la passione ancora veniva anteposta a qualsiasi altra cosa), è un valore ormai impalpabile, se si considera che far guadagnare a un calciatore dieci milioni di euro l’anno dopo averlo pagato anche oltre cento milioni è diventata ordinaria amministrazione.

Saremo anche dei “minchioni”, caro Mughini, ma quelli come me che ancora credono in certi valori, possono permettersi di schifare uno come Bonucci al pari di quei politicanti da strapazzo che solo un elettorato più stupido di loro continua a premiare.

Io, noi, non saremo mai come loro!

 

 

 

 

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