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Lo scherzetto del terzo condono priva “tutti” del contributo

Il decreto Ischia, quello che agita ancora i media nazionali (solo l’altro ieri Filippo Roma de Le Iene continuava a registrare ischitani che gridavano “siamo tutti abusivi) e che fa venir fuori tutta la pochezza del governo che abbiamo in Italia. Un punto di vista, questo, che ho già ampiamente illustrato,
ma dal testo dell’articolo 25 è bene fare una riflessione più ampia e che non
sia solo Cinquestelle, PD, abusivi o non abusivi.

Senza che Ischia potesse contare su un vero e proprio
intervento governativo rispetto alle sue particolari esigenze, oggi abbiamo un
semplice copia e incolla che non garantisce nulla di ciò di cui abbiamo
bisogno. La tanto famosa microzonazione e tutte le altre ricerche che
serviranno a dirci il come e il dove iniziare a dar nuova vita alla porzione di
Ischia “caduta” il 21 agosto 2107 sono estranee da ogni tipo di ragionamento.
Quello che è andato avanti, con sotterfugi, in silenzio, senza un dibattito e
una discussione è stato lo stratagemma per salvare il “terzo condono”.

Si, perché, oggi, senza l’intuizione di Bruno Molinaro che
vivrà fino a quando non ci sarà una pronuncia sulla sua costituzionalità o
meno, le preoccupazioni che abbiamo espresso e quello che è stato recepito dal
“resto mondo” è stato tutto legato all’applicabilità del terzo condono. Lo
stesso Molinaro ha dovuto lavorare sodo per trovare una formula così opportuna.
Ma ne è valsa la pena?

Facciamo una riflessione terra terra. Se non il decreto Ischia
non avesse avuto scritto al suo interno “ Per la definizione delle istanze di
cui al presente articolo, trovano esclusiva applicazione le disposizioni di cui
ai Capi IV e V della legge 28 febbraio 1985, n. 47.” Non sarebbe successo
nessuno scandalo. Eggià, perché era lo stesso testo approvato dal PD per il
Centro Italia. Ma senza questo testo quelli con il “terzo condono” non
avrebbero avuto nessuna chance di poter accedere sia al Condono sia al
contributo. Questo è chiaro anche se nessuno l’ha rivendicato. Ma è inutile
continuare a parlare delle cose non fatte.

Perchè, è sempre il decreto 25 che ci consente di fare
un’altra riflessione. Ed è la parte inserita alla fine della discussione in
commissione prima di approdare in aula. Quella aggiunta al terzo comma che
frega tutti.

“Il contributo comunque non spetta per la parte relativa ad
eventuali aumenti di volume oggetto del condono”. Questo frase, di fatto,
esclude dal contributo tutti i condoni! Eggià, anche il primo e il secondo che,
invece, ne avrebbero beneficiato a pieno titolo come gli “altri” terremotati.

Mi spiego meglio. Se avessimo usato lo stesso testo del
Centro Italia, quelli del Terzo Condono sarebbe stati esclusi, avremmo avuto un
testo che non si prestava ad incostituzionalità e, forse, avremmo avuto meno
attacchi mediatici. Con il testo che, invece, serve a proteggere quelli del
terzo condono, ad oggi, abbiamo incassato attacchi mediatici e l’azzeramento
del contributo per tutti e tre i condoni.

L’esempio è semplicissimo. Tizio ha una casa danneggiata dal
sisma realizzata ad inizio secolo scorso. Attorno al 1980 ha realizzato un
aumento di volume e per questo ha presentato istanza di condono. Oggi, Tizio,
come tutti gli altri, non avrà un centesimo di euro per il suo aumento di
volume. Perché? Perché abbiamo usato la scusa del terremoto per trovare una
scorciatoia al grande problema del terzo condono.

Un vicolo cieco? No, una chiara volontà di non saper
incidere.

Che faremo al Senato? Quale saranno le richieste che l’isola
avanzerà al Senato della Repubblica?

Alla Camera siamo stati zitti. Non abbiamo fiatato. Abbiamo
fatto solo la critica all’opposizione. E’ arrivato il tempo di iniziare a
parlare e di scrivere al governo Conte di dare ascolto ai territori o vogliamo
continuare a fare le belle statuine in questo grande spettacolo delle
incapacità diffuse.

I consiglio comunali degli altri comuni hanno volontà di
dire la loro? Vogliamo iniziare a rivendicare gli stessi diritti di altre
popolazioni o, per non so quale assurdo motivo, oggi dobbiamo fare spallucce ad
una legge che ci tocca da vicino?

Abbiamo capito che il Decreto Ischia non è solo un argomento
che tocca Casamicciola e Lacco Ameno, ma che, invece, tocca tutta l’isola.

In Senato faremo sentire la nostra voce?

Andremo oltre il condono? Abbiamo il coraggio di chiedere ai
comuni di rendere nota il numero reale delle istanze di condono correlate alle
schede Aedes (noi l’abbiamo già fatta!) così da comprendere la dimensione del
fenomeno?

Ora che la votazione alla Camera ci è passata addosso come
un tir carico di “merda”, vogliamo iniziare a chiedere uguaglianza per le
imprese dell’isola che non hanno subito danni dal sisma? Perché, ricordiamolo,
il decreto “che non è solo condono” prevede una totale spaccatura dell’isola in
due: dalla sospensione dei termini per il pagamento dei contributi
previdenziali ed assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria
fino alla sospensione dei termini per la notifica delle cartelle di pagamento!

Vogliamo iniziare a difendere l’isola in quanto tale o
dobbiamo continuare a credere che Casamicciola, Lacco Ameno e Forio siano
un’isola e Barano, Ischia e Serrara Fontana ne siano un’altra?

Qualcuno
svegli i sindaci. Gli ricordi che oltre il condono c’è molto di più!

Ah,
giusto per dircelo, tra qualche giorno, quando il Decreto arriverà in  Senato, la battaglia sul condono sarà uguale.
La “merda” che ci tireranno addosso sarà la stessa. Il teatrino degli abusivi
vivrà il suo secondo atto. E Di Maio perderà ancora punti nei sondaggi.
Facciamo in modo che “perso per perso” riusciamo a recuperare qualche
“codicillo” davvero utile per i nostri territori.

Ischia,
alza la voce. Perché meriti il rispetto che fino ad oggi non hai chiesto e non
ti hanno dato!

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2 Comments

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  • Pienamente d accordo con te. Evidenzio un passaggio tecnico poco evidente ai non addetti ai lavori. Tizio ha inoltrato ai sensi del primo condono in data 1985 istanza di sanatoria. Parliamo di istanza che è rimasta nei cassetti chiusa x 40 anni è della quale l U.T.C. doveva chiedere integrazioni tecniche per poter procedere alla definizione della stessa e valutare l eventuale permesso a costruire in sanatoria oppure rigettare il tutto con conseguente demolizione dell’ opera dichiarata insanabile.
    Orbene mi chiedo il tizio che ha chiesto sanatoria ai sensi della 47/85 oppure 724/94 deve pagare lo scotto di un ente comunale che non ha mai richiesto integrazioni e definite le pratiche negli anni?
    Possiamo riassumere in 2 righe il concetto.
    Oggi il terremotato che ha un immobile con 1 condono non solo non riceverà 1 euro dallo stato inadempiente sulla sua istanza ma neanche potrà ricostruire una casa oggetto di condono in quanto è intesa ancora “abusiva
    È LA FOLLIA DI UNO STATO INCOMPETENTE E COSTITUITO DA 4 POLITICI TOTALMENTE IGNORANTI IN MATERIA

  • Tutto giusto. Ma cosa pensi di noti politici che occupano scanni importanti i cui familiari stretti hanno fabbricati senza alcun condono e senza nessuna necessità ma solo per speculare? Stanno in silenzio ed agiscono. Perché non parlate di questi abusi e mettete sempre avanti gli abusi dei poveri “cristi”? Fingere di non capire che questa povera gente è solo lo strumento per continuare a massacrare il territorio? Fate il vostro mestiere fino in fondo….