Società

Lo sbarco dei Saraceni alla Mandra, un successo senza età

Quella che si è appena conclusa tra la sabbia del lido e la spuma del mare presso la Mandra ad Ischia è una quindicesima edizione del Festival dei Popoli del Mediterraneo tutta da ricordare.
Tre giorni di puro divertimento e di tradizione, tra musiche, balli, rievocazioni storiche, enogastronomia e la festività della Bambenella, molto sentita proprio in quella popolosa area del comune di Ischia.
Una organizzazione quasi perfetta, che ha visto collaborare grandi e piccini, artisti e artigiani, in un crescendo di sorprese e di immancabili novità. Con la regia dell’inossidabile Giovanni “Puparuolo” Conte e la maestria di Antonio Cutaneo, nell’area a ridosso dell’antico carcere a picco sul mare vi è stata una programmazione di eventi molto apprezzata da turisti e residenti.
Ospiti di eccezione i bravissimi componenti del Gruppo Folk di Agerola che, con i loro particolari strumenti, hanno ritmato i primi due giorni di evento, inebriando anche le strade del comune di Ischia, con un corteo, seguitissimo, che da Piazza Antica Reggia ha portato tutti in spiaggia.
Con il Castello a far da custode in lontananza e la veridicità degli abitanti del borgo marinaro della Mandra, la giornata clou è stata rappresentata dalla scorsa domenica, quando la spiaggia della Mandra è stata catapultata indietro nel tempo, all’epoca dei Saraceni.
Con tantissime persone presenti lungo il perimetro della scena, infatti, è stata presentata una corposa rievocazione, con tanto di balli e di scene recitate. I tantissimi bambini in costume tipico ischitano hanno riempito la piazza ricreata sul litorale, gli uomini ricucivano le reti, l’oste serviva in locanda e le donne, tra il bucato da fare e le preghiere alla Bambenella, hanno dato vita ad una scena disseminata in più punti. Un vero e proprio teatro partecipato con tante comparse e attimi da cogliere, una riproposizione della vita di paese prima delle incursioni dei saraceni… incursione che ha colto i presenti di sorpresa quando la musica è cambiata di netto e dal mare, buio e nero come la pece, sono emersi i Saraceni con tanto di scimitarra e pugnali. Una scena caotica, con colluttazioni, fughe, catture e rapimenti culminata con il saluto del capo dei Saraceni dal mare. E mentre sulla sabbia i figuranti simulavano la strage avvenuta, dalle quinte sono arrivati i pescatori, gli uomini che hanno cacciato, a “palate” i saraceni, costringendoli alla ritirata.
Una rievocazione di impatto che trova nella partecipazione dell’intero quartiere tutta la sua forza e la sua bellezza che, di anno in anno, si rinnova.

Foto Franco Trani

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