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L’Italia a due velocità

Ritorno volentieri su questo tema che resta di grandissima attualità. Se analizziamo lo stato dell’arte del nostro Paese, ci rendiamo conto che la situazione dal Risorgimento ad oggi non è cambiata granché.

Continua a sussistere un gap evidente e tangibile tra nord e sud, un divario che ha radici storico-politiche ben precise, con registi ed attori ancor meglio identificati, ma che di questi tempi è ancor più inaccettabile di allora. All’epoca ci hanno saccheggiato in lungo e in largo, pur di stabilire un predominio netto del Regno di Sardegna (e, consequenzialmente, del Lombardo-Veneto) su quello delle Due Sicilie, accampando l’obiettivo della grande Unità d’Italia del 1861; oggi, a distanza di centocinquantasette anni, non si intravedono grandi cambiamenti e, con ogni debita proporzione, anche grazie all’incapacità della gente comune di sottrarsi a questa ormai insostenibile condizione d’inferiorità, permangono le medesime criticità, avallate ulteriormente dalla totale assenza di una volontà politica che, nonostante quel che viene definito da molti il “governo del cambiamento”, priva gli Italiani di buona volontà anche della più flebile speranza di veder migliorare la situazione.

A Torino, a Bergamo, a Reggio Emilia si costruiscono dal nulla impianti sportivi da favola; a Napoli, uno stadio che ospita la squadra di casa ininterrottamente presente in Europa da quasi dieci anni e tra le primissime del campionato di massima serie, vanta l’ultima radicale ristrutturazione nel 1990 in occasione dei Campionati Mondiali e l’ente proprietario costringe la dirigenza a non avviare la campagna abbonamenti, non potendo garantire la perfetta fruibilità dell’impianto in tempo utile all’inizio del campionato. Da Aosta a Firenze, con qualche rara presenza anche nella Capitale, l’orientamento scolastico in ogni ordine e grado è a dir poco eccellente, oppure semplicemente esiste; dalle nostre parti, con tutta probabilità, neppure sanno cosa significhi e il massimo che si riesca ad ottenere è qualche alternanza scuola-lavoro o, laddove al timone ci sono dirigenti scolastici attivi e qualificati, occasionali progetti comunitari la cui concretezza dei contenuti, molto spesso, lascia abbastanza a desiderare, producendo quale miglior effetto il potersi fregiare della solita targa all’ingresso del plesso. Non parliamo, poi, della sanità: conosciamo tutti le enormi differenze gestionali tra il sistema di regioni-modello come la Lombardia (laddove le eccellenze si sprecano in tutte le branche e nondimeno nella conduzione delle strutture sanitarie) e dei fanalini di coda come la Campania, i cui metodi hanno calpestato da sempre e continuano a calpestare, tarpandogli le ali, quella più unica che rara fucina di talenti che da Napoli a Salerno hanno sfornato storicamente il meglio della medicina di tutto il Paese e spesso costringendo il fior fiore dei professionisti ad esprimere lontano dalla propria terra le loro enormi capacità. Non parliamo, poi, dello sviluppo del territorio e di quella solita vincolistica (di cui i miei 4WARD sono pieni da sempre) che ad Ischia come in tutta la Regione hanno impedito non solo di ottenere la corretta definizione di leggi nazionali come il cosiddetto “Condono Ter” al pari delle altre regioni d’Italia, ma soprattutto di programmare uno sviluppo sostenibile che consenta, qui come altrove, di dedicare i giusti spazi alle attività produttive di ogni genere, pianificando correttamente gli interventi abitativi ed industriali sul territorio così come avviene tanto al nord quanto in ogni paese in cui sussistano i livelli minimi di civiltà.

Proprio ieri leggevo, in barba a chi crede che il Governo nazionale in carica abbia vita breve (e non crediate che la cosa mi renda particolarmente felice, se non per il dovuto rispetto al risultato delle urne), il sondaggio riportato da AffariItaliani.it, da cui emerge quanto segue: “La fiducia nel governo guidato da Giuseppe Conte, dopo poco più di due mesi dall’insediamento a Palazzo Chigi, è davvero da record e oscilla tra il 58 e il 60% in netta crescita rispetto al 50-52% registrato al momento della nascita dell’esecutivo targato 5 Stelle-Carroccio. Tra i ministri, il più amato in assoluto è Matteo Salvini. Il ministro dell’Interno batte il capo politico del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio, e vince la medaglia d’oro del consenso grazie soprattutto al modo in cui ha affrontato e sconfitto l’emergenza sbarchi e il problema dell’immigrazione clandestina.” Orbene, il fatto che un esecutivo a trazione leghista riesca, proprio come l’audace leader del Carroccio, a riscuotere grande fiducia anche qui al sud, è la testimonianza di quanto le vere cause del divario che ci divide dal nord siano state smarrite da tempo e che, come ho sempre avuto modo di scrivere, non sono certamente identificabili nell’appartenenza politica di chi ci governa attualmente. Ma soprattutto, col populismo imperante sui temi più facili da affrontare da parte di chi sa ben parlare alla pancia dei cittadini, cercare di capire perché da noi non funziona quasi nulla e da loro invece sì non sembra un problema per il quale invocare una soluzione impellente.

Per quanto ancora saremo disponibili a subire questa Italia a due velocità?

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  • Il motivo per cui il sud ha un “andamento lento” lo vediamo in tutte le estati ischitane…. Tanti auguri