primopiano

L’Eav chiarisce la proposta rifiutata dai lavoratori

Comunicato dell’azienda dopo l’accusa di “collusione” ai sindacati. Un resoconto di quanto fatto dal 2013 ad oggi. All’epoca «fu preparato un Piano Industriale di efficientamento sottoposto a referendum tra tutti i lavoratori, referendum richiesto dalle strutture sindacali Regionali»

Ugo De Rosa | Al nostro ultimo articolo sull’Eav, titolato «La carica dei 100: sfiduciati i sindacalisti», in cui riportavamo i malumori dei dipendenti nei confronti delle organizzazioni sindacali, è stata l’azienda di trasporti a rispondere, con un comunicato a firma del dr. Mario Bianchi, funzionario responsabile di Social Media Communication e Marketing.
«Abbiamo letto – scrive Bianchi -, con attenzione e un misto di preoccupazione, l’articolo comparso sul Vs. giornale sull’aria che tira al deposito aziendale di Ischia.
Più che contro la Società, i lavoratori fanno intendere di essere contro le strutture sindacali territoriali, accusate di collusione con l’azienda.
Non è nostro costume sostituirci ad altri nella difesa, che sarebbe di ufficio e che potrebbe veramente ingenerare il sospetto di “collusione”…, ma, visto che la Società è stata chiamata in causa, è opportuno meglio divulgare il nostro pensiero e il nostro punto di vista.
Eav ha rilevato servizi e lavoratori di una Società fallita e un normale lettore può facilmente immaginare cosa consegue nel mondo del lavoro dopo le vicissitudini di un fallimento.
Nel 2013, fu preparato un Piano Industriale di efficientamento sottoposto a referendum tra tutti i lavoratori, referendum richiesto dalle strutture sindacali Regionali.
Dal 2013 ad oggi, dopo 5 anni:
nessun lavoratore ha perso il posto di lavoro, se non un gruppo di lavoratori avviato ad un processo di pre-pensionamento utilizzando appositi fondi regionali; la perdita di salario c’è stata ma già con due tranche (nel 2015 e nel 2017) sono stati restituiti oltre il 70% dei tagli e, a chiusura del bilancio del 2017, verrà, presumibilmente, restituita l’ultima tranche; gli standard quantitativi dei servizi sull’isola sono migliorati in maniera sensibile e sostanziale dal 2013 al 2017, passando da 2,2 a 3,2 milioni di km/anno. A partire dal 2016, la Società sta pagando regolarmente il TFR (non pagato nel periodo 2012-2016) ai lavoratori in quiescenza; l’estate scorsa, per la prima volta dopo oltre 10 anni, sono stati assunti circa 30 conducenti per i due mesi estivi ad Ischia.
Già prima dell’epoca del fallimento 23 conducenti, nei mesi invernali, venivano trasferiti sulla terraferma, a Sorrento. Dopo gli esodi incentivati, si è creata disomogeneità nel rapporto uomo-turno nei vari impianti: oltre ai conducenti trasferiti a Sorrento (ridotti a 14), si è dovuto ricorrere al trasferimento di 9 unità anche in altri impianti aziendali. Poco valida è la risposta: si stanno facendo servizi aggiuntivi a Ischia (a seguito del terremoto) e il personale deve rimanere sull’isola. La società serve 74 comuni e riteniamo che il trasporto abbia pare dignità, anche servire il comune sperduto è un dovere per noi, oltre che un obbligo contrattuale. La proposta fatta ai lavoratori attraverso i “collusi” rappresentanti sindacali era, a parere aziendale dettato dal buon senso: avremmo rinunciato ai trasferimenti sulla terraferma nel caso si potesse organizzare il lavoro in maniera “elastica” (prevista dal contratto di categoria) con turni più lunghi in estate e più corti in inverno. Ovvero, avremmo rinunciato ai trasferimenti consentendo la riduzione del costo del lavoro in estate, riducendo il numero degli impegni.
Non ne abbiamo fatta una crociata: non ci sono state le condizioni… va bene, resta tutto come prima, senza forzature né violenze. Ora, ci appare strano il comportamento di rivalsa di tutti contro tutti! Senza difese di ufficio, ma a testimonianza di un’altra verità, chiediamo: dov’è l’inganno?».
www.ildispari.it

Tags

Add Comment

Click here to post a comment