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Le ultime inchieste sulla pedopornografia scoperte sull’isola

Un giro d’affari considerevole. In ben due abitazioni trovate centinaia di foto e di filmati sequestrati dalla Polizia postale. Un colpo importante ad un vacanziere beccato in uno dei comuni collinari dell’isola, raggiunto da ordinanza cautelare per essere diventato il tramite di tanti affezionati di immagini forti

Paolo Mosè | Non è la prima e non sarà certamente l’ultima occasione di dover raccontare episodi legati al commercio pedopornografico. In questi anni abbiamo dovuto registrare soprattutto soggetti che navigavano nell’infinita rete del web alla ricerca di siti che mostrassero immagini forti di minori che avevano anche rapporti sessuali con persone adulte. E proprio a quelle indagini a cui abbiamo fatto riferimento nell’altro servizio, le forze di polizia specializzate nell’individuare e chiudere questi siti sono riuscite ad identificare i semplici visitatori, coloro che scaricavano quelle immagini e le archiviavano. Per poi visionarle con tutta calma e, perché no, inviarle ad altri soggetti con lo stesso vizio per ottenere poi in cambio altre immagini inedite. Non è un lavoro semplice, ma estremamente complicato. Chi opera soltanto per immagazzinare queste immagini è comunque perseguito dalla legge, che negli anni passati era meno invasiva di oggi. Con sanzioni che inducevano i vari soggetti scoperti a chiudere nella fase delle indagini preliminari concordando il patteggiamento. Molti di questi che venivano visitati dalle forze dell’ordine cercavano di scrollarsi di dosso le responsabilità, adducendo che il computer non era utilizzato da un singolo soggetto della famiglia, ma da più persone, in modo da non individuare con certezza chi fosse il reale responsabile, o utilizzando un hard disk esterno affinché da una verifica tecnica sull’hard disk del computer non venisse trovata alcuna traccia.

MEGLIO PATTEGGIARE. Per semplificare ciò che accadeva negli anni passati raccontiamo due storie un po’ diverse tra loro. La prima coinvolge un giovane ischitano che nel lontano 2005 venne pizzicato dalla Polizia postale con un numero indefinito di immagini vietate dalla legge al termine di una perquisizione eseguita con un vero e proprio blitz. Al fine di stroncare gli appetiti dei cosiddetti pedofili. In quel caso il giovanotto maggiorenne si era sbizzarrito e dalla visura dell’archivio risultò che quelle immagini erano state più volte trasferite ad altri indirizzi, di soggetti sparsi un po’ ovunque nella Penisola, facenti parte del medesimo giro. Come scrive il giudice per le indagini preliminari che andava ad accogliere il patteggiamento concordato dal suo difensore con il pubblico ministero: «Preliminarmente si rileva che, alla stregua delle emergenze processuali, non può essere pronunciata sentenza di proscioglimento ai sensi dell’art. 129 codice procedura penale, attese, in particolare, le risultanze delle annotazioni di polizia giudiziaria redatte dal comando Compagnia della Guardia di finanza di Cuneo (relative ad una indagine ad ampio raggio), nonché gli esiti della consulenza tecnica disposta dal pubblico ministero, dalla quale è dato evincere che i file immagini rilevati all’interno del computer nella disponibilità dell’imputato, contenevano materiale pornografico e pedo-pornografico che veniva scaricato da internet e diffuso con lo stesso mezzo. Tenuto conto di quanto testé detto, il giudice ritiene corretta la qualificazione giuridica dei fatti, certamente sussumibili nelle fattispecie oggetto della contestazione. Parimenti corretto si ritiene l’accordo in ordine al riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche, in considerazione della complessiva modestia del fatto concreto e della incensuratezza dell’imputato – peraltro infraventenne – nonché il computo della pena effettuato». Rispondendo dell’art. 600 del codice penale, poi successivamente inasprito con il 600 ter e il 600 sexies, questi ultimi contestati al ventunenne arrestato nella giornata di ieri.

ARCHIVIATE 585 FOTO. Qualche anno dopo la stessa Polizia postale faceva irruzione in un’altra abitazione isolana, ove rinveniva diversi cd, floppy disk con immagini proibite di minori e diversi filmati in cui venivano mostrate alcune ragazzine in atteggiamento particolare. Vere e proprie immagini crude e violente. In questo caso specifico l’indagato veniva chiamato a rispondere solo di aver scaricato queste immagini da un sito particolare. Chiudendo la sua storia giudiziaria con il patteggiamento di oltre un anno di reclusione. Con un capo d’imputazione articolato, che descriveva le attività poste in essere dall’allora imputato, il tipo di computer utilizzato e i programmi per scaricare i video, che per la verità non erano affatto pochini: «Perché consapevolmente si procurava o comunque disponeva del seguente materiale pornografico prodotto mediante lo sfruttamento di minori: n. 58 immagini a carattere pedopornografico contenuti nella cartella denominata “c\dischi vecchi\I\Windows\temporary internet files\Content.IE5\” sita sull’hard disk Maxtor del suo personal computer etichettato col nome FV-PC1; n. 1 filmato a carattere pedopornografico contenuto nella cartella denominata “c\dischi vecchi\2\cam” sita sull’hard disk marca Maxtor del suo personal computer etichettato col nome FV-PC1; n.27 immagini a carattere pedopornografico contenute nei floppy disk contrassegnati con le seguenti sigle: fv-fd-01, fv-fd-02, fv-fd-39, fv-fd-59, fv-fd-60, fv-fd-62, fv-fd-67; oltre 500 immagini a carattere pedopornografico contenute nei Cd Rom contrassegnati con le seguenti sigle: fv-cd-02, fv-cd-11, fv-cd-12, fv-cd-27, fv-cd-30, fv-cd-37, fv-cd- 42, fv-cd-44, fv-cd-45, fv-cd-51, fv-cd-63, fv-cd-67, fv-cd-68, fv-cd-69, fv-cd-75, fv-cd-94. Reato accertato in Casamicciola Terme il 20.1.2005». Nel contare ciò che venne sequestrato, emergeva che l’isolano aveva archiviato 585 foto pedopornografiche custodite 58 in una cartella, 27 su floppy disk e il restante su cd rom.

IL VACANZIERE PIZZICATO DALLA FINANZA. Fino ad arrivare a personaggi al di sopra di ogni sospetto che durante le vacanze in un comune dell’isola le fiamme gialle fecero irruzione perché alcune tracce intercettate sulla rete portavano sull’isola d’Ischia, in un’abitazione ben precisa. Con tutta una serie di altre ramificazioni sparse nel Centro e Sud Italia, inducendo l’autorità giudiziaria a ritenere che questo ospite vacanziere fosse in qualche modo un punto d’arrivo per tanti altri amanti della pornografia forte. Rinvenendo e sequestrando ben 140 file che avrebbe ricevuto a sua volta da un amico, anche lui finito questa volta nella rete della giustizia. Il vacanziere nell’occasione si giustificò che quelle foto gli erano state recapitate involontariamente e non era nella sua volontà entrare in un giro così tortuoso e pericoloso. Tant’è vero che quella sua posizione in qualche modo venne chiarita dai giudici del riesame, che ne delimitarono la partecipazione e la responsabilità. E all’epoca gli veniva contestato il reato specifico: «Perché agendo in tempi diversi ed in esecuzione del medesimo disegno criminoso, al di fuori dei commi 1 e 2 del citato articolo, divulgava tramite il proprio PC connesso alla rete internet, facendo uso del software di file sarin Emule appositamente settato per lo scaricamento e la condivisione, nonché condividendoli con 8.570 downloaders almeno 138 files video a contenuto pedopornografico riproducenti scene di sesso esplicito e promiscuo tra adulti, adolescenti e/o bambini in età prepubere, anche in tenera età. Con l’aggravante dell’ingente quantitativo di materiale pedopornografico detenuto e condiviso». Un’ordinanza di custodia cautelare che si poggiava su un’attività investigativa della Guardia di Finanza, che per scoprire il percorso e i trasferimenti dei file fu costretta ad eseguire numerosissime altre perquisizioni e a sequestrare una mole infinita di foto e filmati, il più delle volte ritraenti ragazze minorenni sfruttate da quelle organizzazioni che reperiscono dei bambini nei Paesi più poveri. Un’attività criminale che a quanto pare non ha mai cessato di esistere.

 

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