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Le regole calpestate, le leggi ignorate.

 

4WARD ritorna, con il nuovo anno, nel suo giorno abituale; quel venerdì che, ormai da anni, ci ospita sulle pagine cartacee e on line de IL DISPARI nel toccare una serie di argomenti di attualità, talvolta già affrontati ma che, per forza di cose, possono tornare meritevoli di trattazione in virtù di cronache più recenti.

L’operazione “Narcos” condotta dal Commissariato di P.S. di Ischia diretto dall’ottimo Dirigente Alberto Mannelli è stato l’ultimo atto investigativo di rilievo dell’anno appena terminato. Un’operazione conclusasi con una notte di galera per due ragazzi poi considerati “estranei alla rete di spaccio” e riduzioni della misura a varie forme di “domiciliari”, sempre dopo una sola giornata di detenzione carceraria, per gli altri tre arrestati, su disposizione del G.I.P. di turno.

Mi sono occupato più volte dell’argomento “uso personale e spaccio”, negli anni scorsi, spesso procurandomi gli strali di molti Lettori che, vista la veemenza delle loro reazioni, sono convinto facciano abitualmente uso personale di sostanze stupefacenti o, se preferite chiamarle così, di droghe leggere.

Anche l’operazione “Narcos”, per quanto indubbiamente meritevole di plauso, potrebbe essere, alla lunga, inficiata da una legislazione da terzo mondo che questo Paese si ostina a mantenere in essere così com’è, unitamente alle sue mille contraddizioni. Prima fra tutte, manco a dirlo, proprio il distinguo tra spaccio e detenzione. Il PM De Chiara, come puntualmente riportato dal nostro quotidiano nei giorni scorsi, evidenzia “l’esistenza nell’isola d’Ischia di un traffico di sostanze stupefacenti – in particolare marijuana ed hashish – messo in piedi da Ianuario Mirko, vero protagonista della esaminata vicenda” riconoscendo invece che “Florenzo Ludovica e Pipolo Roberto erano verosimilmente estranei a tale traffico e che l’unico elemento indiziario a loro carico è che acquistavano quantitativi di marijuana superiori al fabbisogno giornaliero di un comune assuntore di tale sostanza; una plausibile ragione di ciò, come concordemente sostenuto da entrambi, potrebbe risiedere nella notizia che lo Ianuario stava per lasciare Ischia per trascorrere un lungo soggiorno in Messico insieme alla sua fidanzata, per cui, in vista di tale sua prolungata assenza, essi si procuravano una scorta personale; conclusione che almeno nel caso della Florenzo sarebbe compatibile con le sue condizioni economiche, considerato che la stessa è percettrice di reddito a ciò adeguato, derivante dalla sua attività lavorativa nella struttura alberghiera del padre. L’imminente partenza dello Ianuario, loro fornitore abituale, veniva del resto confermata dallo stesso interessato ed emerge anche dalle dichiarazioni degli altri indagati, tutti messi al corrente che egli stava per andare via”.

Orbene, premesso che l’onta e l’esperienza del carcere non si augurano neppure al proprio peggior nemico e che, comunque sia, due nostri concittadini sono stati costretti dapprima a viverle e, poco dopo, ad uscirne liberi come se nulla fosse accaduto, pur conservando per sempre il duro fardello di un giorno in galera e, come se non bastasse, le conseguenze di aver vissuto tale sgradevole notorietà in un piccolo centro in cui tutti si conoscono, Vi chiedo di riflettere ancora una volta su quanto segue: com’è possibile che la Legge italiana distingua ancora, sin dal 1990, la detenzione per uso personale e per spaccio di stupefacenti, attribuendo solo all’accusa la facoltà di dimostrare la natura di ciascun caso (come sancito nel 2003-2004 dalla Cassazione), senza però preoccuparsi di verificare in alcun modo la provenienza delle sostanze in possesso dei detentori e fornite loro dagli spacciatori, considerato che in Italia la vendita di stupefacenti è severamente vietata?

Viviamo in un Paese in cui si considerano gli effetti ma, spesso, se ne ignorano le cause. In molte scuole di Ischia, ad esempio, gli studenti fumano liberamente, anche se minorenni; e in alcune scuole, laddove viene inibito –forse giustamente, perché la prudenza non è mai troppa- l’accesso degli studenti ai terrazzini esterni durante le ore di lezione (luoghi abitualmente dedicati al fumo), i gabinetti diventano il rifugio prediletto di fumatori d’ogni età che, in taluni casi, a giudicare dagli “odori”, secondo qualcuno andrebbero oltre il semplice tabacco. Tutto questo, manco a dirlo, in barba a chi, come prevede la Legge, è preposto al rispetto del divieto di fumo in tali ambienti.

Ho verificato personalmente, da genitore, che svariate tabaccherie sulla nostra isola vendono sigarette ai minorenni. Anche in questo caso, mi chiedo a cosa servano le leggi se poi nessuno si preoccupi di farle rispettare da parte di chi, in onore del proprio profitto, le sacrifica impunemente. In passato, anche a costo di rovinare qualche datata amicizia, sono stato forse l’unico ad esporsi contro il fumo nelle discoteche (un fenomeno ancora abbastanza presente che non riesce ad essere contrastato come meriterebbe e non solo per colpa dei gestori dei locali) e la somministrazione di superalcoolici a minori. Per non parlare del Codice della Strada, le cui violazioni cominciano spesso sul primo motorino da quattordicenne non solo per mera superficialità giovanile, ma perché spesso suffragate dai cattivi esempi di genitori automobilisticamente e civilmente ignoranti. E se tanto mi dà tanto, non dobbiamo poi meravigliarci del degenerare di certe piccole devianze, perché in tutte le cose si parte dal basso per poi, perseverando, raggiungere le vette più pericolose.

Regole e leggi, talvolta difficilmente applicabili per la loro stessa discutibile natura, vengono ignorate e calpestate anche in una comunità relativamente piccola come l’isola d’Ischia. E se lo Stato si dimostra assente, nessuna componente del nostro contesto sociale –a cominciare dalle famiglie- è titolata a fare spallucce e “chiamarsi fuori”. O, almeno, così dovrebbe essere.

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