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Le consultazioni e lo spettro-elezioni

Il rischio di nuove elezioni politiche è tutt’altro che remoto, amici! Credo che il Movimento Cinque Stelle resterà fermo sulle sue posizioni oltranziste contro Silvio Berlusconi; e Matteo Salvini, contrariamente alle maldicenze di molti che già lo indicavano pappa e ciccia con Luigi Di Maio, resterà fedele al suo principale alleato, non prima però di aver lavorato da novello pontiere per cercare di smussare gli angoli di ciascuna delle posizioni in lizza. Anche per questo, il leader leghista sta riscuotendo sempre maggiori successi.

Non è facile, con un governo solido e duraturo a portata di mano, rispettare quanto affermato in campagna elettorale, ancorché uno dei co-firmatari di quegli accordi non sia esattamente il più comodo e difendibile dei personaggi politici italiani. Tuttavia, il veto contro l’ex Cavaliere non passa e la gente lo sta apprezzando. Infatti, io dissento in pieno con quanto scritto da Fabio Grasso su ilfattoquotidiano.it, quando afferma a proposito dei niet grillini contro Berlusconi che “la Coca-cola è Berlusconi. I consumatori acquistano la bevanda in base alle loro preferenze personali, dettate più dal gusto e dalla sete del momento, piuttosto che da una analisi sul contenuto della bevanda e dell’azienda. Possono farlo anche per moda o perché piace la lattina con la scritta. Chi se ne frega se è nociva! Questa è una scelta elettorale e libera. Chi compra azioni in borsa, viceversa, non comprerà le azioni della Coca-cola in base al gusto o alla sete ma analizzando i bilanci societari, passivo, attivo, tutta una serie di indicatori economici sullo stato di salute dell’azienda.”. Qui si tratta di lealtà verso un alleato, ma soprattutto verso un patto elettorale sostenuto, solo in quota Forza Italia (o, per meglio dire, in quota Berlusconi), da cinque milioni di elettori. E i numeri, si sa, sono ciò che conta in politica, insieme a quel pizzico di lealtà sempre più rara che, però, non guasta mai.

Tuttavia è indiscutibile che tornare alle urne non convenga a nessuno. Non conviene a noi, cittadini cosiddetti “normali”, costretti ad attendere –se tutto va bene- altri sei mesi prima di rivotare con una nuova, improbabile legge elettorale, per poter sperare nella tanto agognata partenza delle attività di governo da parte di un esecutivo finalmente eletto dal popolo e non nominato nelle segrete stanze dai soliti giochi di palazzo; non conviene al centrodestra e al PD, perché questo tipo di scelta favorirebbe al cento per cento una vittoria schiacciante dei pentastellati alle prossime elezioni, forti di poter sbandierare la necessità di una maggioranza assoluta a loro disposizione per evitare quella frammentazione che ha impedito loro, da primo partito, di andare al Governo del Paese; ma non conviene neppure al sistema-Italia in generale, che di qui a breve dovrà fare i conti, ad esempio, con l’aumento dell’iva dal 22 al 25% e con una inevitabile contrazione di quei consumi che, proprio da poco, sembravano mostrare un segnale di benché minima ripresa.

Un po’ tutti, sulla scia di quanto accaduto in campagna elettorale, continuano a sbandierare il cosiddetto “bene del Paese” quale obiettivo primario delle consultazioni in corso, insieme a un Governo duraturo e ad una serie di provvedimenti indifferibili che confortino l’obiettivo primario. Tuttavia, ancora oggi tutti gli attori sembrano lontanissimi da quelle scelte che realmente riflettano tali buone intenzioni allontanando lo spettro dei meri proclami. Lo stesso Presidente Mattarella, al termine del giro d’incontri, è parso alquanto spaesato, arrampicandosi incolpevolmente con dichiarazioni di prammatica che non hanno convinto nessuno. E al momento, la posizione di netta estraneità del PD da qualsiasi forma di accordo che lo allontani dall’opposizione (per quanto vicina al concetto della gatta che non riesce ad arrivare al lardo e perciò lo disprezza) potrebbe addirittura rivalutare il partito di Renzi in vista di una nuova competizione.

Ma allora, cosa ci dobbiamo aspettare? Io credo che alla fine, gioco forza, si dovrebbe trovare una quadra, ma che in ogni caso sarà estremamente difficile conciliare le diverse posizioni su un programma di governo condiviso da esponenti così eterogenei nel loro approccio alla gestione della cosa pubblica. Al momento appare molto più probabile un possibile accordo tra gli ultras di Napoli, Juventus e Fiorentina per un triplice gemellaggio senza precedenti e apparentemente irrealizzabile, piuttosto che vedere Di Maio seduto allo stesso tavolo di Berlusconi e Salvini che, da hooligan del centrodestra, diventa magicamente catalizzatore di pax politica. Tuttavia, l’arte del possibile ci ha abituato a questo e ben altro.

In questa vicenda, credo che l’unica notizia che potrebbe realmente interessarci molto da vicino è quella di un ischitano pronto a ricoprire (credo per la prima volta nella nostra storia) un ruolo di governo: Presidente di Commissione o Sottosegretario di Stato, Domenico De Siano è proiettato nell’orbita dei candidati che Forza Italia indicherà in caso di partecipazione al prossimo esecutivo. Certo, in caso di coalizione con i grillini, i posti disponibili per ciascun ruolo saranno minori, ma ancora ieri abbiamo visto Domenico su tutte le reti nazionali al seguito di Berlusconi nell’imminenza di raggiungere il Quirinale; e questo, che piaccia o no, deve farci onore, perché se accadesse sul serio, anche Domenico si troverebbe nelle condizioni di misurarsi con una dimensione che non ammette alibi quanto ad attivismo e concretezza. Io personalmente glielo auguro. E lo auguro a Ischia!

 

 

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