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L’assemblea degli avvocati si spacca, niente elezioni. Cellammare tiene duro. Per ora..

Assoforense. Un confronto serrato alla presenza di esponenti dell’avvocatura regionale e nazionale. In sostanza l’avv. Francesco Cellammare ha voluto la conta e molti dei suoi colleghi che operano al Giudice di Pace gli hanno dato il sostegno che chiedeva. E’ necessario per l’assemblea risolvere prima la stabilizzazione della sezione distaccata, l’assegnazione di un cancelliere e il ritorno alla sede storica. Poi si potrà discutere della data delle elezioni. Per alcuni passeranno anni di prorogatio in contrasto con lo Statuto dell’associazione

 

Paolo Mosè | Francesco Cellammare rimane sul trono. E’quello che auspicava sin da qualche settimana. E tutto è stato organizzato in modo esemplare con la presenza nutrita di molti avvocati che lo hanno sostenuto e votato. Alla fine è stato deciso a maggioranza che di nuove elezioni per il momento non se ne parla proprio, nessuna calendarizzazione in un momento così complesso e difficile secondo molti, a causa dei numerosi problemi che assillano la sezione distaccata di Ischia. Per la verità non ci sono stati mai momenti “felici e tranquilli”, che tutto funzionasse al meglio. Si è andati avanti sempre in emergenza per un motivo o per un altro: mancanza di personale di cancelleria, soppressione della sede giudiziaria che iniziò anche con la ex pretura fino ai giorni nostri, la sede scalcinata che era un tempo ed oggi si attende di riconquistarla con l’occupazione, eccetera, eccetera.

Questo si voleva e questo si è ottenuto. Si va in una gestione in prorogatio fino a quando, come ha sostenuto l’avvocato pensante e manovriero, non si stabilizzerà la sede, che rischia di chiudere entro il 31.12.2018, con il rafforzamento di cancellieri al Giudice di Pace e il ritorno alla sede storica. Tre obiettivi ritenuti inderogabili e solo dopo aver superato questi ostacoli si potrà parlare, eventualmente, di elezioni, della scelta di un nuovo presidente e di un nuovo direttivo. Per il momento la maggioranza degli avvocati (se è vero, come è vero, che coloro che hanno superato gli esami sono all’incirca 300 e quelli che erano presenti all’assemblea ed hanno votato all’incirca 30) dovranno pazientare. Più in là, con tutta calma, si potranno indire le elezioni, non tenendo conto che il mandato scade ogni due anni e lo statuto approvato impone il rinnovo con la espressione più democraticamente immaginabile, che è il voto.

Diversa è stata invece la posizione degli unici tre avvocati che si sono opposti a questa scelta, che non hanno messo in discussione l’attuale governo dell’avvocatura, ma soltanto chiedendo la posticipazione della discussione di questo punto dell’ordine del giorno che sostanzialmente altro non era che una nuova fiducia al presidente Cellammare e al direttivo. Chiedendo di convocare un’assemblea apposita tra la fine di gennaio e gli inizi di febbraio. Per la maggioranza degli “eletti” questa proposta non era affatto utile, giustificata, perché bisognava andare oltre e ad un periodo indeterminato. Chi ha parlato di dicembre 2018 già pensa oggi che nulla accadrà in quel periodo e le elezioni slitteranno molto probabilmente nel 2019, se non alla fine di quell’anno. E per l’avv. Antonio Iacono la democrazia si misura con il confronto, con la richiesta di consensi che deve avvenire liberamente e non perché è necessaria una scelta opportunistica e di momenti. E’ nella sostanza anche quanto ha sottolineato l’avv. Gino Di Meglio, che ha ricordato che la credibilità e il rispetto di un organismo si valuta e si pesa nei momenti del confronto democratico.

 

LE SCUSE DI CELLAMMARE

A mettere l’acqua sul fuoco, come si suol dire, è stato lo stesso avv. Cellammare, che nella relazione introduttiva ha toccato proprio questo nervo scoperto, scusandosi con i suoi colleghi per essersi dimenticato che il suo mandato era scaduto. Una premessa per dire sostanzialmente che la dimenticanza era legata ad una serie di problemi che lui stesso stava affrontando con la solita abnegazione e determinazione per reperire sul “mercato” un cancelliere per il Giudice di Pace, tanto sognato ed auspicato in queste settimane. E aggiungendo subito dopo che in questo momento critico è indispensabile lavorare in difesa della geografia giudiziaria che rischia di scomparire dal territorio. E lanciando l’allarme, la richiesta di aiuto, dicendo sostanzialmente che questi sono i problemi reali e pressanti su cui bisogna confrontarsi, e non certamente «mandare a casa il presidente e il direttivo dell’Associazione Forense. Vorrei continuare a svolgere il lavoro da tempo iniziato e raggiungere quegli obiettivi prefissati perché nella mia vita non ho mai lasciato nulla in sospeso».

A queste parole è arrivata la replica dell’avv. Gino Di Meglio che ha presieduto l’assemblea, ringraziando Cellammare per il lavoro svolto fin qui per aver condotto delle vere e proprie battaglie in prima linea in difesa della struttura giudiziaria e tralasciando anche in alcuni momenti la famiglia. Per incalzare subito dopo: «La sensibilità e il rispetto delle istituzioni si misura dalla credibilità che queste mostrano ed in particolare nel rispetto della indizione delle elezioni come prescrive il nostro statuto».

 

A GENNAIO PRONTA LA SEDE STORICA

La tensione è stata smorzata dall’intervento del sindaco d’Ischia Vincenzo Ferrandino, che si è detto fiducioso di consegnare entro la fine di gennaio prossimo la struttura storica della ex pretura. Di aver ricevuto dal direttore dei lavori garanzie in tal senso. Senza dimenticare che questi lavori hanno avuto una serie di interruzioni legate ad una burocrazia e ad una capacità strutturale delle nostre istituzioni a rispettare gli impegni e i tempi. Ci sono voluti anni prima che qualcosa si muovesse.

L’ex presidente dell’Ordine degli avvocati di Napoli, Armando Rossi, detronizzato anche dai suoi stessi consiglieri che erano nella sua lista, ha dato garanzia dell’impegno per far sì che il Giudice di Pace ottenga ciò che gli spetta di diritto. Rinfrescando la memoria però ai suoi stessi colleghi, ai quali ha ricordato che «siamo di fronte ad una strategia di governo che tende ad eliminare le piccole strutture giudiziarie presenti sul territorio concentrando e demandando tutte le funzioni ai tribunali distrettuali». E il ricordo torna al passato, quando riafferma (per averlo fatto in precedenti assemblee) che «in più occasioni ci siamo recati dai presidenti del tribunale e della Corte di Appello per rafforzare il personale di cancelleria e ottenendo la rotazione di quel personale proveniente da Napoli. Il nostro impegno oggi è quello di risolvere il nodo del Giudice di Pace».

 

DELIBERA PER LA STABILIZZAZIONE

L’altra rassicurazione è giunta dall’ex leader storico dell’avvocatura partenopea, Francesco Caia, il quale come componente del Consiglio nazionale si è impegnato a preparare una serie di pacchetti di richieste per le isole minori. Al fine di escludere la soppressione della sezione di Ischia prevista per la fine del 2018. Si è parlato di una delibera per chiedere la stabilizzazione della sezione e l’impegno del ministro competente a risolvere questo nodo annoso. Proposta giunta dall’avv. Gino Di Meglio. Come è stata ritenuta altrettanto interessante la proposta, in subordine, di stabilire una delocalizzazione del tribunale di Napoli ad Ischia per mantenere l’ufficio giudiziario. La proposta del Di Meglio è stata votata all’unanimità. E lo stesso Gino Di Meglio ha proposto ancora che la questione del rinnovo dell’esecutivo dell’associazione venisse trattata verso la fine di gennaio e solo dopo il ritorno nella disponibilità della sede storica. Una scelta, come si vedrà, che non ha ottenuto molti consensi, ad iniziare dall’avv. Antonio Trani che ha elencato il lavoro svolto dal collega Cellammare, che «si è adoperato con assoluta dedizione per risolvere annosi problemi». Sottolineando che questo non è il momento opportuno di andare al rinnovo delle cariche, richiamando ciò che era accaduto con la presidenza Buono, che è stata rinnovata per molti anni. Sulla stessa lunghezza d’onda l’avv. Vito Iacono, che non ha mancato di porre in luce il grave problema del cancelliere al Giudice di Pace. Così come il collega Pasquale Pacifico che ha detto sostanzialmente, prima pensiamo a risolvere i problemi e poi ci occupiamo del trono di presidente.

Per niente d’accordo l’avv. Antonio Iacono ponendo in evidenza che non bisogna mai abbandonare il confronto e che le elezioni sono un aspetto di democrazia e che queste debbono essere svolte anche nei momenti difficili, proprio per dare legittimità all’organismo che governa l’associazione. E dicendo senza tanti giri di parole: «Se non si può votare, allora esco definitivamente dall’associazione».

Una posizione che non ha smosso l’assemblea. Mostrando un gruppo di avvocati arroccati su ciò che era stato prefissato già da diversi giorni. Con interventi di avvocati per la maggior parte operanti nell’ambito del Giudice di Pace e che in altre occasioni poche volte hanno preso la parola o hanno presenziato ai lavori.

 

PUNTI NON DISCUSSI

Per l’avv. Alberto Morelli il problema immediato delle elezioni non si addice a ciò che è accaduto nel passato, essendo stato lui stesso in prorogatio, lavorando nel direttivo per circa quindici anni, mentre oggi è indispensabile dare risposte concrete alla categoria impegnandosi per ottenere l’assegnazione di un cancelliere, che è indispensabile per la pubblicazione delle sentenze e qualsiasi altra attività che compete solo a questa figura.

Il leader storico dell’avvocatura ischitana, Gianpaolo Buono, ha garantito che le elezioni si debbono fare e come, ma in questa fase così delicata perdere una settimana significa tralasciare tutti quei problemi che hanno bisogno di essere affrontati e risolti quotidianamente. Dicendo nella sostanza che oggi è inderogabile raggiungere obiettivi vitali: la stabilizzazione della struttura giudiziaria ad Ischia, dare funzionalità piena all’ufficio del Giudice di Pace e ritornare alla sede storica. Poi è possibile andare alle votazioni. Ma quanto tempo passerà prima che questi tre problemi vengano a soluzione? Questo è il vero problema.

Anche il vice sindaco di Forio, l’avv. Gianni Matarese, si è detto contrario ad un confronto democratico in questa fase, perché le elezioni potrebbero congelare i problemi, dato che qualche promessa è giunta dal ministro De Vincenti. E’ come dire: non andiamo alle elezioni a Forio la primavera prossima, perché nel paese ci sono tanti problemi che creano la paralisi economica, sociale e culturale di una comunità.

La richiesta di unità della categoria è stata invocata dall’avv. Tony Pantalone, ma alla fine la resa dei conti c’è stata e come. E’ passata a stragrande maggioranza la scelta di rimandare le elezioni a data da destinarsi. Con tre voti contrari. E come un miraggio, dopo questa votazione l’assemblea si è sciolta anche se c’erano altri punti dell’ordine del giorno da discutere. Perché?

 

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