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L’accusa di Alberto Barbieri: «I Vopos dell’avvocatura, che comprimono la democrazia e il confronto»

La dura reprimenda dell’avv. Barbieri dopo l’assemblea di venerdì scorso. Ci sarebbero state delle pressioni affinché non partecipasse nessuno all’incontro voluto dal gruppo “La Nuova Curia”. Una reprimenda anche a chi intenzionalmente ha strappato le locandine all’interno del palazzo di giustizia, «posto in essere da scherani dell’Asso, i quali in applicazione di un sistema stalinistico, impedivano il libero esercizio della libertà…»

Paolo Mosè | Tra gli avvocati dell’isola d’Ischia non ci sarebbe democrazia, un confronto chiaro e leale, per confrontarsi su come deve essere statuito il rapporto tra la classe forense e le altre parti in causa del pianeta giustizia. Su come si debbono affrontare i problemi che assillano la sezione distaccata. Temi che l’avv. Alberto Barbieri aveva posto sul tappeto nel voler indire questa assemblea degli avvocati sperando in una partecipazione la più larga possibile, in modo che tutti si rendessero conto che solo dialogando si possono raggiungere determinati obiettivi. Che non vi può essere una linea monolitica stabilita da pochi “eletti” che intenderebbero impedire il dialogo democratico. Tutto questo non è accaduto e secondo l’avv. Barbieri nel nostro confronto, per volontà di alcuni grandi elettori che controllano la maggioranza dei colleghi e ciò si manifesta anche al momento delle votazioni per il rinnovo dell’Assoforense, che è ormai in prorogatio da oltre due anni. Chi ha boicottato, ha ritenuto che questa iniziativa potesse destabilizzare, creare un nuovo filone risucchiando così una massa di avvocati che potesse chiedere qualcosa di diverso ed in contrasto con chi sceglie il presidente e i componenti del direttivo.

All’assemblea voluta dall’avv. Alberto Barbieri sono stati presenti una decina di avvocati, compreso il consigliere del direttivo dell’Assoforense Elena Fortuna che si è dimessa ed ha ribadito che sono irrevocabili. Un fuggi fuggi generale che secondo alcuni sarebbe stato dettato da una iniziativa persuasiva di coloro che detengono il pacchetto dei voti per rimettere nuovamente nell’angolo il Barbieri e quei pochi altri che lo hanno sostenuto in un confronto ove hanno partecipato anche gli avvocati Gino Di Meglio, Nicola Nicolella, Nello Palumba e diversi praticanti avvocati. I “grandi”, invece, erano in tutt’altro indaffarati a snobbare l’assemblea. Altri ancora impegnati in processi nell’aula penale o in sede civile, o al tribunale di Napoli. Tutti costoro ovviamente sono giustificati per impegni professionali. Altri invece hanno preferito abbandonare in tutta fretta la sezione distaccata dopo aver “spicciato” i propri impegni. Un quadro desolante che ha provocato ulteriore rammarico dell’avv. Alberto Barbieri, venuto a conoscenza tra l’altro che le locandine che erano state apposte nell’ufficio giudiziario erano state in fretta e furia rimosse. Da chi? E su questo l’avvocato si sofferma in questa chiacchierata e dà delle stilettate abbastanza toste. Partendo da una situazione che ricorda vecchi Paesi oltre la cortina di ferro, ove la democrazia era un optional e tutto veniva omologato da chi deteneva il potere. E la libertà era qualcosa di irraggiungibile: «Pensavamo che il regime Vopos con la caduta del muro di Berlino fosse definitivamente tramontato ma ci siamo avveduti che il senso della democrazia viene ancora una volta frustrato e malmenato, cosa più grave da persone a cui nell’immaginario collettivo viene attribuita una funzione di scienza, coscienza ed equilibrio ossia da coloro che esercitano la professione forense.

Venerdì in modo quasi spontaneo, in quanto nasceva da un’idea dello scrivente, era stata convocata una riunione – assemblea con un preciso ordine del giorno riguardando un organigramma associativo degli avvocati, le serie problematiche di cui soffre la Giustizia sull’Isola d’Ischia nella sua totalità, ivi compreso i Giudici, le applicazioni, gli impiegati e i funzionari della struttura».

COERCIZIONE DELLA LIBERTA’

Ricordando ancora che c’era stata una intensa attività di pubblicizzazione di questa assemblea e di cosa si sarebbe dovuto discutere, a dimostrazione che tutti ne erano venuti a conoscenza: «Tale convocazione, segnalata ai colleghi per le vie social era stata pubblicizzata attraverso l’affissione nei locali del Tribunale di svariate locandine annuncianti la convocazione nonché le argomentazioni da trattare e ciò da una settimana».

Lanciando un primo fendente all’indirizzo di chi mal gradiva questa convocazione che avveniva al di fuori degli schemi e degli interessi dell’associazione, a cui non tutti gli avvocati, però, sono iscritti: «Nella mattinata di venerdì inusitatamente si costatava che, tutte le locandine, al di fuori di una sola posta in un angolo del corridoio, erano state tolte dal muro, impedendo così una pubblica notificazione dell’evento.

Tale fatto simbolico è esecrabile, in quanto certissimamente, posto in essere da scherani dell’Asso, i quali in applicazione del sistema stalinistico, impedivano il libero esercizio della libertà di riunione e quindi di comunicazione. Nessuno si offenda! Perchè basti solamente domandarsi cui prodest tale attività per avere la più logica delle risposte.

Ma ciò che più mi duole, è che tale sistema prospetta due facce e cioè quella di un infantilismo acuto ma sopratutto quella della coercizione della libertà non solo degli esercenti la professione ma di ogni cittadino».

LA RICHIESTA DI UN PASSO INDIETRO

Nella settimana c’era stata un’iniziativa di un avvocato che chiedeva pubblicamente al collega Barbieri di fare un passo indietro per evitare ogni possibile spaccatura della classe forense ed è arrivata puntualmente la risposta, che è altrettanto precisa e che tende a scoperchiare una prassi su come vengono stabilite alcune direttive che poi vengono prese senza un dibattito approfondito: «Fatta questa preliminare premessa, necessita immediatamente replicare attraverso questo mezzo di stampa, ad un articolo apparso su il Golfo (giornale del suocero del Mazzella) a firma del collega Vito Mazzella, il quale ultimamente ci ha invitato a fare un passo indietro per evitare una spaccatura, a suo dire nella classe forense.

Ricordo al collega Mazzella che un’eventuale spaccatura di facciata sarebbe solamente la presa di atto di una totale insofferenza della classe forense isolana che ormai si manifesta ai croce via e nei salotti dei bar con grande sofferenze dell’immagine dell’avvocatura».

L’iniziativa comunque del Barbieri ha prodotto le dimissioni del presidente Cellammare e di tutti i membri del direttivo dell’Assoforense ed è stata indetta per il 29 aprile un’assemblea con proprio all’ordine del giorno questa decisione “clamorosa”. Per qualcuno altro non è che una manifestazione di facciata e che serve ad ottenere dalla stessa assemblea (questa volta sì presenti tutti i grandi elettori, senza alcuna eccezione) un voto che sia di conferma, di respingimento in toto con la volontà a proseguire nel cammino fin qui intrapreso. Insomma una votazione di fiducia nel presidente e nel direttivo, fino a che la sezione di Ischia non ottenga la stabilizzazione con voto parlamentare. A questo l’avv. Barbieri fa espressamente riferimento e rimarca che il suo attivismo comunque ha prodotto qualcosa di positivo: «L’iniziativa intrapresa, però, ha ottenuto un parziale successo e cioè che i componenti del Consiglio di Amministrazione dell’Asso in uno al suo presidente hanno annunciato le loro dimissioni dalle rispettive cariche su mio espresso invito del 13.3.2019, talché, comporta non tanto una nuova dirigenza, nella quale non intendo partecipare, ma finalmente ha dato voce ai malumori, ai malesseri che non solo erano serpeggiati ma affioravano con grande clamore in superficie. Nell’indicata data del 29 aprile, vorremmo constatare se questi colleghi, ossia, Cellammare, De Maio, Puca, Morelli e Fortuna, hanno seriamente la volontà di fare un passo indietro mettendo a disposizione di tutti le proprie cariche oppure è una fiction come avviene sovente per i consigli comunali».

L’ASSEMBLEA DEL 29 APRILE

Una mossa per rimanere in sella, dunque, anche se gli avvocati Elena Fortuna e Domenico Puca hanno già riaffermato che le loro dimissioni sono irrevocabili anche dinanzi alla ennesima fiducia della prossima assemblea del 29 aprile. Se queste sono le strategie, lo stesso avv. Barbieri non si scoraggia più di tanto e preannuncia che comunque resterà battagliero e farà valere le sue ragioni anche in quella sede, dichiarandosi d’accordo con l’avv. Gino Di Meglio che bisogna confrontarsi e mantenere duro sul cambiamento: «In tale ipotesi, il sottoscritto, sarà veementemente attrezzato per contrastare meschine ipotesi di sovvertimento della democrazia. Chi sarà interessato alle sopradette operazioni sappia fin d’ora che non saranno tollerate furbizie a meno che non si voglia, in modo serio, creare la definitiva spaccatura della classe con la nascita di una nuova associazione e questa volta sotto l’insegna della Nuova Curia, la cui presidenza e dirigenza sarà affidata in modo democratico a chiunque vorrà spendersi per la classe forense ischitana».

Ricordando che dalla chat la “Nuova Curia” ogni sera lancia i suoi pensierini e continuerà a farlo imperterrito, riallacciandosi all’assemblea voluta dall’Assoforense, che al secondo punto riporta «varie ed eventuali», in cui si “nasconderebbe la volontà di cambiare lo Statuto per consentire la rielezione del presidente e anche degli stessi consiglieri con un ampliamento sostanzioso: «Ultima considerazione, prima di chiudere queste mie riflessioni che affettuosamente rivolgo ai miei lettori che sono sempre i soliti quattro gatti e con questo ricordo i miei pensierini della sera, soddisfatto di averli fatti perché comunque avranno lasciato un segno nei miei ascoltatori, tengo a osservare che le cosiddette menti pensanti tra di noi hanno non so se volutamente o perchè disinformati snobbare la riunione che si teneva ma voglio pensare che il tutto si sia verificato sul presupposto di una più ampia partecipazione per la convocazione al giorno 29.04.19».

Chiudendo il suo ragionamento su quel confronto che si è avuto venerdì scorso in quest’assemblea per nulla affollata. Richiamando una frase di uno dei presenti, che ha rimarcato che è giunto il momento di un po’ d’aria nuova, di cambiare qualcosa per l’aria stagnante che si è ormai impadronita di un’avvocatura che non intende modificare lo status quo: «Nella breve riunione tenuta, mi ha impressionato una frase ripetutamente pronunciata da un collega: “Aprite le finestre e fate passare aria”, volendo giustamente riferirsi a un ricambio di giudicanti che da troppi anni reggono la carica sull’Isola d’Ischia in perfetto contrasto con quanto le leggi e i regolamenti stabiliscono. Tale osservazione si rileva giustissima, in quanto con il necessario ricambio si vanificherebbero tutte le maldicenze vere o supposte sull’operato dei giudicanti.

Si accettano repliche e polemiche sulle quali siamo pronti a controdedurre e contrastare per amore di una verità e di una dignità professionale che lentamente sta diventando evanescente».

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