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La politica locale: un hobby costoso.

A distanza di due giorni ho scoperto, parlando con più di una persona, che nell’immaginario collettivo il Sindaco d’Ischia guadagnerebbe 5/6000 euro al mese. Devo dire, a onor del vero, che non è così! Questo è uno dei classici luoghi comuni, tipici del qualunquismo che ad Ischia, come in tutti i piccoli centri, regna sovrano. La diaria del primo cittadino di un Comune come il nostro non raggiunge i 3000 euro al mese; quella di un Assessore sfiora i 1300 e quella del Vicesindaco mi pare superi di poco i 1500/1600. Non parliamo, poi, di un Consigliere comunale, il quale percepisce solo un gettone di circa 15 euro lordi a seduta. E nei Comuni al di sotto dei 15.000 abitanti (qui sull’Isola tutti, tranne Ischia e Forio), questi importi sono di gran lunga inferiori.

Con tutta probabilità la gente, sempre pronta a puntare il dito contro il politico di turno, secondo il solito concetto che “la politica è sporca” e chi la pratica, indistintamente, “è ‘nu mariuolo”, in questo periodo si lascia anche condizionare dalla crisi amministrativa che ha portato alle dimissioni di Enzo Ferrandino, immaginando che i disperati tentativi di coinvolgere a tutti i costi forze nuove in grado di lasciarlo in sella siano dovuti alla ferma volontà di non rinunciare al lauto stipendio da amministratore pubblico, oltre al sempre gradito “cerasiello”.

Sono l’ultima persona tenuta a difendere questo Sindaco, che avrà tutti i difetti del mondo, ma di certo non ha bisogno della politica per campare. Sono stato Assessore di questo Comune per ben quattro anni e per altri cinque semplice Consigliere di minoranza; e posso assicurarVi che, senza secondi fini, svolgere tali ruoli con il giusto impegno, la dedizione e la competenza necessaria rende tali compensi assolutamente insufficienti, al punto da considerare con grande obiettività che la politica sia diventata da tempo un hobby costoso e, di conseguenza, non alla portata di tutti.

Proprio così! Un hobby costoso, un’attività che, se non sei “mariuolo” veramente, può essere praticata soltanto da persone benestanti o comunque titolari di altri redditi o rendite, pronte a trascurare la propria attività lavorativa e/o professionale per dedicarsi al Paese. Una riflessione che fa il paio con la disamina di molti componenti dei vari quadri politici, storicamente privi di lavoro o impresa, ma pur sempre presenti e dediti alla politica anche da semplici consiglieri comunali. E nonostante la trasparenza che ormai da anni impone la presentazione delle dichiarazioni reddituali da parte di eletti e nominati, molto spesso sarebbe d’obbligo, verso tanti di loro, la fatidica domanda: “Ma tu, comm camp?

Discutendo con molti miei amici, tra i quali ricordo Andrea D’Ambra, patron della celeberrima, omonima casa vinicola ischitana, siamo addivenuti alla conclusione che ricoprire un ruolo politico dovrebbe comportare una retribuzione proporzionale sia alle responsabilità da assumersi (che in molti casi sono enormi) sia all’importanza dell’incarico ricoperto, prevedendo requisiti specifici e opportunamente documentati quanto a competenza e professionalità. Un modo efficace e inconfutabile, questo, di selezionare adeguatamente una classe dirigente ed allontanare il più possibile lo spettro della “mariulizia”, che per quanto rappresenti un valore pronto a venir fuori dal DNA di chi mai ci si aspetterebbe, sarebbe forse più immune dal rischio della fatidica occasione che fa l’uomo ladro, attraverso un corrispettivo che ripaghi adeguatamente chi ricopre a giusto e pieno titolo un ruolo del genere.

La riqualificazione di chi decide le sorti dei nostri piccoli Comuni (gli stipendi per località come Pozzuoli, Castellammare di Stabia e altre simili sono già decisamente più lauti) passa quindi, a mio giudizio, anche per una vera e propria “professionalizzazione” della politica; un concetto che anni fa spaventava e lasciava presagire una corsa ancor più spasmodica ad accaparrarsi la fatidica elezione o la tanto agognata nomina per chissà quali secondi fini, ma che oggi, probabilmente, va considerata sotto un’ottica completamente diversa. Il legittimo auspicio di avere alla guida del proprio Comune persone capaci e –magari- oneste passa sì per un monitoraggio attento dei compiti e dei poteri conferiti e del modo in cui vengono esercitati, ma di certo anche per una retribuzione che consenta l’accesso alla pubblica amministrazione di elementi realmente dotati di tali caratteristiche, non solo di un consenso che li ponga in corsia preferenziale nonostante un conclamato dilettantismo che, alla fine, gravi a discapito dell’interesse di tutti.

Anche per i dirigenti e i funzionari, a mio giudizio, vale lo stesso criterio. Essendo loro ormai da tempo (e non più gli eletti), attraverso una forte assunzione di responsabilità, a “mettere la firma” per produrre gli atti amministrativi utili a concretizzare l’indirizzo politico dell’Ente, bisognerebbe senza dubbio adottare una selezione molto più accurata dalle cosiddette short list che oggi, invece, rappresentano molto spesso il più classico dei ricettacoli clientelari cui attingere. E un attimo dopo, lavorare per una retribuzione che li ponga al di sopra di ogni sospetto nell’esercizio di un ruolo che, a giusta ragione, sia esercitato con la stessa oculatezza del buon padre di famiglia, premiando così in reciprocità la loro indiscutibile professionalità e competenza al servizio del Paese.

Svecchiare, migliorandolo, un arcaico sistema-Paese passa anche per questo genere di provvedimenti. Chissà se Conte & C. ne approfitteranno…

 

 

4 Comments

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  • Io non so in quali sfere finanziarie si muove lei ma per 1300 vengo di volata e lavoro quanto volete. Ci sono famiglie che anche con meno cercano di vivere dignitosamente. Non si tratta di chiamare i politici ladri ma di vedere le giuste proporzioni. Non è che vanno a fare i muratori o zappatori.

  • Voglio ben sperare che il tuo auspicio si realizzi. La PA è allo sfascio completo e ad ogni nuovo Ministro della Funzione Pubblica non corrispondono nuove politiche per il rinnovamento vero della P.A. Si continua a ripercorrere vecchi e sterili percorsi. Da Bassanini in poi, Brunetta, Madia non sono mai riusciti a dare una vera svolta all’efficienza e all’efficacia. Anche il nuovo ministro Bongiorno non parte con il piede giusto se inizia con le impronte digitali per la marcatura della presenza. Ma possibile che nessuna faccia riferimento alla conoscenza scientifica? La psicologia del lavoro e la sociologia del lavoro negli anni hanno dato un grosso contributo alla organizzazione del lavoro. Ma probabilmente è più importante l’ingerenza politica che il benessere organizzativo.

  • Concordo con te
    La politica per le persone oneste é costosa.
    Non solo in termini di tempo ma di grandi e piccole delusioni.
    Tanta invidia che fa avanzare solo i mediocri pronti ad inganni e tradimenti.
    Il lavoro del Sindaco é impari certo non “zappa”me é davvero questo il metro di misura?
    La fatica connessa alle responsabilitá non é paragonabile alla forza manuale a cui va il mio rispetto.
    Delibere ,determine,gare ,concorsi….dietro queste scelte spesso difficili , con il timore di sbagliare e avere addosso indagini e problemi.
    Ed é per questo,caro Davide , che in politica restano solo quelli che non hanno nulla da perdere.
    Ma io sono ottimista e confido che presto i giovani facciano scelte diverse .
    Per questo credo che il Comune unico possa essere un primo tentativo.
    Lavorare X il bene comune non ha prezzo e dovrebbero farlo solo i Giusti!!!!

  • Mah, francamente mi lasci molto perplesso. Vediamo continuamente in campi Nazionali e Regionali,dove, come dici, le retribuzioni sono più allettanti, episodi di corruzione, concussione etc etc. Il problema vero, se mi consenti, è che, in politica ormai, le persone oneste non ci si mettono più. Utilizzare l’antico detto”lo facciamo per il bene del paese” fa sorridere di tristezza, non di allegria, in quanto si sa bene che dietro ci sono sempre e solo interessi personali o peggio, di supporters vari. Aumentare gli stipendi non favorisce “l’onestà” in quanto virtù a prescindere. Se poi vogliamo collegarci al mero territorio isolano, io suggerirei l’abolizione totale delle figure “politiche” e invece sostituirei ad esse pochi e capaci amministratori d’azienda con curriculum immacolati e slegati dal territorio. Sarebbe l’unico sistema in grado di far crescere il territorio, non essendo costoro costretti a “ricambiare” i favori elettorali a questo o quel sodale. Probabilmente non sarai d’accordo, e difficile sarebbe se lo fossi, ma lo specchio dell’isola, che, dai tempi di Mazzella, non cresce di un millimetro e presenta, acuiti, gli stessi problemi irrisolti di allora, fa capire quanto siano stati “grandi” i politici che si sono succeduti nei decenni sugli scranni comunali, non solo di Ischia Porto, ma dell’intera isola.