4ward rubriche

La “FOIA” e la privacy: chi vincerà?

Per anni abbiamo invocato la privacy ad ogni costo, in particolare con l’avvento di internet. A partire dalla Legge 675/96 fino al D.Lgs. 196/2003, il trattamento dei dati personali “delle persone e di altri soggetti” ha subito restrizioni e regolamentazioni che in molti casi di inosservanza hanno punito severamente gli inadempienti.

La “voglia matta” di essere tutelati nella propria intimità, pur contemplando situazioni quotidianamente ricorrenti come il ricorso fin troppo inefficace alla Lista Robinson (propriamente detto “Registro Pubblico delle Opposizioni”) per evitare lo stalking –ad esempio- dei call center di tutta Europa, o il caso limite della newsletter assassina di un hotel dove non sei stato in compagnia di tua moglie bensì… di chissà chi, ha addirittura generato l’istituto del Garante della Privacy, una vera e propria authority che proprio di questi tempi, pur in vita sin dal 1997, ha assunto grandissima rilevanza. Infatti, dalla fine dello scorso anno, l’entrata in vigore del Decreto Legislativo 97/2016 ha innescato a mio modestissimo giudizio una sorta di conflitto normativo particolarmente difficile da dirimere. Tale decreto, infatti, istituisce anche in Italia il cosiddetto “accesso civico generalizzato”, che nella sua definizione anglosassone diventa “FOIA – Freedom Of Information Act”. In altre parole, viene ad assottigliarsi non solo il distinguo tra le tre diverse tipologie d’accesso agli atti (quello ai documenti amministrativi, esercitabile da interessati “qualificati”; quello “civico”, rispetto alle omissioni di pubblicazione da parte della Pubblica Amministrazione; quello –per l’appunto- “generalizzato”, esercitabile liberamente da chiunque e su qualsiasi atto, anche non soggetto a pubblicazione), ma principalmente il confine tra la libertà di accesso e la tutela della privacy.

Proprio l’attuale Garante della Privacy, Antonello Soro, ha recentemente posto in evidenza la necessità di valutare con la medesima attenzione il diritto di accesso generalizzato e quello alla riservatezza e alla protezione dei dati personali, in modo da evitare che “i diritti fondamentali di eventuali controinteressati possano essere gravemente compromessi dalla incondizionata partecipazione a terzi di dati, informazioni e documenti che li riguardano”. E il Garante non ha tutti i torti, perché se da una parte si tende a invocare continuamente la trasparenza della Pubblica Amministrazione (ricordate Beppe Grillo e la sua intenzione di “aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno”?), anche quando –nel caso più che ricorrente ad Ischia- sussiste per il cittadino la necessità di conoscere informazioni in merito a un vicino che sta costruendo e che potrebbe ledere i nostri interessi personali o diritti di proprietà, dall’altra può essere considerato oltremodo pericoloso immaginare che chiunque possa sapere tutto di tutti, quasi incondizionatamente.

Mi sembra di vivere, in qualche modo, la stessa contraddizione di quei cittadini che vivono da mane a sera con uno smartphone in mano, lamentandosi laddove non c’è sufficiente qualità di connessione per messaggiare o navigare liberamente su internet, per poi sollevarsi in animose azioni di protesta quando, nella propria zona di residenza, si sta per installare un nuovo ripetitore di una compagnia telefonica. Allo stesso modo, a mio giudizio, ci troveremo presto in una situazione paradossale, in cui il già più che ingente numero di contenziosi presente sia ad Ischia, sia su tutto il territorio nazionale, subirà un incremento pauroso dovuto proprio al conflitto normativo di cui sopra. Chi vincerà? La FOIA o la privacy?

Personalmente non saprei quale criterio far prevalere, ritenendo particolarmente importanti entrambe le posizioni. Una cosa è certa: di questi tempi, quando fin troppo inflazionatamente si parla di semplificazione amministrativa e di sburocratizzazione (che brutta espressione), ancora una volta pare che la mano destra di un legislatore abbia ignorato l’operato –antecedente- della mano sinistra di un altro suo collega. L’Italia a più velocità, ormai non solo nell’atavico divario tra nord e sud, continua a perdere di vista le reali priorità del Paese e le concrete esigenze della sua gente, aggiungendo ad un regime fiscale insostenibile per private e aziende i sempre più scadenti servizi pubblici e, come se non bastasse, un mare magnum di complicazioni che sembra crescere ogni giorno di più.

Molto presto, a meno che il Parlamento o il Governo non assumano iniziative immediate a risolvere questo tipo di “incidente legislativo”, saremo in tanti ad essere costretti a rivolgerci al nostro avvocato di fiducia che, come ha avuto modo di scrivere l’amico Bruno Molinaro sul suo nuovo sito internet, attraverso il suo ruolo sociale e costituzionale, “può contribuire all’equo contemperamento degli interessi coinvolti e rappresentare – nell’evoluzione interpretativa dei diversi istituti messi a confronto – il giusto strumento per garantire l’ affermazione, per un verso, del principio di legalità e, per altro verso, per una più incisiva tutela dei diritti della personalità, compreso quello del singolo a tenere segreti aspetti, comportamenti e atti relativi alla sua sfera intima.

About the author

Redazione Web

Add Comment

Click here to post a comment