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Ischia: chi amministrerà il Paese?

La Legge prevede che a ciascun assessore sia solitamente attribuita la “delega” per un determinato settore dell’attività amministrativa dell’ente. In virtù della delega l’assessore, oltre a riferire in giunta sulle questioni afferenti al suo settore e a fungere da relatore per le relative deliberazioni, sovrintende ad un insieme di uffici dell’ente che nella prassi è denominato assessorato. Il consigliere comunale, invece, può essere incaricato di studi su determinate materie, di compiti di collaborazione circoscritti all’esame e alla cura di situazioni particolari, che non implichino la possibilità di assumere atti a rilevanza esterna, né di adottare atti di gestione spettanti agli organi burocratici. Il consigliere, infatti, svolge la sua attività istituzionale, in qualità di componente di un organo collegiale quale il consiglio, che è destinatario dei compiti individuati e prescritti dalle leggi e dallo statuto. E atteso che il consiglio svolge attività di indirizzo e controllo politico-amministrativo, partecipando “alla verifica periodica dell’attuazione delle linee programmatiche da parte del Sindaco e dei singoli assessori” (art. 42, comma 3, del T.U.O.E.L.) è più che scontata l’esigenza di evitare un’incongrua commistione nell’ambito dell’attività di controllo (il famoso concetto controllore-controllato).

Ciò premesso, richiamo per un attimo l’analisi di Augusto Muro pubblicata nei giorni scorsi sul nostro Quotidiano sia cartaceo, sia on line, che ha messo a nudo con toni oltremodo impietosi l’assoluta incapacità del quadro politico locale, da me più volte denunciata nei miei 4WARD, di assegnare al mandato amministrativo un’agenda politica degna delle reali priorità a cui un eletto che si rispetti avrebbe il dovere di dedicarsi. Ad Ischia come ovunque al mondo.

Quando, tre giorni fa, a poche ore dal primo consiglio comunale della nuova amministrazione di Ischia, trapelarono i nomi degli assessori che il Sindaco Enzo Ferrandino avrebbe presentato nel civico consesso, mi lasciai andare su Facebook al commento che segue: “Se i nomi della nuova Giunta di Ischia fossero confermati (e sulle loro diverse “sfumature” non mi pronuncio ancora) ci sarà da capire quanto essi siano frutto di un accordo con i gruppi politici o, più semplicemente, di una scelta capotica del Sindaco. In ogni caso, il “materiale umano” in Consiglio non credo possa dar luogo a particolari colpi di scena. In altre parole, si andrà avanti così perché nessuno metterà a rischio la poltrona. #unfilmgiavistopiuvolteindiecianni”.

Ancora una volta ho avuto ragione! Anche i più ostinati seguaci del becero clientelismo ed accaparramento di poltrone in seno alla maggioranza hanno sistematicamente “piegato a libretto” e, con la scusa della necessità indifferibile di rispettare i termini per lo svolgimento della prima seduta, hanno ingoiato –accettandola- una Giunta “pro forma”, priva della quasi totalità delle deleghe, cosiddette, di potere e, salvando la faccia delle politiche sociali e della depurazione (con tutto il rispetto per la cara cultura), di primaria importanza per il Paese. L’elenco di quelle assegnate ai nuovi assessori (politiche di sviluppo sostenibile del territorio, depurazione, politiche sociali, pubblica istruzione, servizi logistici e organizzativi (?), comunicazione e cultura), rapportate agli altri potenziali quarantuno settori d’intervento –chiamiamoli così- della macchina amministrativa, ben elencati nella nostra edizione cartacea di mercoledì, anche per un osservatore tra i più distratti scaturirebbe un quesito del tutto naturale: chi amministrerà realmente il Paese?

Ci troviamo dinanzi ad un dato di fatto: Enzo Ferrandino ha compiuto una scelta (a giudizio di qualcuno suggerita dal suo ingombrante predecessore) che lo ha portato a fregarsene altamente dei supervotati esclusi (ce ne sono un sacco, non serve nominarli), privilegiando apparentemente il rapporto con gli eletti, incapsulando Ottorino Mattera nel ruolo di Presidente del Consiglio Comunale e limitandone (?) le pretese in sede di spartizione del potere. E’ scontato che basterà poco per capire la reale dose di fiducia assegnata al nuovo Sindaco da chi regge il moccolo alla maggioranza, perché superato l’ostacolo del consiglio d’insediamento, assolto l’obbligo di una Giunta apparentemente indipendente ma che, invece, trova specifica rispondenza in ciascuno dei suoi componenti, ci sarà ben poco da consentire di scappare –come si suol dire- “sulle cannucce”. Ognuno batterà cassa, chi in un modo chi nell’altro; e ben poco conterà aver rinunciato ad un atto di forza che proprio con l’elezione del Presidente del Consiglio avrebbe potuto dare al Sindaco un segnale di dichiarata scontentezza (vero, Gigi?). Molto presto conosceremo le pretese di tutti e la reale volontà e capacità di Enzo nell’accontentarli mantenendo pressoché inalterati gli equilibri di una maggioranza sempre più chiaramente legata dal collante del potere, più che dai programmi, oppure di far peggio di chi lo ha preceduto, lasciando i consiglieri comunali a bocca asciutta e avocando a sé tutte le deleghe più importanti (novello Superman). Ma, cari amici Lettori, la domanda resta: chi amministrerà il Paese? Ancora una volta lo strano istituto della delega di collaborazione, fatto apposta nella seconda Repubblica per aggirare l’ostacolo normativo chiarito nell’incipit di questo editoriale, la farà ancora da padrone continuando a svuotare di contenuti il ruolo ufficiale dell’assessore, o il nuovo Sindaco si renderà presto conto di aver vita breve? Fino a che punto, a differenza di un vicesindaco neppure candidato e oltremodo premiato con deleghe importanti e di tre componenti che nulla più di quanto ottenuto avrebbero potuto pretendere, un professionista come Gigiotto Rispoli accetterà la “vacanteria” di una delega da convegno, magari vedendosi ignorato nella stesura delle linee d’indirizzo del piano delle opere pubbliche dal consigliere delegato di turno (competente o meno che risulterà in materia) o dal Sindaco stesso?

“Chi amministrerà il Paese?”, insieme al ruolo del sindaco uscente ed alla conseguente maggiore o minore indipendenza da lui del suo successore, è ciò che in questo momento dovrebbe stare a cuore alla stragrande maggioranza di noi, popolo sempre più atrofizzato da una quotidianità senz’altro difficile, ma che meriterebbe ugualmente maggiore attenzione da parte di ciascuno di noi. Stento a credere che il buon Enzo conti di tenere a bada con gli stessi (o addirittura peggiori) metodi di chi lo ha preceduto un’orda famelica come quella che lo circonda; così come ho difficoltà a pensare che ciascun gruppo politico tenderà a disgregarsi al proprio interno nel perdere la forza, abbandonandoli al loro destino, di esponenti i quali, seppur non eletti, hanno contribuito al risultato con centinaia di pesanti voti di preferenza. Statene certi, avremo modo molto presto di tornare sull’argomento e darci molte risposte.

 

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