primopiano

Insieme all’amministratore del Bingo indagati decine di ischitani

L’inchiesta sulle truffe alle assicurazioni si allarga a macchia d’olio. La conferma giunge nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Nicola Erminio Paone. Il dominus è il gestore di fatto della sala scommesse Pasquale Capano, che è stato posto agli arresti domiciliari insieme ad altri otto indagati. E’ già comparso dinanzi al giudice per l’interrogatorio di garanzia, ma si è avvalso della facoltà di non rispondere. In attesa di conoscere l’esito della decisione del tribunale del riesame

Paolo Mosè | Nella truffa alle assicurazioni, con falsi sinistri, sono numerosi gli isolani residenti nei sei comuni che sono iscritti nel registro degli indagati della procura della Repubblica di Napoli nord. A seguito di una indagine conclusasi, in questa primissima fase, con un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari Nicola Erminio Paone, che ha mandato agli arresti domiciliari pregiudicati e personaggi insospettabili che facevano parte di questa presunta associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati, tra i quali truffa, falso ideologico, falso materiale. E tra questi spicca il nome, come abbiamo anticipato due giorni fa, di Pasquale Capano, 49 anni, un libero professionista che negli ultimi tempi è diventato amministratore della società che gestisce il Bingo a Forio. E che avrebbe inoltre interessi in altre attività di scommesse, sempre sull’isola d’Ischia. Ma di fatto il Capano sarebbe da sempre stato attento agli interessi delle compagnie di assicurazione e in particolare dei sinistri. Avendo ricoperto anche il ruolo di perito.

UN FORIANO AI DOMICILIARI.Prima di addentrarci nelle attività che interessano il Capano, la notizia più importante è che c’è un nutrito numero di indagati isolani che sono nel famoso elenco dei novanta che sono riportati nella stessa ordinanza cautelare. Ove vengono riportati gli episodi legati a dei sinistri “fantasma”, confezionati partendo da un danno lieve per farlo diventare molto più importante allo scopo di ottenere un maggiore risarcimento. Molti di questi isolani non sanno ancora che la procura della Repubblica di Napoli nord, retta dal procuratore Francesco Greco, ha depositato a suo tempo al gip l’elenco delle persone coinvolte e i provvedimenti richiesti. Molto probabilmente le richieste di arresto o altra misura meno afflittiva sono molte di più di quelle concesse dal giudice e più dure rispetto a quelle eseguite dai carabinieri della Compagnia di Giugliano che ha indagato. Spulciando per oltre un anno e mezzo i sinistri sospetti. Sottoponendo i promotori, coloro che fanno parte dell’associazione e per la quale è stato emesso il provvedimento coercitivo, che al telefono hanno detto cose interessanti. E tali da rendere provata una condotta illecita. Allacciando rapporti che avevano come unico scopo spillare più quattrini alle compagnie di assicurazione. Tra gli arrestati figura finanche un avvocato, Francesco Lanzieri, che sarebbe stato colui che ha predisposto gli atti di citazione o comunque ha svolto un ruolo importante. Tra gli arrestati figura un foriano, tale Antonio De Muro, di 35 anni, che ha avuto anch’egli una partecipazione alle attività criminose. E risulta allo stato, così come Pasquale Capano, essere incensurato. In questo vortice “speculativo” vi sono anche soggetti che hanno avuto in passato problemi con la giustizia venendo classificati pregiudicati, come Marco Lamagna, di 32 anni, Luigi Esempio, di 42 anni, Antonio Sanità, 41 anni, meccanico, e Salvatore Sacco di 50 anni. Ed infine Rosario Dente, di 47 anni, anche lui incensurato, e Achille Masullo di 48 anni.

GLI ISOLANI INDAGATI.A questi si aggiungono gli isolani che sono di fatto indagati a tutti gli effetti e per alcuni di essi il pubblico ministero ha ritenuto anche di chiedere una misura che non ha trovato accoglimento nell’ordinanza del gip Paone. E sono Domenico Ambrosino, 37 anni; il nipote dell’amministratore del Bingo Gennaro Capano, 39 anni; il fratello Raffaele Capano, 43 anni; Salvatore Cigliano, 44 anni; Ciro Colella, 33 anni; Stefano Giuseppe Di Palma, 29 anni; Giacomo Iacono, 41 anni; Rosita Iacono, 35 anni; Pasquale Lucci, 24 anni; Carmine Matarese, 46 anni; Anna Pignatelli, 40 anni; e Ciro Scotti, 56 anni.

Un bel numero di personaggi che chi più, chi meno hanno avuto a che fare in questa vicenda. I più dei soggetti sarebbero stati i beneficiari delle liquidazioni dei sinistri e che la loro posizione è stata definita dai carabinieri della Compagnia di Giugliano che hanno indagato in questo anno e mezzo. Non è da escludere che questa loro presenza possa essere in qualche modo legata agli interessi che fanno capo a Pasquale Capano e ai suoi due familiari, che sono anch’essi indagati. Non è da escludere che vi siano stati contatti proprio in relazione a questi sinistri che hanno provocato più di un sospetto per la cospicua massa di incidenti liquidati e che hanno indotto a segnalare all’autorità giudiziaria e a quella investigativa di comportamenti anomali o quantomeno che si ravvisava molto spesso la presenza di personaggi che comparivano nei sinistri più corposi. L’attività di indagine quindi ha avuto il suo epilogo allorquando sono state poste sotto controllo numerose utenze telefoniche. Tra le quali di coloro che venivano definiti i promotori delle truffe. Ascoltando le conversazioni, man mano sono stati identificati tutti gli altri partecipi alle attività illecite. Come venivano indirizzati i soggetti indagati per una serie di episodi definiti “collaterali”, allo scopo di non insospettire le stesse compagnie di assicurazione. Cambiando spesso le identità dei vari soggetti danneggiati. Ecco perché la presenza massiccia dei numerosi isolani che hanno avuto parte dell’indennizzo. In quanto la stessa autorità giudiziaria ritiene che buona parte dei soldi ricavati siano finiti a coloro che gestivano le fila.

IL RUOLO DI CAPANO.Pasquale Capano è senza dubbio il soggetto cardine ove tutto è ruotato intorno a sé. Definito la mente. Mostrando di avere una capacità finanziaria tale da poter investire dei capitali. Riuscendo ad acquisire il controllo, con altro socio, della sala Bingo di Forio. Dove un tempo era tutto nelle mani di un unico nucleo familiare, i cui rapporti hanno avuto delle divisioni che ne hanno decretato la separazione. E negli ultimi tempi anche una conclamata separazione di interessi tra fratelli che si trovano in netta contrapposizione. Per gli interessi che ruotano intorno a queste attività di scommesse o di ricerca di fortuna nella speranza di azzeccare tutti i numeri necessari con le cartelle acquistate per strappare una vincita. Questa iniziativa dell’autorità giudiziaria certamente avrà dei contraccolpi nella futura gestione del Bingo. Essendo in questo momento impossibilitato Pasquale Capano a governare gli interessi non solo del Bingo, ma di qualche altra struttura presente sul territorio isolano. Tutto ruota intorno a questi nomi o vi sono altri che non compaiono? Una domanda sulla quale oggi non c’è una risposta esaustiva.

Nel frattempo Pasquale Capano è comparso dinanzi al giudice per le indagini preliminari Paone per essere sottoposto ad interrogatorio di garanzia. Ha preferito in questa fase non rispondere alle domande. Proprio per evitare la possibilità di aggravare la sua posizione, essendo ritenuto dagli inquirenti l’indagato più “autorevole” e di aver avuto un ruolo predominante rispetto a tutti gli altri. Una facoltà di non rispondere concordata con i propri difensori di fiducia per avere, nel frattempo, depositato richiesta al tribunale del riesame in cui si discuterà sulle esigenze cautelari. E’ in quella sede che la difesa vuole cercare di dimostrare che non vi sono profili di responsabilità per rendere insussistenti i gravi indizi di colpevolezza. Alla base per un provvedimento coercitivo della libertà personale.

FALSI TESTIMONI.Infatti, bisogna capire se talune circostanze accusatorie trovano corrispondenza negli atti da ciò che è stato acquisito con le intercettazioni telefoniche ed ambientali. Si ritengono false le testimonianze di taluni testimoni che avrebbero dichiarato di aver assistito a diversi incidenti automobilistici. E per rendere ancor più veritiere le circostanze e i danni subiti, nel contenzioso aperto con le compagnie di assicurazione venivano depositati dei referti medici che non corrispondevano al vero. O quantomeno quello che veniva depositato non era affatto riferibile al danneggiato, ma a tutt’altro accertamento a un soggetto diverso. Tutto ben confezionato per rendere la truffa più genuina, la più veritiera possibile. E per fare ciò, era necessario coinvolgere più persone come evidenzia il gran numero delle persone coinvolte, fino ad un massimo di novantatre. Che secondo i carabinieri di volta in volta si prestavano ad essere presenti in questa truffa. Da una prima stima i falsi sinistri supererebbero la trentina. E che erano falsi emergerebbe dall’acquisizione di documentazione e dalle ulteriori attività investigative. Il bello è che alcuni di questi indagati che svolgevano il ruolo di falsi testimoni, erano presenti in troppi incidenti stradali e tali da rendere sospetto il sinistro. Costoro sono stati monitorati in particolare dai carabinieri della Stazione di Frattamaggiore, che per un anno li hanno tenuti sotto controllo, giungendo alla conclusione di aver individuato un circuito molto pericoloso per gli interessi delle società assicurative. Molti di questi sinistri, infatti, non si erano mai verificati. Tutto era frutto di una strategia organizzativa capace di realizzare ogni particolare per renderli veritieri. Dichiarazioni false che venivano raccontate dinanzi al Giudice di Pace che alla fine del processo liquidava al danneggiato una somma proporzionata al sinistro “gonfiato”, anche grazie alla complicità di alcuni carrozzieri.

LE INTERCETTAZIONI.Tutti e nove gli arrestati hanno deciso che forse è meglio attendere di dire la loro “verità”, su come si sono svolti i fatti e quali erano i rapporti che intercorrevano tra di loro. Non potendo negare di conoscersi, per le innumerevoli intercettazioni telefoniche che hanno confermato che quantomeno i promotori si sentivano molto spesso per mantenere in piedi questa associazione per delinquere finalizzata alla commissione di frodi assicurative e a realizzare tutta una serie di falsi. Documenti sottoposti poi all’attenzione del Giudice di Pace che di fatto veniva indotto in errore. Ecco perché viene contestata l’induzione in errore in falso ideologico. Un terzo soggetto, quindi, che inconsapevolmente si trova a commettere un falso in quanto viene raggirato da chi ha interesse a compiere presumibilmente un illecito. I giudici della “libertà” dovranno tenere conto delle argomentazioni del gip, che nella sua ordinanza ha spiegato che sussistono numerosissimi elementi per ritenere per ogni singolo indagato i gravi indizi di colpevolezza e la necessità di procedere a un provvedimento che ne limiti la libertà personale. Al solo scopo da rendere impossibile una reiterazione della medesima condotta criminosa. E lo ha fatto in particolare verso chi si è dimostrato sempre più presente nel confezionamento dei trenta e passa falsi incidenti.

Da una prima disamina gli elementi che sono a carico degli indagati appaiono pregnanti per numero di intercettazioni e soprattutto ciò che si sono detti per portare avanti il disegno criminoso. Anche se in molte di queste conversazioni tendono a conversare in termini criptici e svicolando sui danni, per non consentire a eventuali terzi soggetti che ascoltavano di capire che era in atto una consumazione truffaldina e castigare le compagnie di assicurazione. Ma tutto questo è stato decriptato dai carabinieri, che non hanno lasciato nulla al caso acquisendo anche sommarie informazioni che hanno indicato i promotori dell’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di frodi assicurative. Nelle prossime settimane conosceremo le sorti degli arrestati e in particolar modo dell’amministratore del Bingo di Forio.

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