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Inchiesta foriana. L’albergatore Ciro Castiglione è ufficialmente indagato

La procura della Repubblica ha dovuto prendere atto delle decisioni della Cassazione e del riesame. Nell’ambito dell’inchiesta che ha coinvolto Giovangiuseppe Ferrandino, sottufficiale della Capitaneria, e l’agente di viaggi Antonello D’Abundo. Ad inizio di indagini il Castiglione risultava essere parte offesa, vittima dei comportamenti degli altri due coindagati. Il tempo ci ha dato ragione dopo che avevamo scritto che la Procura sarebbe stata costretta ad iscrivere anche l’imprenditore foriano

Alla fine avevamo ragione noi, quando scrivevamo in più riprese, e in ultimo nel gennaio scorso, che l’albergatore foriano Ciro Castiglione sarebbe stato anche lui iscritto nel registro degli indagati. E alla lettera del suo difensore di fiducia, avv. Michelangelo Morgera, che si lamentava di ciò che avevamo scritto e che il Castiglione rischiava di finire sul banco degli imputati insieme a coloro che aveva accusato, Giovangiuseppe Ferrandino e Antonello D’Abundo, preferimmo non rispondere. Pubblicando senza commenti le sue “osservazioni”, sicuri che la risposta sarebbe arrivata di lì a qualche mese direttamente dalla procura della Repubblica. Quella stessa Procura che aveva ritenuto di contestare ai soli Ferrandino e D’Abundo il reato di concussione, richiedendo successivamente al gip ordinanza cautelare, concessa con i domiciliari. E ritenendo, quella stessa Procura, che il Castiglione fosse vittima di richieste alle quali non avrebbe potuto opporsi. Ma già il riesame riteneva che questa ipotesi non stesse in piedi e mancavano per alcuni aspetti i gravi indizi di colpevolezza. Annullando il provvedimento del gip, ma sostenendo tutt’al più che fossimo nella ipotesi di cui all’art. 319 quater codice penale, di induzione indebita. Una sorta di corruzione modificata che in questi casi coinvolge tutti i protagonisti della storia. E quindi compreso il Castiglione. A fronte dell’ordinanza del riesame, la Procura impugnò il provvedimento alla Suprema Corte di Cassazione. I giudici di legittimità confermarono l’esistenza del 319 quater rimettendo gli atti di nuovo al riesame, chiedendo di motivare meglio sulle esigenze cautelari che il riesame si era soffermato brevemente. Con la seconda verifica e approfondimento i giudici partenopei hanno ripetuto gli stessi concetti e argomentato meglio sulle esigenze, ritenendole insussistenti. Dando un segnale forte sull’assenza dei presupposti per contestare una concussione.
Un breve periodo di pausa di riflessione e la Procura è ritornata alla carica con un nuovo ricorso alla Suprema Corte di Cassazione. I giudici di legittimità si sono espressi con due sentenze diverse ed in entrambi i casi hanno dichiarato inammissibili i ricorsi della Procura. E ancora una volta hanno escluso la concussione e ritenendo tutt’al più persistente l’induzione indebita. L’intervento dell’avv. Michelangelo Morgera è arrivato in grosso ritardo e pur di fronte a ben cinque pronunce tra Cassazione e riesame, ha ritenuto ciò che avevamo scritto sbagliato. Dicendo che il pubblico ministero è l’unico titolato all’azione penale, e questo è vero. Ma quello stesso pubblico ministero, nelle persone dei sostituti Stefania Di Dona e Giuseppe Visone, si sono uniformati alla Cassazione e al riesame e hanno modificato il capo d’imputazione più grave iscrivendo nel registro degli indagati Ciro Castiglione, al quale è stato notificato l’avviso delle conclusioni delle indagini preliminari insieme a Giovangiuseppe Ferrandino e Antonello D’Abundo. La risposta è arrivata e ciò che è accaduto verrà approfondito, valutato e vivisezionato (speriamo) dai giudici che dovranno dire cosa realmente è accaduto. Se ci sono state delle richieste perentorie nell’ambito di un’indagine che coinvolgeva alcune strutture alberghiere di Forio, tra cui anche alcune del Castiglione. La chiusura delle indagini preannuncia la volontà della Procura di sottoscrivere la richiesta di rinvio a giudizio che sarà valutata dal giudice dell’udienza preliminare e su un particolare ben preciso, se quelle famose vacanze in una località della Puglia fossero state o meno pagate dal Castiglione al pubblico ufficiale Ferrandino. Mentre quest’ultimo afferma di aver versato il dovuto al D’Abundo, essendo all’epoca titolare di un’agenzia di viaggi che gli avrebbe fatto un buon prezzo. Pagando in contanti e la difesa sostiene che ciò era trascritto all’interno del computer sequestrato e poi sottoposto a perizia, trovando i necessari riscontri. Ma questo è merito, la nostra azione era quella di cadenzare i tempi e spiegare il perché abbiamo scritto in quel periodo chi fossero gli indagati e quali potrebbero essere coloro che sarebbero stati risucchiati nella stessa inchiesta.
I pubblici ministeri hanno quindi contestato a tutti e tre l’indebita induzione, come armoniosamente intitolata dal legislatore per addolcire ciò che era prima il 319, che parlava esclusivamente di corruzione: «Perché, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, in tempi diversi, Ferrandino Giovangiuseppe, in qualità di pubblico ufficiale e, in particolare, di sottufficiale dell’Ufficio Circondariale Marittimo – Guardia Costiera – di Ischia, in concorso e previo accordo con D’Abundo Antonello, quale intermediario tra il Ferrandino e Castiglione Ciro, abusando della qualità e dei poteri del Ferrandino – il quale, nell’ambito dei suoi compiti istituzionali, comandato dall’Ufficio di appartenenza, su delega della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, attuava, presso la struttura alberghiera Hotel Terme Tramonto d’Oro ubicata in Forio d’Ischia e gestita dalla Cast Hotel srl di cui Castiglione Ciro era amministratore delegato, dal 12.04.2014 all’l l.06.2014, una serie di controlli alfine di verificare la regolarità dello smaltimento dei rifiuti e dei reflui da parte della suddetta struttura alberghiera, all’esito dei quali veniva disposto il duplice sequestro preventivo della struttura alberghiera su indicata per violazioni in materia ambientale – rappresentando, direttamente e per il tramite del D’Abundo, al Castiglione che, corrispondendo al Ferrandino le utilità di seguito indicate non sarebbero derivate ulteriori conseguenze pregiudizievoli a carico di quest’ultimo dagli ulteriori controlli che sarebbero stati posti in essere, successivamente alle date sopra indicate, dallo stesso Ferrandino nei confronti della struttura alberghiera su indicata ovvero delle altre strutture alberghiere gestite dalla Cast Hotels srl, inducevano Castiglione Ciro a dare indebitamente al Ferrandino un’utilità, rappresentata dal soggiorno alberghiero dapprima dal 23.06.2014 al 6. 7.2014 (per un costo di euro 3.062,00) e successivamente dal 21.06.2015 al 5.07.2015 (per un costo di euro 3.179,00) presso il Valentino Grand Hotel Village sito in Marina di Castellaneta, di cui usufruiva Ferrandino Giovangiuseppe unitamente al proprio nucleo familiare, per un importo complessivo di euro 6.241,00, pagato dal Castiglione».
Per completare il castello accusatorio, viene contestato infine al solo D’Abundo un millantato credito legato a quel famoso televisore Samsung che venne sequestrato e che gli è stato restituito dopo essere riuscito a dimostrare di averlo acquistato con le proprie finanze e non, come sosteneva l’accusa, pagato dal Castiglione per fare un regalo al Ferrandino. Ed infine vi è una violazione del segreto d’ufficio in capo al pubblico ufficiale Ferrandino in concorso con il D’Abundo, perché avrebbe avvisato il Castiglione di ulteriori controlli che sarebbero stati eseguiti dalla Capitaneria per ordine dell’allora pubblico ministero Alberto Cannavale. Per verificare, soprattutto, le strutture alberghiere Tramonto d’Oro e Punta del Sole.
Con l’avviso di chiusura delle indagini preliminari i difensori e i loro assistiti hanno la possibilità di acquisire tutti gli atti compiuti dai pubblici ministeri e dalla polizia giudiziaria. E chiedere a loro volta di poter sentire gli indagati per chiarire eventuali aspetti della stessa inchiesta, al fine di dimostrare la propria estraneità. Possono gli indagati procedere al deposito della documentazione necessaria atta a dimostrare la propria estraneità. Presentare memoria o chiedere alla stessa Procura di svolgere ulteriori indagini su filoni, episodi o aspetti che sono stati tralasciati e che potrebbero essere decisivi per escludere da ogni responsabilità uno o tutti e tre i soggetti indagati. E’ un caso limite, perché a fronte di un’inchiesta così delicata e su cui la Procura ha puntato molto proprio per i continui ricorsi in Cassazione, difficilmente farà un passo indietro. Scaduti i termini concessi alla difesa, la Procura immediatamente procederà a depositare la richiesta di rinvio a giudizio. E a scendere in campo in camera di consiglio per “pretendere” che il gup invii dinanzi al tribunale Castiglione, Ferrandino e D’Abundo.

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  • Davvero singolare che il difensore dell’imprenditore richieda la rettifica ai sensi dell’art. 8 della legge sulla stampa al quotidiano il Golfo e non al Dispari che ha pubblicato l’articolo asseritamente non veritiero. Boh? Da un avvocato che si fa fotografare in toga nello studio (?) ci si sarebbe aspettato un minimo di coerenza. La rettifica si chiede al giornale che ha pubblicato la notizia. O no?