Società

In scena La Locandiera per la regia di Eduardo Cocciardo

Anna Lamonaca |Giovedì 20 giugno 2019, alle ore 21, presso l’abitazione del pittore Mariolino Capuano, il Palazzo Capuano in Piazza Pontone n. 5 (vicino al Bar Maria), Forio, andrà in scena, con ingresso libero, lo spettacolo teatrale La Locandiera, adattamento da Carlo Goldoni e regia a cura di Eduardo Cocciardo, interpretato dagli allievi di Recitazione della Teresa Coppa Academy: Gaia Bagliani, Massimo Di Costanzo, Anna Monti, Roberta Rainone, Mattia Sirabella, con la partecipazione di Claudio Iacono ed un progetto video curato da Antonio Mattera. Prodotto dalla The Creative Arts Teresa Coppa, col Patrocinio del Comune di Forio, l’evento rientra nel progetto Spazi e Scenari, ideato nel 2013 dallo stesso Cocciardo, che intende rivalutare e riqualificare gli spazi urbani e i cortili gentilizi di Forio rendendoli scenari di rappresentazioni teatrali. Il teatro si ritrova così a vivere in strada, fra la gente, laddove diventa quasi impossibile porre una linea di demarcazione fra finzione e realtà. Un modo di riportarlo alle sue origini, non cortigiane e chiuse, ma popolari, collettive e catartiche, andando direttamente dal pubblico, in un’epoca che vede il pubblico faticare ad andare a teatro. La messa in scena de La Locandiera vuole essere un omaggio al Goldoni inventore del teatro contemporaneo, capace di anticipare profonde tematiche psicologiche e sociali, ed allo stesso tempo provare a porre una riflessione sulla “necessità” del fare teatro in un’epoca che sembra avviarsi verso un’inconsolabile deriva culturale. Quando, nel 1752-53, il commediografo veneziano scrisse La Locandiera, affidando all’ultimo la parte di Mirandolina alla giovane “servetta” Maddalena Marliani dopo averla promessa alla prima attrice della compagnia Medebach, Teodora, moglie del capocomico Girolamo Medebach, la riforma del teatro borghese avviata da Goldoni qualche anno prima era ormai pienamente maturata. La straordinaria esperienza della Commedia dell’Arte era ritenuta dall’Autore completamente superata: il nuovo teatro, privo di maschere, di ridondanze gestuali, di personaggi fermi ad una lettura meramente esteriore e di quel “recitare all’improvviso” che lo aveva reso celebre in tutta Europa, avrebbe dovuto rappresentare fedelmente la nuova società borghese, scoprendosi persino capace di accennare a tutta una realtà psicologica che sarebbe poi diventata uno dei temi dominanti della drammaturgia novecentesca. Anche per rispondere a queste forti tensioni realistiche Goldoni decide di colpo di togliere la parte alla celebre Teodora, ex protagonista della vecchia Commedia, e di offrirla alla “servetta” Marliani, portatrice di una nuova verità popolare. L’episodio avrebbe ovviamente incrinato i suoi rapporti lavorativi con i Medebach e avrebbe acuito lo “scontro” con la sua Venezia, costringendolo a fuggire in Francia, ma ciò che più importava all’Autore era la piena coerenza col suo nuovo progetto di scrittura. Quella che sarebbe passata alla storia come la “Riforma goldoniana” altro non è che l’intreccio inestricabile del “Teatro” (con i suoi dogmi tecnici e la sua propensione al “finto”) e del “Mondo” (con la sua opaca verità, le sue dinamiche confuse, la sete di giustizia della nuova borghesia che avrebbe presto trovato nella Rivoluzione francese il suo ideale prolungamento armato). E’ chiaro che un teatro così profondamente ideologico, così impelagato nell’antico e nuovissimo sogno di trasformare il mondo, non poteva più esprimersi attraverso l’incompletezza dei canovacci della Commedia dell’Arte, occasionalmente consegnati all’estemporanea creatività dei capocomici e degli attori, ma aveva bisogno di un consapevole impianto drammaturgico, il copione, capace di fissare, pur negli schemi già accennati dall’antica commedia, tutta una serie di riflessioni, di contrasti, di soluzioni. Con Mirandolina si realizza poi uno dei personaggi più universali del panorama goldoniano e dell’intera storia del teatro: figura femminile per eccellenza, fiera dei caratteri più spigolosi del proprio sesso, ma anche in continua tensione autocritica, come se ci fosse da guardarsi allo specchio per comprendere, prima che provino inutilmente a farlo gli uomini, cosa significhi davvero esser donna. Figura anticipatrice di una rivoluzione sessuale che sarebbe arrivata solo molto tempo dopo. Ma allo stesso tempo figura mai completamente conclusa dal processo storico, perché ancora attualissima e capace di seminare domande su una relazione, quella fra dimensione maschile e femminile, la cui piena risoluzione sembra ancora lontana da venire. In conclusione, figura centrale di una drammaturgia “femminile”, di marca psicologica, che solo pochi autori del ‘900 avrebbero saputo sviluppare, e perciò simbolo assoluto delle metamorfosi linguistiche che avrebbero interessato prima il teatro e poi il suo parente più stretto, il cinema. Pertanto, quale opera si sarebbe prestata meglio di questa, così innovatrice e legata all’idea di un teatro capace di intervenire sulle dinamiche del mondo, a riflettere sulla necessità del “fare teatro” in un’epoca di profonda crisi culturale come la nostra. In una messa in scena classica e provocatoria insieme, La Locandiera nella versione diretta da Eduardo Cocciardo prova a stabilire ancora una volta quanto al vero teatro nessuna società che si reputi civile possa provare a rinunciare. E lo spettacolo sarà presentato martedì 18 giugno alle 21 al Torrione, nell’ambito dell’evento Incontro con Goldoni, che sarà anche l’occasione per conoscere la relazione-studio di Eduardo Cocciardo dal titolo La locanda delle maschere perdute – la Riforma goldoniana, una riflessione sulle straordinarie innovazioni apportate dalla scrittura goldoniana alla storia del teatro e sulla nascita del teatro moderno. La serata darà vita ad un dibattito sulla crisi della cultura e del teatro odierni e sulle possibili prospettive future. L’evento, organizzato dall’Associazione Radici, vedrà la partecipazione di diversi ospiti, fra cui il regista Salvatore Ronga, il giornalista Pasquale Raicaldo, l’attore Alessandro Palatucci, la cantante Sara Pantalone.

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