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Il “volo” di Giosi e la “crociata” di Domenico: e Ischia?

Il risultato favoloso di Giosi Ferrandino in termini di preferenze e la posizione a dir poco critica di Domenico De Siano nei confronti del “cerchio magico” di Forza Italia che gravita intorno a Berlusconi sono i due punti salienti di un dopo-elezioni che, al pari di tutta la campagna elettorale, non ha riservato particolari colpi di scena.

Tutto è andato avanti secondo quelle previsioni da “andamento lento” ampiamente pronosticate dagli esperti i quali, avendo il polso della situazione, ben sapevano che gli unici realmente interessati allo svolgimento e all’esito della competizione erano i candidati (quelli con reali possibilità di farcela, non certo i riempilista) e i leader nazionali dei singoli partiti, pronti a rivendicare questo o quel primato in seno alla propria coalizione o, addirittura, al Governo. La gente, infatti, ha dimostrato di essere sempre più lontana dalle elezioni politiche, prediligendo per i soliti, ovvi motivi di clientela, sempre e solo le amministrative.

Partirei da Domenico De Siano, nel valutare che la sua levata di scudi a nome degli Azzurri campani e meridionali in particolare rappresenta un dato estremamente positivo, se si considera che in vista delle Regionali del prossimo anno la necessità di rivendicare i meriti dell’unica circoscrizione che, a trazione campana, ha garantito al Cavaliere percentuali a doppia cifra meriti il giusto rispetto. E’ altrettanto vero, però (e ho avuto modo di dirglielo pubblicamente), che l’organizzazione locale che Forza Italia vantava fino ai primi anni del nuovo millennio si è letteralmente sgretolata, lasciando il coordinamento regionale quale fulcro di ogni attività e decisione e facendo scomparire quegli organi di partito locali che, partendo dai Club del ’94, furono il segreto del successo di un radicamento sul territorio senza precedenti nella seconda repubblica.

Oggi, giusto per parlare di Ischia, non c’è traccia di attività di partito se non a cavallo delle campagne elettorali e, come se non bastasse, i consiglieri comunali eletti in minoranza non sono in grado di assumere posizioni nette nell’ambito del loro ruolo nel civico consesso (i salti della quaglia si sono sprecati) e men che meno in campagna elettorale (si dice che Giustina Mattera, eletta in Forza Italia, alle ultime europee abbia sostenuto apertamente Giosi Ferrandino che, com’è noto, era candidato col PD -ndd). Già rispetto a equivoci del genere non guasterebbe qualche chiarimento, specie dopo che le dimissioni da consigliere comunale ad Ischia dello stesso De Siano, lasciando spazio al subentrante Gennaro Scotti in virtù della discutibile -a mio avviso- rinuncia di Maria Grazia Di Scala, hanno praticamente sguarnito la possibile tutela “dall’interno” delle pur possibili e finora sparute attività politiche di quel che resta del gruppo consiliare azzurro.

Così come, da qui a un anno, andrà affrontato il nodo delle elezioni a Lacco Ameno, dove l’intenzione di Domenico di tornare sulla poltrona di primo cittadino non è più un mistero e solo la sua abilità relazionale, unita al vuoto assoluto di una possibile alternativa, potrà trovare una soluzione utile ad accordarsi con il Sindaco Giacomo Pascale, ancora in carica, ed evitare una nuova frattura tra i componenti storici della maggioranza.

Quanto a Giosi Ferrandino, io che non soffro di complessi d’inferiorità nei confronti di alcuno e che non so neppure l’invidia se esista e dove abiti, non ho alcuna remora ad affermare che il suo plebiscito di oltre ottantamila preferenze rappresenti un risultato che va oltre ogni più rosea aspettativa, ma che dimostra a tutti l’enorme abilità politica che, almeno sul piano nazionale, l’ex bi-sindaco d’Ischia ha saputo mettere in campo, diventando di fatto una delle punte di diamante del Partito Democratico. Solo uno stolto o un semplice “vuallaroso”, per dirla in vernacolo, avrebbe difficoltà ad ammettere che un risultato di tale entità non nasce dal caso e neppure dall’abilità nel trarre risorse economiche adeguate attraverso un annetto e mezzo di mandato e di relazioni lobbistiche a Bruxelles: serve altro, a cominciare da quella “benedizione dall’alto” che ti sponsorizza nelle sezioni di partito di tutte e sei le regioni e ti consente di arrivare in modo efficace ed uniforme ad un elettorato estremamente fidelizzato, di cui diventi uno dei tre candidati di bandiera da votare e far votare; perché, diversamente, neppure il “milioncino” stimato per una campagna elettorale ben fatta può rappresentare una garanzia d’elezione. E sono in tanti a saperlo bene, sia a destra sia a sinistra passando per il centro.

E’ altrettanto vero, però, che Giosi Ferrandino ha volato talmente alto da trascurare, questa volta, la “sua” Casamicciola, più che altro compiendo scelte incomprensibili (con tanto di correzioni in corso d’opera) dettate, con tutta probabilità, dall’impossibilità di candidarsi lui stesso a primo cittadino per il veto impostogli da Zingaretti e ripiegando così, pur di non scomparire, su un appoggio ad Arnaldo Ferrandino (con ben tre candidati in lista) che non trova giustificazione alcuna se non un opportunismo politico della peggiore risma. Una scelta che non lo ha ripagato se non con l’elezione in minoranza di Barbieri e Cimmino, ma che non cancella l’onta dell’ex moglie Restituta Masturzo , rimasta tra i non eletti (e probabile concausa della stessa sorte di Enzo D’Ambrosio) al pari di Gianfranco Mattera, anch’egli rimasto fuori dai giochi della lista di Castagna, benché storicamente vicino a Giosi e, per quel che si dice, suo candidato “dall’altra parte”. 

Il più classico dei “no comment” personali, dopo un editoriale del genere, è quanto mai d’obbligo.

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