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Il ponte lungo scolastico che ti fa pensare

1 novembre, festa d’Ognissanti: le scuole ad Ischia restano chiuse fino a lunedì 6. Ai miei tempi si sarebbe trattato di una scelta impensabile, probabilmente tutt’altro che consentita. Oggi, invece, lo sbando totale in cui versa la scuola italiana, la stessa in cui l’insegnante di Mirandola (in provincia di Modena, non in Campania o Sicilia) resta quasi indifferente al lancio contro di lei del cestino dei rifiuti da parte dell’alunno-bulletto di turno, permette questo genere di ponte lungo, anzi lunghissimo.

Se da una parte i ragazzi di oggi si mostrano alquanto disamorati o semplicemente disinteressati verso la scuola e i contenuti che ha da offrire, dall’altra il sistema scolastico del nostro Paese non sembra avere uomini, mezzi e intenzioni per rivalutare i propri contenuti e quel minimo di indispensabile credibilità che potrebbe riportare in auge l’autorevolezza di un’istituzione che, dopo la famiglia, dovrebbe essere fino a prova di smentita il punto di riferimento più importante per i nostri figli.

Molte cose sono cambiate nel corso degli ultimi anni: non ricordo, ad esempio, di aver mai avuto il privilegio, a differenza di quel che succede oggi, di vedermi preannunciata dai professori la data della loro interrogazione. Piuttosto capitava che gli insegnanti più rigorosi, se pervasi dal sospetto che qualcuno di noi studiasse solo in occasione della verifica, optassero per interrogarci nuovamente alla lezione successiva, il più delle volte trovandoci impreparati sull’argomento del giorno e rifilandoci il classico “4” utile solo a rovinarci la media della materia e a costringerci di essere sempre più vigili e studiosi fino a risultato acquisito.

Un altro dato assolutamente discutibile è il modo in cui gli insegnanti tollerino le ricerche e lo studio sic et simpliciter attraverso l’utilizzo di internet. Se oggi viene assegnata, ad esempio, una ricerca su Alessandro Manzoni, succede nella quasi totalità dei casi di ritrovare in giro per la classe lo stesso estratto da Wikipedia, stampato e presentato pedissequamente al proprio insegnante senza la benché minima interpretazione personale, ma soprattutto ignorandone quasi totalmente e sistematicamente i contenuti. Un metodo di studio assurdo, in linea con l’incompetenza e l’inadeguatezza nel ruolo di chi lo consente, pur sapendo che erano guai, quando questi si trovava seduto dall’altra parte della cattedra, se anche l’ultimo dei professori si fosse avveduto non solo del “copia copiella” dalla cara vecchia enciclopedia, ma anche del fatto che ciò che era scritto nella ricerca non fosse stato opportunamente assimilato dall’estensore in fase di redazione della stessa.

Assemblee, scioperi e manifestazioni oggi fanno parte di una ritualità accettata a tutti i livelli. Ci si riunisce, ci si astiene dalle attività e si scende in piazza per qualsiasi motivo purché utile ad evitare la giornata di scuola, con buona pace dei dirigenti scolastici e dei consigli d’istituto. Nel mio secondo anno di ragioneria, invece (era l’anno scolastico 1981/82), oltre tre settimane di sciopero per le oggettive carenze igienico-sanitarie in cui versava il Mattei di Casamicciola costarono a molti di noi la bocciatura finale.

Ancora oggi la preparazione scolastica nelle lingue straniere, eccezion fatta per le impostazioni curriculari dei licei linguistici, presenta carenze non indifferenti. Così come è scarsissima l’informazione in merito agli scambi culturali, allo studio all’estero e alle borse di studio INPS-ITACA. In pochi sanno, dalle nostre parti, della possibilità di frequentare il terzo e il quarto anno (o solo il quarto) di scuola superiore in un paese estero (la convenzione è estesa anche oltre i confini europei). Da poco sono scaduti i termini per aderire, attraverso Intercultura.it, a questo genere di programma. Io ne ero informato autonomamente, ma la maggior parte dei genitori ne ha appena sentito parlare o, peggio ancora, neppure ne conosce l’esistenza.

E come se non bastasse tutto ciò, ignorando solo per un attimo la totale assenza di orientamento di cui abbiamo già parlato mesi fa e che è spesso la causa principale della scelta di una scuola lontana dalle attitudini del singolo studente, l’esame di maturità –per chi lo raggiunge e lo supera- conferisce nella maggior parte dei casi un titolo derivante da una preparazione decisamente insufficiente rispetto a quegli standard europei che dovrebbero consentire sia la prosecuzione degli studi sia –nel caso dei cosiddetti “diplomi finiti”- un inserimento nel mondo del lavoro o dell’impresa, facendo sì che poco o nulla di quanto studiato possa poi dimostrarsi utile in seno ad un’esperienza successiva.

Salverei dal panorama desolante di cui abbiamo parlato la cosiddetta alternanza scuola-lavoro, cui molte scuole di Ischia stanno dedicando la giusta attenzione. Nel nostro contesto già abbastanza limitato di suo, la capacità dei coordinatori di progetto nel reperire sul territorio adeguate realtà imprenditoriali (che gratuitamente offrono tempo, spazio e risorse umane a vantaggio degli studenti) dove far trascorrere ai ragazzi un cospicuo numero di ore in luogo delle lezioni tradizionali, non può che arricchire un processo di formazione in cui determinate nozioni trovano una preziosa applicazione pratica che difficilmente verrà rimossa dal bagaglio esperienziale del singolo studente.

Resta il fatto che il mondo cambia in fretta. La scuola italiana, invece, specie al sud, ha ancora la ridotta ingranata.

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