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Il male minore e i bersagli preferiti

Non sono granché appassionato al toto-durata dell’attuale Governo nazionale; mi farebbe molto più piacere se fosse l’esperienza amministrativa in corso nel Comune di Ischia ad interrompersi quanto prima, sfatando il falso mito che preferisce il peggior Sindaco al miglior Commissario Prefettizio, a vantaggio del famoso aforisma in vernacolo “cchiù nera r’a mezanott nun po venì” (ogni riferimento a Enzo Ferrandino e la sua squadra è assolutamente voluto).

Tuttavia mi rendo conto che tanto gli esperti di settore più o meno colti quanto i semplici, soliti politologi da tastiera si stanno dilettando a compiere le più disparate (e talvolta imprudenti) previsioni sulla sorte dell’esecutivo in carica a Palazzo Chigi. Si tratta senza dubbio di una maggioranza del tutto insolita rispetto ai quadri politici cui abbiamo assistito nella cosiddetta “seconda Repubblica”, con un Presidente del Consiglio che di certo non soffre di particolari manie di protagonismo (se si considera che sono più frequenti e ficcanti gli interventi dei due vicari che i suoi) e una coalizione che, per quanto eterogenea possa essere, riesce a reggersi in piedi sulla base di un linguaggio nuovo e a portata di pancia che continua a garantirle notevole gradimento popolare.

Sono perplesso sulle reali possibilità del triumvirato Conte-Salvini-Di Maio di mantenere tutti gli impegni assunti in campagna elettorale prima e nel contratto di governo poi, ma sono ancor più scettico sul fatto che la guerra delle dichiarazioni e dei comunicati messa in atto dal PD e Forza Italia quali principali partiti d’opposizione non riesca più a condizionare granché l’opinione pubblica, in quanto strategia desueta e non più credibile di questi tempi, non fosse altro perché i suoi protagonisti sono stati –chi prima chi dopo- ottimi protagonisti della vita politica dei nostri ultimi vent’anni di storia.
Se già in passato, a meno di veri e propri colpi di stato con la regia del Colle e la collaborazione di un alleato, non si è riusciti a mandare a casa un governo prima di otto mesi dal suo insediamento (ricordiamo l’inesperto “Berlusconi I” del ’94), credo che attualmente nessuno penserebbe mai di fare lo stesso con un esecutivo che tra la gente, prima ancora che nei sondaggi pubblicati, gode ancora di grandissima fiducia. Sono tantissime le sue contraddizioni da mettere in evidenza, giorno dopo giorno: basta ascoltare le dichiarazioni dei vari esponenti di rilievo gialloverdi per rendersi conto che non stiamo avendo certamente a che fare con il top degli statisti di tutti i tempi. Ma se ci si confronta con il primo che capita, il classico “uomo della strada”, è difficile ottenere una risposta diversa dal più classico degli “abbiamo assistito al peggio per tanti anni, adesso lasciamoli lavorare e vediamo cosa sono capaci di fare”.

E se tanto mi dà tanto, è chiaro a tutti che è la logica del “male minore” ad avere la meglio ancora una volta; proprio come quando, nel 2012, mi lamentavo con molti Concittadini della riconferma di Giosi Ferrandino a Sindaco d’Ischia, dopo cinque anni di autentici disastri amministrativi: sette persone su dieci erano pronte a rispondermi che per la proposta messa in campo quale alternativa al sindaco uscente (Salvatore “Bambeniello” Mazzella –ndr), avevano preferito votare lui.

Lello Montuori, che politicamente e culturalmente parlando non è certo l’ultimo arrivato, benché chiaramente orientato a sinistra e, più precisamente, verso il PD, scriveva su Facebook la settimana scorsa che l’attuale Governo “cadrà, senza far rimpiangere quelli di prima, che pure non meritano alcuna difesa, che non si stagliano come giganti fra i nani di oggi, ma che almeno non avevano esposto il Paese alla gogna nei consessi internazionali, addirittura violando le Convenzioni sul rispetto dei diritti umani che sono la cifra dei paesi civili. Cadrà. Non so dire fra quanto. Ma cadrà, ben prima della sua fine naturale, perché poche volte in Italia dal dopoguerra ad oggi, è assurta ai vertici della Repubblica una classe dirigente più tronfia, incompetente, cinica e volgare.
Cadrà, nonostante il consenso di una parte significativa dell’elettorato che lo ha voluto e che con singolare pervicacia, ancora lo sostiene. Cadrà e difficilmente dopo potrà venirne uno peggiore
.“

A Lello, che sa bene quanto io lo stimi, ho ricordato –pur non condividendo pienamente la sua opinione- che il peggio può manifestarsi nelle forme storicamente, politicamente e amministrativamente più diverse. Non sono certo che l’attuale Governo possa effettivamente rappresentare una forza amministrativa del tutto positiva, ma dopo scarsi cinque mesi di attività mi sembra oltremodo azzardato esprimere su di esso un giudizio pari al male assoluto, essendo tutti ben consapevoli e memori di quanto indistintamente, nell’intera storia della Repubblica, buoni e cattivi, capaci e inetti, onesti ladroni e ladruncoli, cattocomunisti e falsi moralisti abbiano provocato danni certamente più gravi, a lungo andare, alla nostra collettività.

Il nostro Governo, insieme al Presidente americano Donald Trump, rappresentano di fatto le uniche due forze controcorrente rispetto all’establishment politico-economico mondiale e, per questo motivo, credo siano e resteranno a lungo il bersaglio preferito di chiunque appartenga al “sistema”. Il tempo e i fatti ci dimostreranno, nonostante tutto e tutti, la ragione da che parte sta. Oltre la passione smodata e le ideologie senza più rami e radici.

 

 

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