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Il Dispari: un’eredità più pesante dell’odio

In un periodo come quello natalizio in cui, almeno proverbialmente, dovremmo essere tutti più buoni, non è difficile accorgersi quanto il nostro piccolo (ma tutto muscoli) contesto sociale ischitano sia diffusamente propenso a quella litigiosità già scoperta da George Berkeley e confermata, molti decenni più tardi, da “Il Sole 24 ore”, che fu in grado di assegnare ad Ischia, statistiche alla mano, il maggior numero italiano di cause iscritte a ruolo.

Eppure, bene o male, dovremmo conoscerci tutti. Per carità, non è obbligatorio stimarsi ad ogni costo, ma almeno rispettarsi il minimo indispensabile, quello sì. Invece, ogni occasione è buona per armare il nostro fucile virtuale (per fortuna) e sparare contro questo o quello.

Onestamente non me la sento di tenermi fuori da questa mischia. In particolare negli ultimi anni, dico spesso ai miei familiari e alle persone che frequento di essere diventato alquanto intollerante, a tratti forse razzista, quando scopro che l’assenza di cultura ed educazione soppianta le norme del buon vivere civile. In più, come ho sempre fatto, continuo ad astenermi –da uomo libero quale mi ritengo- dal sottacere le cose che a mio avviso proprio non vanno, nella pubblica amministrazione come nella comunità in generale; e quando serve, non risparmio certo critiche oggettivamente dovute dal ruolo sovrano di cittadino attivo, non partigiano.

E vengo al tema ispiratore: conosco Gaetano Di Meglio da quando portava i pantaloncini corti. Ero amico fraterno del suo papà Domenico (io sono tra quelli che può vantare tale amicizia senza timore di smentita da alcuno, familiari compresi), della cui prematura scomparsa ho indubbiamente sofferto come per quella di un parente stretto, essendo stato parte integrante della mia giovinezza e di alcuni momenti importantissimi della mia vita; e, con lui, lo sono stati anche i Suoi giornali (Il Settimanale d’Ischia, Lo Sport Isolano e Il Golfo –quello vero-).

Con Gaetano ho vissuto gioie e dolori, soddisfazioni e delusioni, accordi e contrasti, notti insonni in cui alternare lavoro e diletto in una sana armonia i cui ritmi frenetici oggi mi sconvolgono al solo pensarci. E con lui, come con il suo Papà, sono stato testimone e sostenitore della nascita di una testata, IL DISPARI: un vero e proprio atto di coraggio settimanale in edicola, poi on line (giunto oggi ad una realtà di contatti unici assolutamente fenomenale per un bacino d’utenza come quello ischitano) e, dopo la sinergia con un uomo di parola come Antonio Pinto, anche quotidiano.

Non ho alcun interesse economico che mi lega al Dispari! Né io né Deltastudio.com, l’azienda di famiglia che ho fondato quasi trentadue anni fa, siamo agenti o concessionari dei suoi spazi pubblicitari e non lo siamo mai stati; non abbiamo quote o cariche nelle società che hanno a che fare con Il Dispari né ci è stato mai proposto di averne. Per giunta, non sono sempre d’accordo con le opinioni che Gaetano esprime sulle sue pagine e, talvolta, nemmeno nella loro forma, come nei tempi in cui egli riesce a rendersi compatibile rispetto alle richieste altrui a causa delle mille cose che fa. Eppure esistono due aspetti pressoché intoccabili per me, oltre al rapporto con Gaetano che prescinde da tutto questo e non teme alcun tipo di ingerenza, neppure quando la gente continua a credere che io abbia il potere di condizionarlo in ciò che scrive, venendomi a chiedere ancora oggi di intervenire a vantaggio di questa o quella posizione perché “solo tu puoi” (poveri illusi): sono il “rispetto assoluto” per la sostanza della linea editoriale e l’impegno da me costantemente mantenuto (eccetto la settimana in cui, purtroppo, morì mia madre) di scrivere un editoriale una volta a settimana, ininterrottamente, da quando esiste Il Dispari. Anche adesso che sto volando oltreoceano per andare a riabbracciare mio figlio.

Il secondo dei due (quello di scrivere per Il Dispari) rappresenta un impegno ereditario: Domenico, bontà sua, diceva a molti che “chill scriv tropp bell” (chill, ovviamente, ero io). Quando Gaetano, contro ogni possibile previsione, pose di fatto in secondo piano la sua condizione di provetto graphic designer ed antesignano web developer affinché, accettando un’eredità tanto gravosa quanto lontana dalla sua formazione, quegli stessi sforzi giornalistici di suo padre così affettivamente dannosi per lui ma così importanti per la Comunità non andassero a ramengo, la sorpresa fu tale da impedirmi ogni azione diversa dallo stargli vicino e fare con lui ciò che avevo sempre fatto con Domenico sin da ragazzino; gratuitamente come e più di sempre, s’intende, ma non per questo con meno impegno, passione e piacere.

Sulla “sostanza”, invece, credo che al di là di ogni ragionevole ed accettabile critica, la funzione di un mezzo d’informazione come Il Dispari in un posto come la nostra Isola sia fondamentale, al pari di quanto lo sia stato Il Golfo diretto da Domenico Di Meglio. E, che piaccia o no, Il Dispari merita rispetto, anche dalle istituzioni che dovrebbero far tesoro di certe critiche verso il loro più che discutibile operato e, in particolar modo, dai giovani, che dovrebbero rappresentare il nostro futuro e che, sempre più spesso, credono indebitamente di essere i depositari della verità.

Mi fanno ridere quelli che parlano di carta straccia, di carta igienica, di un giornaletto, del più classico del “’u padre era nata cosa”: ai tempi del Golfo di Domenico, quando i social network e l’informazione on line non esistevano ancora, quel giornale toccava anche le tremila copie vendute al giorno. Eppure, se parlavi con molti Ischitani, nessuno sembrava apprezzarlo, men che meno comprarlo o leggerlo, salvo poi conoscerne a menadito i contenuti o, in alcuni casi alquanto pittoreschi, acquistarlo e nasconderlo “di stramacchio” in mezzo ad altri giornali andando via dall’edicola. Oggi, con il web che domina incontrastato e con una pluralità di mass media che all’epoca del Golfo di Domenico appena s’immaginava, Il Dispari rappresenta, con tutti i suoi pregi e difetti, un immane sforzo di concretezza (specie sotto l’aspetto dell’affidabilità delle notizie) e non solo per la sinergia con Il Mattino di Napoli, ma perché resta l’unico punto di riferimento per chiunque voglia conoscere in tempo reale ciò che accade ad Ischia (grazie alla puntualissima edizione on line) ed approfondire, con l’edizione cartacea, le notizie di cui, come sovente accade, è venuto a conoscenza “per sentito dire” nel corso della giornata precedente. E anche con Il Dispari, come con Il Golfo di Domenico, l’odio è tanto, ma sempre scaturente dal fatto che entrambi svolgevano e svolgono il loro compito concretamente, al punto da… farsi leggere. Altro che “giurnalett”!

Chi ha ricevuto un’eredità, nella vita, sa bene che non sempre si è trattato di una vera ricchezza. Ciononostante, chi ne ha conosciuto il valore, anche semplicemente morale, la difende con i denti e fa di tutto per tenerla viva, nonostante il suo peso. Sarebbe troppo facile cedere il passo alle difficoltà del momento o, peggio ancora, all’odio diffuso di una società che, oggi più che mai, ha bisogno di ritrovare sé stessa e i valori che l’hanno fatta grande.

Ritrovare il rispetto reciproco è uno dei più importanti obiettivi che la nostra società isolana deve proporsi di perseguire. Buone Feste a tutti!

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