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Il commento. Le braccia chiuse dell’Europa

Sebastiano Cultrera | Sulla vicenda Open Arms l’Europa sta dimostrando che i sovranismi stano vincendo, culturalmente, in tutti i paesi membri. Non è solo Salvini, non è solo l’Italia che rifiuta i 49 profughi che stanno da giorni sulle navi di soccorso, in giro per il Mediterraneo. Certo l’Italia ha dato l’ennesima dimostrazione “simbolica” di intransigenza. “Ne abbiamo accolti troppi, finora” dice Salvini, scordandosi che altri paesi (Germania e Francia in primis) ne hanno accolti molti di più. Ma anche gli altri paesi europei, a partire dalla piccola Malta fino ai paesi più grandi e ricchi, stanno trovando scuse e motivazioni varie per non accogliere 49 persone che vagano, da Natale, nel Mediterraneo; al fine di lisciare il pelo ad una montante opinione pubblica ostile alle migrazioni. Questo è il motivo per cui sostengo che, culturalmente, i sovranismi stanno vincendo ovunque, in Europa. Siamo in una fase storica, infatti, di crisi dei valori legati agli interessi delle classi emergenti, in occidente, nel dopoguerra. Che possiamo riassumere nel ceto medio composto, tra l’altro, dalla piccola borghesia commerciale e impiegatizia e dalla emergente classe operaia imborghesita. Il ceto medio occidentale, ed europeo in particolar modo, ha sofferto e soffre particolarmente il processo di globalizzazione dell’economia che si è andato accelerando soprattutto in questo inizio di millennio. Intendiamoci, non bisogna guardare alla globalizzazione con occhio provinciale: essa si è dimostrata un fenomeno molto positivo, cioè funzionale agli obiettivi prefissati. In questi (pochi) anni si sono fatti progressi straordinari in molti campi (i cui effetti vedremo nel prossimo futuro) e, soprattutto è uscita dalla fame e dalla estrema povertà una moltitudine di essere umani (oltre un miliardo e mezzo di persone). In settori che prima non esistevano sono nate e cresciute imprese che fanno utili in tutto il mondo ed hanno contribuito ad espandere, come mai, l’economia mondiale. L’Europa, e la stessa Italia, per i propri prodotti di qualità può giovare di un mercato mai così ampio e mai così attento. Viviamo anni di boom della esportazione e il prodotto italiano, in alcuni settori è leader mondiale, e in un mondo sempre più grande. La “vittima” della globalizzazione è il ceto medio: in America, in Europa e in tutto il mondo occidentale. La crisi del ceto medio ha comportato, quindi, la crisi di quei valori borghesi che sono i valori costitutivi delle democrazie contemporanee. Concetti come la Libertà, la Democrazia, la Tolleranza e la Solidarietà sono, d’un tratto, divenuti precetti polverosi, facendo emergere ciechi egoismi e atteggiamenti alla “si salvi chi può”. La borghesia, che è stata la spina dorsale della democrazia liberale, sta venendo meno in tutto il mondo. E pascolano così, a braccetto estremismi, sovranismi e populismi. I “gilets jaunes” sono, ad esempio, uno strano connubio di sinistra e destra populista che lottano insieme (non a caso dall’Italia sono partiti in loro appoggio elementi di Casa Pound e di Potere al Popolo, ritrovandosi a braccetto). Hanno una sola cosa in comune: odiano la democrazia. E con essa odiano le sue ritualità, cioè le elezioni, i parlamenti, le istituzioni. E, di conseguenza, le capacità, le competenze, le specializzazioni. Non è che i popoli europei stiano diventando più razzisti, stanno solo facendo emergere in superfice piccoli odi sopiti dal comandamento della tolleranza, prima comunemente accettato all’interno di una società democratica che prometteva a ciascuno le proprie opportunità. Adesso dove sono le opportunità? Per emergere (e per partecipare a questo meraviglioso processo di avvicinamento al futuro che l’umanità sta vivendo) bisogna andare nella Silicon Valley, o in altri pochi altri (irraggiungibili) luoghi di eccellenza. Chi rimane nella massa deve spartire le risorse pubbliche con una marea di immigrati (clandestini e non) che stanno invadendo le nostre città. Chi vive un momento di difficoltà (e il ceto medio è in difficoltà) si trova naturalmente in competizione, nei percorsi del welfare, con stranieri, di altre razze e di altre culture. E anche chi riesce ad essere relativamente tranquillo si trova insidiato da piccole delinquenze perpetrate, spesso, da quelli stranieri. In questo quadro il sovranismo, cioè quello che grida: “Prima gli italiani” sembra avere ragione. Questo è ciò che accade nella terraferma. E questi sono i (tristi) motivi per cui, ancora oggi 49 esseri umani vagano tra i marosi e il freddo in attesa di un porto sicuro. Le regole stesse della convivenza civile vengono piegate da questa necessità di dare l’esempio. Cacciarne 49 per educarne mille, anzi milioni: quelli che vogliono, ancora, entrare nell’Europa ricca e accogliente dei racconti di amici e parenti dei tanti africani e mediorientali giunti negli anni. E questa politica “esemplare” prescinde anche dal diritto. In mare la legge internazionale tutela, innanzitutto, proprio la salvaguardia e la sopravvivenza della vita umana: il soccorso è un obbligo; come sarebbe un obbligo l’accoglienza dei profughi ad un porto più vicino. “Me ne frego” dice Salvini e gli fanno eco altri leader europei sotto ricatto dal populismo. Mala tempora currunt.

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  • “Cacciarne 49”? Cacciare in italiano significa: 1) Cercare o inseguire animali per catturali o ucciderli; 2) Mandar via o fuori; 3) Cavare o tirar fuori, estrarre o
    emettere con forza o con intenzione accentuata; 4) Spingere, far entrare con forza, violenza o disorientamento, ficcare (Vocabolario Devoto-Oli).
    Chi sta cacciando i 49?