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Il commento. Contro lo sfascismo multicolore riscoprire il rispetto delle idee altrui e il valore del Risorgimento

Benedetto Valentino | Non il fascismo evocato da più parti, ma lo sfascismo è il sentimento che prevale oggi nella nostra amata Italia. Lo sfascismo è l’atteggiamento politico proprio di chi persegue vantaggi immediati, senza preoccuparsi delle conseguenze delle sue decisioni per la collettività.
L’ultimo episodio riguarda il diniego di vari sindaci sull’applicazione del decreto sicurezza emesso da Matteo Salvini, ma è solo l’ultimo in ordine di tempo.
Le regioni del nord che chiedono maggiore autonomia, unitamente all’atteggiamento di “rivolta” dei sindaci, disegnano uno scenario futuro di un’Italia che sta perdendo non solo la coesione sociale, ma la ragione stessa di essere nazione.
E’ notizia di ieri che la disparità si misura anche nell’aspettativa di vita: a Trento si vive due anni più che in Calabria. Il differente sistema sanitario è la causa di tale discrepanza. Per la prima volta in quindici anni il 2017 segna un calo dell’aspettativa, secondo l’Istat. Ancora più profonde in Italia sono le differenze di ceto o titolo di studio: la differenza di longevità media fra chi ha al massimo la licenza elementare e chi ha almeno un diploma delle superiori è di cinque anni a favore dei secondi.
Non mi sembra il caso di ricordare in questa breve riflessione le ragione storiche di una unità d’Italia diseguale, ed il tema è un altro: dove stiamo andando? Dove sta andando il nostro Paese?
Molti evocano il pericolo fascista, cioè il timore di una svolta autoritaria. A mio modesto avviso il pericolo è un altro: la creazioen di fatto di tanti “staterelli” regionali spesso in guerra o in disaccordo anche in considerazione delle modeste somme che la crisi economica mette a disposizione degli enti pubblici.
La risposta italiana alla globalizzazione e alla disgregazione del sogno europeo rischia di essere la peggiore: anziché riscoprire i vantaggi di una unione sempre più vasta per fronteggiare le sempre più potenti economie orientali e il crescente sogno di potenza franco- germanico, noi scegliamo di ritornare al Medioevo, alla creazione dei nostri storici regni preunitari. Invertendo quindi l’orologio della storia, mentre il mondo procede in una direzione opposta, noi torniamo indietro nel tempo, riscoprendo antichi rancori e false ideologie. Come si può arginare questo fenomeno che sembra inarrestabile?
L’unica soluzione è riscoprire l’antico detto di Voltaire: “non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo.” Non è possibile che in Italia non si riesca a trovare una sintesi d’unità nazionale. Se questo poteva avere un senso fino a ieri, quando il nostro paese è stato il terreno di scontro tra capitalismo e comunismo, oggi la violenza verbale e l’antagonismo portato alle estreme conseguenze non ha più ragione di essere.
Dobbiamo riscoprire le ragioni e i valori del Risorgimento per far ritornare grande l’Italia e assicurare un futuro ai nostri figli. Per questo non c’è spazio né per le sceneggiate di Leoluca Orlando, né per quelle di Zaia.

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