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Il Capricho dei barboni. VIDEO

Ida Trofa | Il metodo Kennedy, la bacchetta magica le pulizie con guanti e ramazza ecco il risultato della cura Castagna al Capricho di Piazza Marina: cacca, urina, degrado, devastazione. Da balera a covo ideale per barboni, debitamente protetti da un reticolo di reti e ferro davanti al porticato.
Lo dimostra l’evidenza dei fatti oltre la negligente negazione di una certa politica. È tutto scritto, ora, nero su bianco sulla tragicomica ordinanza sindacale n ° 17 del 24 novembre 2016.
Lo stabile al centro di una intricata querelle sulla proprietà tra la Marina Mercantile che ne rivendica il titolo ed il comune che si dice proprietario da mesi è divenuto un vero e proprio centro di ricovero per senza tetto, sporco e degradato nelle viscere, vandalizzato e stuprato in ogni sua parte è ora oggetto di un rinnovato interesse comunale.
In tutto questo tira e molla, in cui per anni è stato coinvolto anche il privato gestore per il relativo pagamento dei canoni di occupazione, si è insinuato l’abbandono il degrado la deriva. E’ infatti proprio con l’addio del Privato, la Calise snc che si registrano i primi segni di una indecente devastazione.
Si scrive “Ordinanza di Messa insicurezza per la pubblica e privata incolumita’“, si legge sciatteria e scempio. Lo conferma l’Ufficio Tecnico con una apposita relazione.
Lo stesso l’ufficio di Grasso e D’Andrea a cui il sindaco Castagna ordina l’operazione recupero.
L’ennesimo proclama. L’auspico è che non restituisca i risultati dell’operazione recupero Capricho 1.0.
Nella relazione dell’UTC (prot. i nt. 274 del 15/11/2016) su cui si fonda il dispositivo targato Giovan Battista Castagna, risulta un quadro desolante ed assurdo che noi de il dispari andiamo denunciando da sempre.

LA RELAZIONE
Ecco il contenuto di quanto riportato dai tecnici dell’ufficio guidato da Enzo D’Andrea e Gaetano Grasso, lo stato del Capricho pregiudica la pubblica e privata incolumità. Solo ora se ne accorgono.
“L’immobile in oggetto, allo stato si presenta recintato perimetralmente con rete da cantiere rossa. Si può accedere al portico a mezzo di una scala in ferro posta sul lato posteriore nei pressi del forno delle pizze. L’interno è accessibile a chiunque attraverso alcuni vetri rotti delle porte ed attraverso una porta aperta e tenuta chiusa con un pezzo di tela.L’interno è in uno stato di sfacelo. Vi erano escrementi ovunque ed una forte puzza di urine. Immondizia diffusa in tutti i locali con vetri rotti per terra. Gli intonaci erano ammalorati quasi ovunque ed in alcune parti erano evidenti infiltrazioni di acqua piovana. L’impianto elettrico in pessimo stato e pericoloso. Sarebbe opportuno provvedere al distacco della fornitura di energia elettrica. I bagni non funzionanti. Al piano sottostante, ex discoteca, vi erano depositate vecchie maserizie ed immondizia varia. Vi erano infiltrazioni d’acqua ovunque. Pavimento sollevato, distacco di intonaci, pignatte dei solai rotti con in evidenza i ferri dei travetti arrugginiti e qualcuno anche spezzato. Insomma, tutto versa in uno stato di degrado assoluto. Lo stato di abbandono, l’incuria e l’utilizzo delle sale sia per depositarvi rifiuti che per i bisogni corporali da parte di vagabondi è causa di inconvenienti igienico sanitari che possono pregiudicare la pubblica e privata incolumità.”

L’ORDINANZA
Sulla scorta della determina dirigenziale n. 135 del primo aprile scorso, in occasione delle grave crollo ad una delle cupole del porticato, con cui è stato approvato il verbale di somma urgenza che ordinava di provvedere al transenna mento di tipo provvisorio dell’immobile Capricho de Calise ed al distacco delle parti di intonaco in imminente pericolo di distacco, al di sotto della volta.
Il sindaco Castagna “ritenuto che la mancata pulizia ed il pessimo stato di manutenzione possa pregiudicare la incolumità igienico sanitaria e fisica delle persone e che tale rischio è tuttora in essere i n quanto, essendo sempre accessibile, vi continueranno ad entrare persone non autorizzate ed i n special modo vagabondi senza fissa dimora” rileva l’urgenza e la necessità di agire atteso che “l’immobile è di proprietà Comunale e, comunque, nella sua disponibilitàper cui, allo stato, lo stesso Comune, deve provvedere al suo controllo e manutenzione.”
Si ordina in tal senso all’UTC di doversi eseguire tutte le opere necessarieper la messa in sicurezza del fabbricato.

LE OPERE ORDINATE
“A tutela della pubblica e privata incolumità, nonché della salute pubblica – così scrive Castagna prima di sottolineare la volontà di utilizzare il Bar e la sala Tea – E nel contempo, al fine di consentire l’utilizzo della sala bar e della sala tea room, di provvedere ad una pulizia, ripristino e rifunzionalizzazione“. Tutto mediante la esecuzione delle seguenti opere: pulizia e sgombero da tutte le vecchie masserizie,rifiuti e calcinacci del piano seminterrato con disinfettazione; pulizia e sgombero del piano primo da arredi fissi e suppellettili limitatamente alla parte delimitata dal corridoio antistante i bagni, la Sala Bar e la Tea Room; ripristino funzionale dei serramenti sempre limitatamente ai suddetti locali; creazione diaframma di isolamento tra cucina e sala Bar e Corridoio Bagni e Ristorante; riattivazione parziale impianto elettrico esistente anche mediante la posa in opera di tubazioni esterne; bonifiche impiantistiche in copertura; bonifiche delle facciate mediante eliminazione di corpi estranei e instabili; ripristino impermeabilizzazioni su lastrico solaio; ripristino calcestruzzi ammalorati; ppere ed attività ordinate al dirigente dell’Area Tecnica per la esecuzione ad horas. Opere necessarie per la messa i n sicurezza ed eliminazione dello stato dì pericolo nei locali Sala Bar e sala Tea Room, ai fini del loro utilizzo in attesa della esecuzione dei lavori che interesseranno l’intero complesso immobiliare.
Che non sia un operazione pronta e preparata per insoliti amici. Lo speculatore con imprese e aziende ben ramificate sul territorio e negli appalti pubblici locali.
L’affare Capricho appare come il risultato voluto, una parabola discendente ben studiata. Deprezzare, distruggere, portando lo ai minimi termini un bene comune che ora potrebbe essere ceduto “sottocosto“ al solito personaggio di comodo.

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