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Grimaldi: “Il 21 febbraio è calato il sipario su un capitolo della storia di Ischia”

GRIMALDI, THE END. Grimaldi è uomo delle istituzioni. Fa il pompiere. Quanto accaduto all’emergenza Ischia, al suo delegato, colpevole di essere della Giunta regionale è chiaro. Colpirne uno per educarne cento! Tutto tipico di un governo di dilettanti con derive sistemiche e gerarchiche da regime, da irresponsabili, aiutati e fomentati da una politica locale incompetente. Il capo della Protezione civile alla nostra testata ha dichiarato candidamente quel che sapevamo già: di fatto, seppur dichiarato cessata, l’emergenza è tutt’ora. E allora perchè? La decisione di usare lo spoils system non nasce dalla volontà di sostituire gli uscenti con alcune professionalità indicate dai partiti di governo. Ė stato usato per togliere di mezzo persone scelte da altri e per questo ritenute non affidabili. Lo spoileraggio c’entra poco. Grimaldi negli ultimi anni ha seguito almeno tre emergenze. E in questi anni si sono succeduti governi di destra, di centro e di sinistra. Insomma un attacco al cuore della credibilità dell’amministrazione pubblica che dovrebbe essere votata al bene comune e che invece vogliono piegare agli interessi di una parte politica. Se i soldi e le capacità per gestire il terremoto di Ischia, programmarne la ricostruzione, non ci sono (perché di questo parliamo con la forzata cessazione dello stato di emergenza e della sua contabilità speciale) non è cambiando le persone, politicamente sgradite, che si risolvono i problemi del paese, specie se si tratta di persone competenti ed accorte. Questa volta è toccato a Giuseppe Grimaldi, l’inquilino scomodo di Palazzo Santa Lucia, ritenuto nemico del governo perché rispetta le regole e, prima ancora, la logica dei rapporti umani e predica il buon senso, in un tutto che senso non ce l’ha. Ne rimane la chiara, pregnante trasparenza che lo porta verso nuove imprese, verso Acamir dove aspettano la fermezza. Noi, invece, andremo sempre avanti come abbiamo fatto sin qui, brancolando nel buio. La storia qui non insegna.

Ida Trofa | Grimaldi commissario la vittima ischitana del metodo Casalino. Lo strano spoils system pentastellato travolge anche il terremoto. “Licenziato” ma senza neppure un tweet. Una live chat, il 20 febbraio scorso, a metà mattinata, ufficializza gli ordini del Palazzo.
L’architetto Giuseppe Grimaldi è stato solo l’ennesimo obiettivo di questa logica “punitiva”, per dirla con le parole del presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia.
Fino al 21 febbraio 2019 commissario delegato all’Emergenza sisma Ischia 2017, Grimaldi è rientrato adesso, da funzionario, dipendente della Giunta Regionale già proiettato verso nuovi orizzonti alla guida di Acamir.
Non deve essere stato piacevole venire a sapere di essere stato licenziato, di punto in bianco, da un governo, dopo un anno e sei mesi di duro lavoro, senza neppure un cenno. Senza neppure una telefonata o una parola di concedo dagli stessi vertici della Protezione Civile di cui è stato espressione e ramificazione sul territorio. Un governo e una protezione civile che non hanno neppure assunto l’accortezza di una PEC, magari di una comunicazione social tanto cara al metodo grillino.
Niente. Non si sono neppure scomodati ad annunciarlo, il benservito, all’inviso “Pippo regionale”.
Un colpo difficile da digerire anche per uno scafato funzionario come lui, una vita al servizio della pubblica amministrazione e delle emergenze: prima all’Autorità di Bacino, poi con le alluvioni di Sarno e Benevento ed infine sull’Isola verde fino alla sua destituzione.
Ora, con l’ordinanza 587 di Protezione Civile firmata dal capo dipartimento Angelo Borrelli, avrà altri 30 giorni per relazionare sui suoi 18 mesi di gestione. Verosimilmente in carica fino al 10 maggio prossimo. Tanto rumore per nulla! Anzi no. Una guazzabuglio di ordinanze, una indicibile serie di castronerie collezionate, una dietro l’altra per togliergli, per togliere a Giuseppe Grimaldi , tre lunghi mesi di Ischia e una prospettiva. La parola fine giovedì sera quando Angelo Borrelli ha firmato l’ordinanza numero 587 ufficializzata 24 ore dopo per regolare la cessazione dell’attività di gestione dell’emergenza. Ci sono voluti due mesi e 4 bozze preliminari per apportare i correttivi necessari ad un provvedimento fatto di un solo articolo e un mare di forzature. Quattro settimane per acquisire l’intesa della Regione e il concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Due mesi e quattro bozze per ottenere l’intesa del MEF. Devono aver lavorato severamente tra Roma e Napoli al fine di rendere, almeno, decente un provvedimento che di fatto cessa l’emergenza, cessa la sua contabilità, trasferisce i residui sulla contabilità Schilardi e chiede a Grimaldi di relazionare in 30 giorni su 18 mesi di gestione. Commissario, posso ancora chiamarla così vero? Ma cosa caspita dovevano intendere o approvare?
“Ah, non lo chieda a me! Ne so praticamente quanto voi. Posso solo intuire. So semplicemente di dover consegnare tutto il mio lavoro e relazionare. Mi restano 30 giorni”.

21 febbraio 2019, cessa di punto in bianco il suo Stato di Emergenza. Il D.Lvo n. 1 del 2 gennaio 2018 avrebbe garantito al sisma di Ischia almeno un altro anno eppure, senza un’apparente motivazione, si è scelto di privare il territorio di questa opportunità e del suo sostegno. Esiste un perché?
“Il 21 febbraio è calato il sipario su un capitolo della storia di questa isola. Un’isola tanto meravigliosa quanto fragile e delicata che necessita, da sempre, di un attento e controllato utilizzo del proprio territorio. Lo stato di emergenza è uno stato temporale, legato al momento contingente, appunto, dell’emergenza, momento in cui necessitano particolari interventi che siano tali da garantire aiuto e supporto urgente e sufficiente alle popolazioni colpite da un evento disastroso. Per questo obiettivo io e la mia struttura abbiamo lavorato, mi si consenta, con spirito di sacrificio, abnegazione e passione per ciò che abbiamo sempre posto come primo obbiettivo. Ovvero fare il massimo per superare una fase di criticità davvero inimmaginabile e probabilmente ancora non del tutto immaginata agli occhi del resto del paese. L’isola d’Ischia ha subito un colpo durissimo e ciò che mi rammarica è che forse non siamo stati bravi, fino in fondo, a farlo comprendere del tutto. Abbiamo lavorato con gli strumenti che il legislatore ci aveva messo a disposizione e che personalmente ritengo dovrebbero essere ancora più forti e spinti, insomma tali da poter consentire con maggiore celerità e concretezza l’azione tempestiva in uno stato emergenziale. Abbiamo operato nonostante tutto senza mai perdere di vista la legalità e il bene della collettività. Uno stato, quello dell’emergenza, necessariamente afferente ad una fase temporanea e temporale che si ricollega al lavoro svolto in tal senso. Doveva comunque cessare e rientrare nell’ordinarietà. Certo, avremmo potuto avere una proroga di altri sei mesi, ma il Governo non lo ha ritenuto necessario. Chi di dovere ha fatto delle valutazioni e ha preso delle decisioni conseguenti. Diciamocela in un altro modo, potremmo leggere in queste valutazioni del Governo un riconoscimento di quanto fatto. Perché no? Possiamo pensare che le criticità siano state superate e che per tanto il lavoro svolto nell’emergenza sia stato tale da essere ritenuto concluso. Ciò che c’era da fare, è stato fatto, in fretta e, a quanto pare anche bene, tanto da poter rientrare, ora, nella fase di ordinarietà nella quale occorre ricostruire”.

Diciamocela, ma diciamocela davvero tutta e fuori dai denti. Lei vuol essere politicamente corretto. A tratti ecumenico. Eppure questa cosa dello Stato di Emergenza tolto al territorio dall’oggi al domani oltre ad essere contro legem è contro Grimaldi. Imbastita per farla fuori? Perché Schilardi ce l’ha con lei? E Borrelli?
“Lei mi attribuisce, forse un’importanza eccessiva. Da uomo della Pubblica Amministrazione, espressione sull’isola di Ischia, dello Stato e, in particolare del Dipartimento di Protezione civile, non posso e non voglio credere alla macchinazione contro la mia persona. Sono certo, come le ho già detto, che chi doveva valutare e decidere, sulla proroga dello Stato di Emergenza, lo ha fatto solo ed esclusivamente per il bene dei terremotati e della collettività tutta. Per lo stesso motivo non credo che Schilardi o Borrelli ce l’abbiano con me. Perché dovrebbero? Mi sembra che fino al 21 febbraio siamo stati tutti nella stessa squadra e pertanto abbiamo avuto gli stessi obiettivi e soprattutto gli stessi doveri nei confronti della popolazione colpita. Adesso continua l’altra fase, insomma tocca a chi deve velocemente ricostruire”.

Ricostruire è una parola grossa! 2475 sfollati ancora senza casa per quasi 1500 immobili da riportare in agibilità. Insomma sono tante case. In tre anni un miraggio. L’emergenza è reale non è certo uno stato che qualcuno si diverte a togliere o mettere con un tratto di penna sulla carta. I sindaci l’avevano accusata rivolgendosi al governo Conte di alimentare rapporti infuocati, poi sono finti col chiedere la proroga dello Stato di Emergenza sotto la pressione di ben 4500 firme ed una petizione popolare che la richiedeva a gran voce. Per questo si è bruciato l’emergenza?
“Spero di no, anzi con tutta onestà non oso nemmeno pensare, e sarebbe oltremodo delittuoso anche solo immaginarlo, che si sia scelto non prorogare lo Stato di Emergenza soltanto perché ci sono potuti essere dissidi tra me e gli amministratori locali, per altro nell’ambito di una dialettica che, seppur a volte con toni aspri e duri, è sempre avvenuta nel massimo e doveroso rispetto dei ruoli di ciascuno”.

La chiama normale dialettica tra lei e gli amministratori, intanto su molti interventi del suo Piano, sulle somme urgenze, ad esempio, da commissario ed anche dopo ha chiesto lumi all’ANAC di Cantone? Si lasci andare su, sia un po’ Grisù…
“Anche questa ritengo sia normale gestione amministrativa di procedure che, seppur attivate nell’ambito dello Stato di Emergenza, mantengono un profilo di ordinarietà evidente. Trovo normalissimo chiedere all’Autorità che esercita specifica attività di vigilanza in materia di contratti pubblici, proprio nello spirito della massima collaborazione istituzionale, autorevole conforto sulle procedure poste in essere dai soggetti attuatori durante la gestione, comunque complessa e critica, dell’emergenza. Come ho già avuto modo di dire in altre occasioni, c’è stato un rapporto dialettico, con normali fasi alterne. Sempre molto franco e diretto, con qualche burrasca, qualche strigliata, qualche richiesta che non poteva proprio essere accolta, ma anche collaborazione, condivisione, sinergia, lavoro gomito a gomito, senza il quale non avremmo forse potuto raggiungere i risultati che invece abbiamo raggiunto. E che i risultati almeno da parte nostra ci siano stati lo si evince anche da quelle 4500 firme. Sono per me la soddisfazione e la ricompensa più grande che potessi ricevere. Sono il riconoscimento del lavoro svolto, dicono che, forse, anche un oscuro burocrate, può, con il suo impegno, colpire nel segno, riuscire nel suo intento. Tutto ciò che quelle oltre 4500 firme volevano esprimere, lo porterò sempre con me, in tutte le mie esperienze future come il più grande e inaspettato attestato di stima da parte della popolazione e sarà sicuramente la mia forza. Essere un po’ Grisù? Per carità non ci penso proprio”.

Grimaldi vittima del metodo Casalino, licenziato senza neppure l’onore di un tweet! In qualche modo le è stato riservato lo stesso trattamento di Gianni Kessler ai Monopoli e Dogane, di Roberto Raggi all’agenzia Demanio. A loro un tweet, a lei neppure quello, ma una fredda live chat dove le hanno annunciato il ben servito. Sapeva già che la Sua Emergenza era giunta al capolinea?
“Mi date troppa importanza se mi paragonate al trattamento ricevuto da queste autorevoli persone e poi mi trova impreparato sul metodo Casalino, non so cosa sia! Per quanto riguarda i tweet lasciamo stare, lasciamoli a chi ci crede, ci vive o chi pensa di costruirsi la propria immagine. Avrà sicuramente capito che sono un uomo poco “social”, sarò forse un po’ all’antica, ma questi metodi non appartengono al mio modo d’essere. Al di là delle battute, delle scarse possibilità che lo stato di emergenza venisse prorogato, ne avevo avuto sensazione già da un po’ di tempo. Ritengo che è stato fatto tutto quello che doverosamente andava fatto per chiedere la proroga, d’altra parte, come ho già più volte detto, le motivazioni per le quali nei Comuni colpiti dal sisma necessitava la proroga dello stato di emergenza le ho scritte sin da luglio dello scorso anno e non sono cambiate rispetto a gennaio scorso, ma evidentemente le valutazioni fatte dal Dipartimento della protezione civile e dal Governo sono state diverse e le rispettiamo. Quanto al mancato preavviso, posso risponderle solo, che capisco che il Dipartimento di protezione civile abbia, sul territorio nazionale, tante altre criticità ed emergenze di cui occuparsi.”

Lascia una eredità pesante, ha qualche rimpianto?
“Ho solo due rimpianti. Il primo è non aver completato le opere iniziate – ma sono sicuro che ciò sarà degnamente fatto dalle amministrazioni che ho individuato – e soprattutto l’aver lasciato questi territori in maniera repentina, trasmettendo, forse alle persone, la sensazione di uno strappo improvviso e violento che, senza il dovuto tatto, tantomeno la sensibilità istituzionale, dovuta e doverosa, in una realtà come questa, come quella del terremoto di Ischia, non ha tenuto conto di attese e aneliti, spezzando ogni rapporto di punto in bianco”.

Dopo 18 mesi ad Ischia avrebbero dovuto indurre chi muove le fila di questa assurda gestione a garantire una minima dignità istituzionale a chi ha lavorato in questi mesi su Ischia e per la sua emergenza. In termini umani, se ancora l’umanità esiste. Avrebbero dovuto indurre chi muove le fila di questo assurdo gioco a riconoscere l’opportunità di dare a Grimaldi almeno l’occasione di salutare le persone, se non le istituzioni locali, di ritornare ad Ischia da commissario per il giusto commiato. Architetto le hanno negato anche quello. Dunque?
“Mi dispiace aver dato la sensazione di questo distacco improvviso. Non avrei voluto. Mi piacerebbe salutare in maniera affettuosa tutte le persone che di questo dramma hanno veramente sofferto. E’ per questo che voglio approfittare delle pagine del vostro giornale, per salutare questa splendida isola e la sua gente che, sia pure attraverso un dramma, tanto mi ha dato e insegnato. I mesi trascorsi ad Ischia sono stati caratterizzati da impegno, lavoro, dedizione e sacrifici. La mia gestione non avrebbe potuto raggiungere gli obiettivi che ha raggiunto se non ci fosse stato il personale impegno e sacrificio delle tante troppe persone che hanno vissuto questo dramma, di quanti, conosciuti o sconosciuti, hanno lavorato con spirito di abnegazione e completa dedizione, aiutandomi e supportandomi in ogni modo. Il primo doveroso saluto, personale e istituzionale, va alla Regione Campania, al Dipartimento della Protezione Civile, al Segretariato regionale MiBACT per la Campania – Unità di crisi Coordinamento Regionale della Campania, alla Prefettura di Napoli e alla Città metropolitana agli Ordini professionali degli Architetti, dei Geologi, degli Ingegneri e dei Geometri, per il sostegno, la collaborazione e il sostegno professionale ricevuto. Il mio personale ringraziamento è inoltre rivolto a quanti con prontezza, sacrificio e senso del dovere hanno agito per portare assistenza e soccorso alla popolazione: allo Stato Maggiore dell’Esercito, al Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri, al Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, alla Polizia di Stato, al Comando Generale della Guardia di Finanza, al Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera e ai Corpi dei Vigili Urbani dei Comuni. La mia profonda stima e un grazie sentito a quanti in questi mesi hanno agito in nome e per conto della struttura commissariale, ai dipendenti delle amministrazioni comunali di Casamicciola Terme, Forio e Lacco Ameno a quelli della Città Metropolitana e ai colleghi delle strutture regionali a vario titolo coinvolti. Spero di non aver dimenticato nessuno. Un grazie anche al vostro giornale. Ma il direttore porta ancora la barba? Consentitemi, però di rivolgere, per finire, dei ringraziamenti speciali.

Ci mancherebbe.
“Innanzitutto un “grazie particolare” a quanti, in questi mesi, hanno direttamente condiviso con me gli oneri della gestione: ai colleghi della struttura commissariale. Ho chiesto sempre tanto e troppo, e loro, in condizioni non sempre agevoli, anzi, a volte davvero ostiche, sono riusciti, sempre, nonostante tutto e tutti, a sopportami e supportarmi, con un impegno e una dedizione che sono andati ben oltre il semplice dovere di funzionari pubblici.
Un grandissimo in bocca al lupo e un grazie speciale, sono quelli che ho lasciato per ultimo. Il primo a chi ha scelto sin dal primo giorno di rimanere ancorato ai propri luoghi, a non abbandonarli mai, a non avere paura di continuare a viverli così come ha fatto la gente di Piazza Majo e quella del Fango. A tutti quelli che hanno scelto di tornare lì, in quei posti, nonostante tutto e tutti. A quelli che hanno con forza ripreso a lavorare rischiando e rimettendosi in gioco per cercare di superare una tragedia cosi grande. Un saluto affettuoso va a tutta questa gente che con ostinazione e cocciutaggine non ha voluto sentire ragioni, non ha voluto abbandonare i propri borghi per non rischiare di morire di burocrazia. Di queste persone ricordo i nomi e gli occhi del coraggio, quel coraggio che spero non li abbandoni mai e li faccia continuare ad andare avanti, con la stessa testardaggine, a pretendere ciò che è loro, ciò che una tragedia gli ha tolto.
E’ il mio personalissimo grazie alla gente di Ischia, gente con la quale, ogni giorno di questi diciotto mesi, ho condiviso esperienze, emozioni, battaglie e frustrazioni. Ho visto volti e su questi ho visto sorrisi, disperazione, tristezza, passione, tenacia, ho sentito parole e in queste ho trovato rabbia e amarezza, conforto e speranza, ho sentito tante storie personali e ho stretto mani, tante mani che resteranno per sempre parte di me, del mio bagaglio professionale ma soprattutto di quello umano. A questa gente, tutta la mia stima, il mio incoraggiamento e il mio arrivederci, un arrivederci detto con affetto sincero e con la consapevolezza e l’orgoglio che il pezzo di cammino fatto insieme, non sarà dimenticato. A tutti voi, grazie di cuore, nel vostro dramma mi avete insegnato ancora tanto”.

Il Commissario per l’Emergenza dribbla le polemiche, snobba i sindaci e si concentra sulla gente.  Non sfugge però l’amarezza umana ed istituzionale.

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