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Gli stabilimenti della discordia a Casamicciola, la Procura processa i titolari

Le indagini sono iniziate nel maggio dello scorso anno e condotte dalla Capitaneria. I titolari degli stabilimenti avrebbero violato le autorizzazioni e non si sarebbero prodigati a rispettare le disposizioni impartite dall’Autorità marittima e dallo stesso Comune di Casamicciola. E non provvedendo al ripristino dello stato dei luoghi, come era ben riportato negli atti concessori. Dinanzi al tribunale dovranno comparire Paolo Mennella, Teresa Vuolo e Francesco Pisani

Paolo Mosè | I titolari degli stabilimenti balneari di Casamicciola che d’estate realizzano una piattaforma in legno sugli scogli sono stati rinviati a giudizio al termine di una indagine condotta dal pubblico ministero Manuela Persico per una serie di violazioni alle norme del Codice della Navigazione, per aver violato le autorizzazioni che vennero rilasciate mancando di rimuovere le basi della struttura in legno e gli ancoraggi posti tra gli scogli. In questa struttura vennero realizzati anche dei chioschi, degli spogliatoio e delle aree per allocare i bagni, dei depositi e una zona pronto soccorso. Si procedette al sequestro delle aree e nacque un contenzioso tra gli stessi operatori titolari degli stabilimenti e il Comune di Casamicciola. Rischiando, l’anno scorso, di rendere inefficaci tali attività. Il pubblico ministero, infatti, ritiene il reato tuttora perdurante non essendo stato eliminato del tutto ciò che era stato installato sugli scogli a far data dal 1 gennaio 2016. Individuata come persona offesa il sindaco di Casamicciola Terme, che potrà costituirsi parte civile, il cui processo inizierà pochi giorni prima dell’inizio ufficiale dell’estate. Sul banco degli imputati siederanno Paolo Mennella, difeso dall’avv. Francesco Capezza, Teresa Vuolo, difesa dall’avv. Gelsomino Sirabella, e Francesco Pisani, difeso dall’avv. Gianluca Bancale. Tutti e tre gli imputati sono residenti nel comune di Casamicciola. Sono complesse ed articolate le contestazioni che vengono mosse ad ognuno dei tre imputati, a cui vengono descritte le violazioni, ciò che realmente hanno realizzato e si sostiene anche che vi siano stati degli abusi, in quanto tali attività o comunque strutture erano presenti oltre il tempo massimo stabilito. E in alcuni casi si era anche proceduto all’utilizzo delle aree accogliendo gli ospiti. Da qui i sopralluoghi predisposti dai militari della Capitaneria di Porto che hanno svolto una serie di controlli sui luoghi. Scrivendo nei verbali anche di sequestro tutto ciò che si riteneva non conforme alle disposizioni del Codice della Navigazione, procedendo con l’elezione di domicilio nei confronti dei titolari e trasmettendo le opportune verifiche eseguite al pubblico ministero. Come si ricorderà, queste aree vennero sottoposte a sequestro e vi furono dei ricorsi al tribunale del riesame e da queste attività la polizia giudiziaria estese le verifiche anche in altre località dell’isola. Ove erano state poste delle strutture precarie, autorizzate a tempo determinato, e verificando che vi erano aree occupate abusivamente.

LA PRIMA ACCUSA.
Per ognuno degli imputati vi è una contestazione ben precisa, iniziando da Paolo Mennella: «Per avere, in qualità di legale rappresentante della soc. “Ditta Mennella Paolo” e di affidatario ex art. 45-Cod. Nav. dell’area demaniale marittima su cui insiste lo stabilimento balneare denominato “Blu Bay”, sito nel Comune di Casamicciola Terme, al lotto F1.c, in zona sottoposta a vincolo paesaggistico-ambientale, mediante condotta consistita: – nel non smontare a fine stagione estiva, ed in particolare alla data del 31/10, la struttura balneare autorizzata dal Comune di Casamicciola, ai sensi dell’’art. 45-bis Cod. Nav, dall’1.5. al 31.10 di ogni anno, a far data dal 2007, fino al 31.10.2016 (vista l’ultima autorizzazione, nr. 23 del 17.8.16, che autorizzava l’installazione della suddetta dall’1.6, e comunque faceva salvi, come le precedenti i provvedimenti autorizzatori edilizi ed ambientali, in realtà mai emessi), “all’interno della corrispondente concessione demaniale marittima”, per la sola posa di tensostrutture e lettini su pedana, con relative scalette per l’accesso al mare; – nell’installare nr. 1 chiosco-bar, nr. 1 spogliatoio, nr. 2 locali w.c., nr. 1 deposito per attrezzature, nr. 1 locale di pronto soccorso, in assenza dei necessari provvedimenti autorizzatori edilizi ed ambientali; – nel mantenere “in loco” l’intera suddetta struttura balneare anche nella stagione estiva 2017, in assenza assoluta di titoli autorizzatori, attesa la scadenza dell’ultima autorizzazione ex art. 45-bis Cod. Nav. al 31.10.2016 e la mancata successiva emissione di autorizzazione per l’esercizio in corso e nonostante l’ordinanza comunale nr. 32 del 9.5.17 di rimozione delle strutture e di ripristino dello stato dei luoghi; occupato abusivamente, facendone uso, fino al 31.10.2016, in assenza di autorizzazione comunale ex art. 45-bis Cod. Nav. efficace, e a far data dall’1.11.2016, in totale assenza di provvedimento autorizzatorio, l’area demaniale marittima ubicata nel Comune di Casamicciola Terme, al lotto F1.c; Fatto commesso in Casamicciola Terme, con condotta perdurante, a far data dal 2007, nelle forme sopra evidenziate, ed ancora in corso».

LA SECONDA IMPUTATA
Identica contestazione nei confronti dell’altra titolare della società che gestiva un’area che è stata utilizzata per creare le condizioni di uno stabilimento balneare capace di offrire servizi in un angolo dell’isola particolarmente accogliente. Si tratta di Teresa Vuolo «per avere, in qualità di amministratore unico della soc. “Acquamarina s.r.l.” e di affidatario ex art. 45-bis Cod. Nav. dell’area demaniale marittima su cui insiste lo stabilimento balneare denominato “Acquamarina”, sito nel Comune di Casamicciola Terme, al lotto B2.a, in zona sottoposta a vincolo paesaggistico-ambientale, mediante condotta consistita: – nel non smontare a fine stagione estiva, ed in particolare alla data del 31/10, la struttura balneare autorizzata dal Comune di Casamicciola, ai sensi dell’art. 45-bis Cod. Nav. dall’1.5. al 31.10 di ogni anno, a far data dal 2007, fino al 31.10.2016 (vista l’ultima autorizzazione, nr. 21 del 17.8.16, che autorizzava l’installazione della suddetta dall’1.6, e comunque faceva salvi, come le precedenti, i provvedimenti autorizzatori edilizi ed ambientali, in realtà mai emessi), “all’interno della corrispondente concessione demaniale marittima”, per la sola posa di tensostrutture e lettini su pedana, con relative scalette per l’accesso al mare: nell’installare_nr. 2 wc, nr. 1 chiosco, nr. 1 cabina infermeria, nr. 1 cabina spogliatoio, in assenza dei necessari provvedimenti autorizzatori edilizi ed ambientali;  -nel mantenere “in loco” l’intera suddetta struttura balneare anche nella stagione 2017, in assenza assoluta di titoli autorizzatori, attesa la scadenza dell’ultima autorizzazione ex art. 45-bis Cod. Nav. al 31.10.2016 e la mancata successiva emissione di autorizzazione per l’esercizio in corso e nonostante l’ordinanza comunale nr. 33 del 9.5.17 di rimozione delle strutture e di ripristino dello stato dei luoghi; occupato abusivamente, facendone uso, fino al 31.10.2016, in assenza di autorizzazione comunale ex art. 45-bis Cod. Nav. efficace, e a far data dall’1.11.2016, in totale assenza di provvedimento autorizzatorio, l’area demaniale marittima ubicata nel Comune di Casamicciola, al lotto B2.a; Fatto commesso in Casamicciola Terme, con condotta perdurante, a far data dal 2007, nelle forme sopra evidenziate, ed ancora in corso».

L’ULTIMA CONTESTAZIONE.
Ultimo in ordine cronologico, come stabilito dal pubblico ministero, è Francesco Pisani, anche lui a giudizio essendo di fatto il titolare della società che ha ricevuto all’epoca la concessione demaniale e che con il passare del tempo si sarebbe ingrandita senza che avesse avuto le necessarie concessioni e per agevolare l’ingresso sarebbe stato creato un varco che la Capitaneria di Porto ne ha segnalato la violazione al pubblico ministero, che puntualmente ha riportato nel capo d’imputazione: «Per avere, in qualità di legale rappresentante della società “Pisani s.r.l.”, destinatario della concessione demaniale marittima nr. 2 del 27.3.2009, prorogata fino al 31.12.2015, avente ad oggetto l’area di mq. 600,00 di arenile, con a fronte a mare di ml. 48,20, alla Via S. Girardi-Località Perrone, nonché, in ampliamento, una porzione di arenile di mq. 374,00 ed un’area di mq. 62,80, per la creazione di un punto di accesso al mare insistente sia sulla scogliera che sull’arenile che in acqua, su cui insiste lo stabilimento balneare denominato “La Scogliera”, sito nel Comune di Casamicciola Terme, in zona sottoposta a vincolo paesaggistico-ambientale, mediante condotta consistita: – nel non smontare a fine stagione estiva, ed in particolare alla data del 31/10, la suddetta struttura balneare; – nel non munirsi dei provvedimenti autorizzatori edilizi ed ambientali, mai emessi; -nel mantenere “in loco” l’intera suddetta struttura balneare anche nella stagione estiva 2017, in assenza assoluta di titoli abilitativi, attesa la scadenza dell’ultima concessione demaniale marittima al 31.12.2015; occupato abusivamente, facendone uso, l’area demaniale marittima ubicata nel Comune di Casamicciola, oggetto della suddetta concessione demaniale; Fatto commesso in Casamicciola Terme, con condotta perdurante, a far data dall’1.1.2016 ed ancora in corso».

Tutto si poggia sulla informativa di reato, il susseguirsi di attività d’indagine delegata alla polizia giudiziaria e il sequestro che è stato eseguito nella immediatezza dei fatti e che ha trovato piena corrispondenza nell’autorità giudiziaria, che nella prima fase ha ritenuto che vi fossero tutte le condizioni. Sarà comunque un processo che si svolgerà soprattutto acquisendo le copiose documentazioni che proverranno dalla parte stessa “incriminata” e dall’esame testimoniale dei sottufficiali della Capitaneria di Porto che hanno eseguito i controlli, che hanno sottoscritto le informative al sostituto procuratore Persico e dei sequestri che ne sono seguiti, anche in relazione ai documenti in possesso del Comune di Casamicciola. Un’attività complessa che impegnerà il giudice a valutare, soprattutto, se la mancanza di rimozione nel tempo stabilito configuri il reato previsto dal Codice della Navigazione. Anche perché la difesa sostiene che comunque quell’area dopo il termine concesso non era stata più utilizzata. E che infine ciò che era stato realizzato venne rimosso con un ritardo. Oppure se quegli ancoraggi sono da definirsi una violazione, anche in prospettiva che l’estate successiva la struttura sarebbe stata di nuovo realizzata.

 

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