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Giuseppe Conte ad Ischia: qual buon vento?

DUE PILLOLE DI 4WARD

Giuseppe Conte ad Ischia: qual buon vento? Il Presidente del Consiglio dei Ministri che si chiama come mio padre e mio nipote è stato ad Ischia ieri, visitando le zone terremotate e rilasciando alla stampa e all’opinione pubblica importanti dichiarazioni relative ad interventi ormai imminenti che porteranno, a suo dire, rimedi e risorse ai danni provocati dal sisma del 21 agosto 2017.

Il nostro Quotidiano ha infatti riferito, con la solita inimitabile puntualità, dell’imminente presentazione in CdM del “Decreto Ischia” (dovrebbe avvenire tra una settimana a cura diretta del Premier) e dello sblocco dei fondi a favore delle scuole. La notizia fa chiaramente piacere, sebbene per un giustificato scettiscimo da novello San Tommaso preferisco attendere che tutto accada, prima di gioire. Da ischitano, però, sono legittimato a credere che dopo il totale inattivismo di oltre un anno, la nostra salvezza abbia un solo nome: Ponte Morandi. Proprio così: il “governo del fare” non avrebbe mai potuto sostenere e giustificare la palese disparità di trattamento tra gli sfollati di Genova (ai quali sono state promesse nuove case entro novembre) e quelli ischitani, il cui numero è di gran lunga superiore ma che, soprattutto, stanno ancora attendendo soluzioni concrete. Alle poco convincenti buone intenzioni degli addetti ai lavori che si occupavano del post sisma ad Ischia, insieme al tempo che passava inesorabile, si è contrapposta con forza la posizione intransigente del Presidente della Regione Liguria, impegnatosi pubblicamente dal primo momento, senza esitazioni e con un timing concreto e degno di un amministratore pubblico di qualità a risolvere rapidamente l’emergenza abitativa delle famiglie residenti nelle zone limitrofe al crollo del ponte. Ed è mia ferma convinzione che solo per questo motivo, visto l’auspicabile avallo concesso a Toti da parte di un Governo a lui amico (se si considera il suo vecchio, ottimo legame con Matteo Salvini) e la necessità dello stesso esecutivo nazionale di dimostrare un’efficienza senza precedenti anche nella gestione delle emergenze, anche Ischia ha –per così dire- meritato la visita del capo del Governo e l’adozione di una linea operativa finora sconosciuta anche nei proclami. Solo poco più di un mese prima, nel decreto a supporto delle zone terremotate del centro Italia, Ischia non era stata ritenuta degna d’attenzione, con la scusa dell’indisponibilità di risorse. Ben venga, quindi, tutto quanto utile a sbloccare lo stallo in cui quelle zone sfortunate della nostra Isola e i tantissimi che ci vivevano e lavoravano si erano quasi rassegnati a subire ancora a lungo. Tuttavia, la domanda è semplice: se non fosse crollato quel ponte a Genova, quanto altro tempo avremmo dovuto aspettare, prima di veder riconosciuta la nostra dignità di “Italiani come gli altri”?

Italiani ignari (e anche un po’ ignavi) – Il Corriere della Sera, l’altro ieri, ha pubblicato un questionario “provocatorio” a cui mi sono sottoposto volentieri anch’io. La premessa era questa: gli Italiani sono quelli che conoscono meno il contesto sociale in cui vivono (Stati Uniti e Francia li seguono a ruota), se si considera che tra i quattordici paesi coinvolti in un’indagine annuale che viene eseguita sin dal 2014, proprio dalle nostre parti abbiamo dimostrato di avere una percezione dei fatti sensibilmente lontana dalla realtà. Non so fino a che punto possa risultarVi interessante sapere che su ogni cento Italiani ci sono 85 veicoli immatricolati (gli oltre settantamila di Ischia battono ogni record in barba alle indagini), o che il 9,2% dei residenti in Italia sono immigrati, o ancora che solo poco più del 69% degli Italiani si connettono in qualche modo ad internet da casa e che in Italia si investe in sanità quasi il 9% del prodotto interno lordo nazionale. Quello che deve far riflettere, invece, è l’indifferenza di tutti noi verso ciò che ci circonda, a meno che non ci riguardi direttamente. Io stesso, pur ritenendomi soggetto piuttosto informato ed incline alla conoscenza del sociale e nonostante abbia imbroccato molte delle risposte positive a quel questionario, ho scoperto che su alcuni dati ne so meno di quanto potessi immaginare: mai avrei pensato, infatti, che ancora oggi in Italia 80 persone su 100 sono cristiane, che quelle musulmane sono quasi 5 e che nel 2030 saranno invece oltre il 5% dell’intera popolazione. In fin dei conti, lo scrivo da una vita: not in my backyard non è altro che il filo conduttore del comportamento abitualmente diffuso in Italia e, peggio ancora, qui ad Ischia, dove viene rafforzato ulteriormente dal famoso aforisma “nu palm ‘a rass…” che per comprensibile decenza non posso completare in questa sede. In altre parole, pensavamo di essere gli unici a vivere pensando esclusivamente ai cazzetti nostri e pressoché ignari di quel che accade intorno a noi, ritenendolo secondario rispetto alle nostre necessità ed interessi individuali; questo, forse, immaginando che la cittadinanza attiva, spesso testimoniata dai sentimenti di antipolitica come quelli ampiamente manifestati prima delle ultime elezioni politiche, rappresentasse una realtà concreta e tangibile in quel della terraferma. RallegrateVi ed esultate, Concittadini miei: non siamo certo gli unici ignavi dello Stivale, ma… sempre tra gli ignavi restiamo! Mal comune mezzo gaudio? Chissà…

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