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Giovanni de Angelis: “A Piazza degli Eroi vinca la vera bellezza”

Lo scultore, ripercorre le tappe e i bozzetti condivisi con il primo cittadino di Ischia.  La vicenda: A breve partiranno i lavori per la “nuova” piazza degli Eroi e l’amministrazione ha previsto un’installazione. prima “commissionata” a Giovanni de Angelis, poi a Giuseppe Maraniello

Gaetano Di Meglio | Facciamo vincere la bellezza. E’ un po’ questo l’essenza del concetto che dovrebbe spingere gli amministratori di Ischia nella scelta della statua, o meglio dell’installazione, che servirà ad impreziosire la nuova Piazza degli Eori.
Una piazza, pensata dai borsisti del comune, come se fosse un po’ il giardino abusivo di una casa abusiva di chi vota i consiglieri comunali, il centro di Ischia si abbia al cambiamento. Come? Nessuno lo sa. In che modo tutto questo influenzerà la vita del comune neanche lo sappiamo, ma fermiamoci a riflettere su quella che è la scelta politica di cosa installare al centro di questa nuova piazza.
Domenica vi abbiamo parlato di un duello (immaginario) all’ultimo bozzetto, tra Giovanni de Angelis e Giuseppe Maraniello. Tra Carolina Monti, assessore e Giorgio Brandi.
Un duello o una guerra che, sinceramente, ha poco da animare. E che, volendo, potrebbe già finire sul nascere se facessimo vincere, per una volta, un senso di originale amor proprio.
Non è il caso di dire “meglio uno o meglio l’altro”. Non è neanche il caso di fare ragionamenti su questo o quello, sul mi piace o non mi piace. C’è un riflessione, a monte, da fare. Un artista di qualunque parte del mondo o uno che è nato ad Ischia e proprio in quel luogo ed erede di una delle famiglie più influenti della storia della nostra arte? Un omaggio ai “de Angelis”? E perché no!
Parlando con il maestro, c’è un senso di velata nostalgia. Una reazione, silenziosa, alla triste realtà della società ischitana. Una società che ha sempre costretto i suoi a cercare fortuna altrove. Una gabbia che falsa la dimensione al suo interno.
Tra le parole off record, ne abbiamo “rubato” alcune che lasciano questo senso: «Ho vinto vari concorsi e ho clienti in tutta Europa, ma qui il discorso è anche un altro. Ho 80 anni, per fare una scultura del genere ci vuole molta forza”. Appunto, tanta forza.
La “battaglia”, come vi abbiamo raccontato domenica, è tra le produzioni di due tra i migliori esponenti dell’arte della nostra nazione. Ma tra i due, e tra tutti gli altri che vorremmo e potremmo catalogare in un ipotetico “roaster”, solo Giovanni è un “de Angelis”. Solo Giovanni è uno scultore. Solo Giovanni è famoso e, tra l’altro, solo Giovanni è nato in quel luogo.
La scelta, e crediamo di poter sostenere che anche Giorgio Brandi e Maraniello potrebbero essere d’accordo, è di sentimento. Al netto dei costi, dei possibili ricavi o di quanto altro di economico possa essere inserito tra gli argomenti di questa vicenda.
Ieri mattina, con il sole alto che illuminava il volto di “Vita” all’esterno dello studio del maestro abbiamo scambiato qualche parolina.

– Maestro, come nasce questa vicenda
«Venne da me il Sindaco su sollecitazione dell’Arch. Giovannangelo De Angelis, con anche gli architetti del PIDA. La prima volta, ho mostrato al Sindaco Enzo un bozzetto. E’ lo studio di alcune foglie accartocciate, un simbolo di fine vita, una vita che non c’è più e che si è spenta, cosa che fa riferimento alla scomparsa di questi personaggi ischitani, questi Eroi. Che credo siano scomparsi durante delle campagne di guerra in Africa. Ma il bozzetto che avevo tra le mani aveva solo due elementi, allora il sindaco mi chiese di poter immaginare una soluzione con quattro elementi affinché si potessero rappresentare questi “eroi” .
Il bozzetto che ci aveva convinto è composto da quattro foglie che rappresentano anche la rinascita, portano con loro il germe del frutto. E’ un’immagine che ci riporta all’albero che, tanti anni fa c’era a Piazza degli Eroi. E l’albero è un elemento radicato a terra, e con il suo fusto, così come il bozzetto, ha uno sviluppo tortuoso proprio come è la vita»

– Ce lo può descrivere?
Con ke parole è impossibile. Ci sono questi quattro elementi che raccontano della bellezza. E sono da immaginare nella loro realizzazione in pietra ischitana. Un’opera che dovrebbe sfiorare i cinque metri. Un lavoro immane. Certo, verrebbe realizzato a pezzi sia perché non ci sono cave a Ischia dover potar fuori un unico blocco e perché credo sia necessario usare la pietra di Ischia».

– E come si lavorerebbe
«E’ ovvio che lo lavorerei io. Dopo le prime intese con il sindaco avevo anche trovato un appoggio locale presso il laboratorio di Gennaro Trani, ai Pilastri»

– Cosa significa per lei Piazza degli Eroi?
La mia famiglia. In questo luogo vi è sempre stata una presenza della nostra famiglia, soprattutto con il lavoro del maniscalco che vi era lì, mio padre fondò una fabbrica di ceramiche proprio a Piazza degli Eroi, poi vennero i miei zii con tante altre attività, lì siamo cresciuti sia da un punto di vista personale che lavorativo… non sarebbe bello vedere al centro della Piazza una scultura realizzata da qualcun’altro per me sarebbe qualcosa di doloroso. Lì ho iniziato a scoprire le emozioni con la bellezza”

– Sa che ci sono altre soluzioni?
Senza entrare nel merito, non capisco come due minotauri possano rappresentare Ischia. E’ una figura che ha a che fare con l’isola di Creta, nella società cretese e micenea il Minotauro proteggeva lo spazio dove erano rinchiusi vari personaggi, tra cui, Dedalo, Icaro, Arianna… Icaro è un altro bel personaggio che ho spesso raffigurato nella scultura, è un monito verso la società che corre senza soffermarsi su nulla. Attraverso questo mito i greci hanno voluto denunciare questa volontà di corsa della società.

-Torniamo al bozzetto. Come nascono questi elementi?
“Ne parlai con il Sindaco. Dopo avergli mostrato vari bozzetti lui ne era entusiasta e mi ha chiesto come variante di prevedere quattro elementi, uno per ogni eroe. Dovremmo indagare sulla storia di questi Eroi. Anche se”.

– Prego
«Dicevo, ho prodotto anche altri bozzetti. Uno che mi aveva molto emozionato, ad esempio, è questo di un uomo seduto su una colonna immaginaria, che poi è un fiore. Vorrei che si desse un segnale a questa animosità meccanica che è concentrata in quel luogo. Mi piacerebbe che il viandante si staccasse dalla sua animosità e iniziasse a vedere il luogo come spettatore. Avrei messo figura messa in alto, a 5 o 6 metri di altezza, seduto ad osservare questa agitazione meccanica del genere umano. Una cosa da fare, credo, non sia esaltare quanto accade in questa piazza, bensì riflettere sul traffico, sulle auto che insensatamente vanno avanti e dietro, un movimento insensato. Una figura che guarda come si muove l’umanità, un filosofo che prende le distanze da ciò che accade. In qualche modo potrebbe essere l’eroe dei nostri giorni, ovvero colui che prende le distanze e cerca di capire dove va questa umanità.”

– E questa idea è piaciuta?
“Non è stato detto esplicitamente, ma si è capito che non era il messaggio che si vuole dare, forse non interessa porsi domande su cosa accade.

– E su quello che era piaciuto?
«Credo che questo bozzetto contenga una valenza estetica. C’è un confronto con la bellezza. Portiamo dentro di noi il desiderio di raggiungere la bellezza che contiene anche una sua funzionalità. C’è un movimento che parte da terra, come noi: tutti i frutti che mangiamo e da cui dipende la nostra esistenza provengono dalla terra. Come anche il fusto che si sviluppa in modo tortuoso, come la vita che non scorre in modo fluido. Nel bozzetto c’è una colonna che testimonia questo travaglio. Ogni rapporto tra i pieni e i vuoti sono studiati per dare armonia, come anche la statua che ha uno strato in pietra ma per il resto è vuota ed illuminata.”

 

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