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Fuori recessione: sarà vero? E Ischia?

Ho sorriso –giusto per restare in ambito eufemistico- nell’apprendere, pochi giorni fa, l’annuncio Istat dell’uscita del nostro Paese dalla recessione. Vi chiederete: come si può ironizzare dinanzi a una buona notizia? Appunto. Una buona notizia è, in quanto tale, sempre graditissima.

Il problema è un altro: ma il mondo dell’informazione, insieme al Governo e agli istituti nazionali e internazionali di indagine ed analisi economico-finanziaria, hanno realmente la presunzione di scambiarci per autentici allocchi?
Siamo a meno di un mese dalle elezioni europee e l’alleanza giallo-verde, a dir poco scricchiolante, quasi ogni giorno trova argomenti utili a far litigare i rispettivi leader, con buona pace di un Presidente del Consiglio filo-grillino che veste i panni del premier autoritario ma che nei fatti, in chiave decisionale, conta come il due di coppe con la briscola a spade. La prossima competizione elettorale rappresenterà, a giudizio di tutti, il vero redde rationem sulle sorti dell’esecutivo, con il Movimento Cinque Stelle dato in calo e la Lega che dovrebbe reggere la sua onda lunga positiva. Non c’è da meravigliarsi, pertanto, se la necessità propagandistica filo-governativa abbia preso il sopravvento al punto tale da millantare trionfalismi dell’ultim’ora che vadano oltre gli annunci estemporanei delle agenzie di rating, ma credo che a tutto ci sia (o almeno dovrebbe esserci) un limite.
Dopo aver sbandierato ai quattro venti e a più riprese il giudizio dell’intelligentia socio-economico-politica di casa nostra sulla deriva intrapresa dall’Italia, le cui cause erano da ricercare nelle scelte scriteriate del Governo Conte, i media di tutta Italia vorrebbero farci credere che quella annunciata dall’Istat sia una grande, innegabile, preziosa verità, la panacea di ogni male, il segnale definitivo e inconfutabile che l’Italia esce dalle sabbie mobili e rinasce a nuova vita: il tutto, grazie a un fatidico 0,2% di aumento del prodotto interno lordo, ad un lieve calo della disoccupazione (attestatasi al 10,2%) e a “ben” sessantamila occupati in più, di cui Di Maio e Salvini possono esultare a gran voce (nonostante, in definitiva, lo abbia fatto prevalentemente il primo).
Non c’è bisogno di essere provetti economisti per comprendere che si tratta di mera propaganda elettorale. L’analisi Istat va valutata innanzitutto in ordine ai parametri europei, laddove peggio dell’Italia (e non certo per colpe recenti dell’attuale maggioranza di governo) sta facendo solo la Grecia, con un rischio stagnazione che diventa sempre più palpabile. Anche la timida ripresa del mercato immobiliare (giusto per fare un esempio), che fino a meno di un anno fa sembrava aver cominciato a sbloccare uno di quei settori che stavano particolarmente soffrendo, oggi sembra di nuovo preda di una paralisi pressoché totale, in un mercato che continua a livellare verso il basso le valutazioni dei singoli cespiti, orientandole sempre più verso l’affare per chi compra e la rinuncia per chi vende.
E qui ad Ischia? Beh, la situazione non è poi tanto diversa! La politica dei cantieri, degli incarichi e degli appalti sembra rappresentare l’attività prevalente delle sei amministrazioni in carica; e la totale indifferenza della gente rispetto alla realtà quotidiana che la riguarda, costituisce di fatto un tacito assenso a continuare su una strada lastricata dall’incoscienza civile e dall’incapacità assoluta di affrontare un momento storico che definire delicato è quanto mai ottimistico. La Pasqua alta ha facilitato le scelte di buona parte degli albergatori ischitani in ordine alla riapertura delle strutture stagionali, rimuovendoli così dallo stesso imbarazzo vissuto lo scorso anno, quando la possibilità di cominciare la stagione dal 1 aprile fu scartata di netto dalla maggior parte di loro. Tuttavia, come ho già avuto modo di scrivere, neppure il terremoto sembra aver scosso gli imprenditori di rilievo del nostro territorio, che eccezion fatta per i soliti noti ed inclini ad investimento e all’innovazione o per quelli che ne hanno patito le conseguenze in modo diretto e concreto, lo hanno già riposto nel baule dei brutti ricordi, continuando a galleggiare sull’onda lunga (ma ormai non troppo) delle bellezze dell’isola per sentirsi e restare vivi. Fin quando durerà, ovviamente…
Le Associazioni di categoria locali, sebbene abbiano recentemente rinnovato i loro vertici (nel caso di Ascom e Ascot, addirittura con uno scisma che ne ha duplicato l’entità), sembrano tutt’altro che impegnate a formulare proposte concrete o, in mancanza, a svolgere quanto meno quella funzione di paladini dei rispettivi iscritti sul territorio, facendo da pungolo a sindaci e giunte. Nulla, tutto tace. Come se non si volessero disturbare i conducenti di questi sei vettori in vetustà, il cui confine tra la condizione d’epoca e il semplice rottame diventa sempre più sottile. E anche qui dalle nostre parti, se non fosse per la voce fuori dal coro del nostro Quotidiano, l’azione di chi tutto fa tranne amministrarci nell’interesse comune procederebbe oltremodo indisturbata. Non una proposta, una protesta, un moto d’orgoglio, un minimo di attributi che girino per colpa dei “falli che ti ballano per la cervice”. Nulla. Tutto tace. Tutto va bene, finché va.
Uno stato di cose molto simile, tra l’Italia e Ischia, tra la nazione di tutti e questo microcosmo di quarantasei chilometri quadrati: la prima, con una classe dirigente che spera di trovare conforto, conferme e sopravvivenza da un voto europeo che, a mio giudizio, farà opinione più del solito e inciderà oltre il dovuto sui futuri schieramenti; la seconda, che dopo lo spettacolo ingeneroso di Forio dello scorso anno, anche a Casamicciola ha dato sfoggio di un’offerta politica ricca più del solito di contraddizioni, incoerenze e facce toste, dov’è vero tutto e il contrario di tutto, ponendo in essere un parterre di candidati in cui anche la ricerca del male minore diventa più ardua di quella dell’arca perduta di Spielberg, sebbene si giungerà comunque ad un risultato finale. Attenzione, però: di predatori, nel Comune termale, ce n’è già una marea! Basta non saper scegliere, tanto alla fine, se chiedi in giro, nessuno riconoscerà di averli votati.

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