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Europa? Questa sconosciuta!

Anna Fermo | Son passati quasi vent’anni: era il 2000 quando eravamo il paese più europeista in assoluto. Un paese pieno di entusiasmo ed aspettative verso un’Europa che ci affascinava, ci stimolava a pensare in grande, a guardare ben oltre le Alpi ed il nostro Mar Mediterraneo. Sembrava giunto davvero il momento in cui si sarebbero realizzate le grandi idee di quegli uomini e quelle donne che il concetto d’Europa l’avevano creato, sognato, inseguito: da Konrad Adenauer, grande  democratico, pragmatico ed un instancabile unificatore, a Johan Willem Beyen che stilò il primo piano per il mercato comune, da Winston Churchill, l’ideatore degli Stati Uniti d’Europa, al nostro Alcide De Gasperi, il più grande mediatore ispirato per la democrazia e la libertà in Europa, a Nicole Fontaine, politica ed educatrice che seppe avviare il processo di riforma dei metodi di lavoro del Parlamento europeo per avvicinare l’istituzione ai cittadini, da Jean Monnet, la forza unificatrice alla base della nascita dell’Unione Europea, a Robert Schuman, l’architetto del progetto di integrazione europea, da Paul-Henri Spaak, visionario europeo e grande persuasore, un vero e proprio “statista europeo”, figura chiave nella formulazione dei contenuti del Trattato di Roma,  ed ancora dal nostro Altiero Spinelli, federalista instancabile, uno dei Padri dell’Unione europea, a Simone Veil, superstite dell’Olocausto e prima presidente donna del Parlamento europeo. Si potrebbe continuare, citando tanti altri protagonisti di un’Europa in costruzione, ed ahimè rimasta tale, appunto, in costruzione, ancora sino ai giorni nostri. Ed invece, Europa: questa sconosciuta! E’ una consapevolezza sconcertante! Dal 2000 ad oggi è stata tutta una discesa nel sentirci parte integrante di questo disegno, sogno per quegli uomini e quelle donne, artefici della sua creazione. Siamo passati dal 52 % al 26 % nel 2016, il punto più basso di fiducia nelle istituzioni europee, sino al dato di oggi, in modesta risalita, ma comunque basso:  solo il 35 % di fiducia. Sono dati fotografati dall’ultimo sondaggio commissionato dal Tg3 della Rai all’istituto Demopolis sul tasso di europeismo degli italiani e sulla percezione delle politiche di Bruxelles, alla vigilia di queste nuove elezioni. Favorevoli all’Europa ma anche critici, per il 66%. Europeisti duri e puri, solo il 20 %, poco più dei contrari all’UE, che sono il 14 %. Alla luce di questi dati, è facile comprendere che se ben tre italiani su quattro direbbero “no” a un eventuale referendum Italexit, e solo il 19 % vorrebbe lasciare l’Unione Europea, tuttavia, il profilo europeista critico cresce e, secondo i sondaggisti, a causa di alcune politiche che non sono state apprezzate, prime fra tutte l’austerity monetaria e le scelte economiche. Un altro giudizio tutto italiano molto severo? L’88 % è contro la posizione assunta dall’Europa rispetto all’immigrazione. I giudizi positivi continuano a riguardare solo i programmi di studio Erasmus, la ricerca, le politiche degli scambi commerciali, la mobilità e i trasporti e la tutela dei consumatori. Eppure, per rafforzare la fiducia degli italiani nell’Europa, è chiaro che queste cose non bastino più.

A poco meno di due mesi, le consultazioni elettorali per eleggere il rinnovato parlamento europeo,  purtroppo, oltre i TG e quattro programmi televisivi, sembrano un evento secondario, di bassa importanza, quand’anche meriterebbero tanta attenzione in più. Ad Ischia, tanto per fare un esempio, l’appuntamento con le Europee esiste solo perché c’è Giosi Ferrandino che si ricandida più motivato che mai, mentre per il resto, qui, come altrove, l’Europa, non interessa a nessuno, anzi è piuttosto criticata!

E si, il problema sembra essere proprio questo: in questa fase storica, l’Unione si presenta come l’istituzione più criticata e contesa di sempre. Come qualcuno ha detto: “C’è chi critica il burocratismo di Bruxelles e la sua incapacità di decidere o di attuare le decisioni. Chi lamenta la scarsa legittimazione popolare delle istituzioni europee. Chi segnala le debolezze di organismi che appaiono prevalentemente inter-governativi, e quindi, nelle mani degli Stati nazionali. Chi critica gli squilibri europei (in particolare, l’aver affidato all’Unione la politica monetaria, senza avervi affiancato la politica economica e fiscale). Chi lamenta che l’infatuazione europeista ha messo in ombra le nazioni o ha lasciato il nazionalismo nelle mani dei populisti”. Eppure, resta il fatto che l’Unione Europea è un’organizzazione di carattere sovranazionale e intergovernativo che comprende 28 Paesi membri indipendenti e democratici del continente europeo e che per questo resta il più grande esperimento di unione di popoli, culture ed economie differenti sotto una casa comune, della storia, realizzato con metodi pacifici. L’Unione Europea  sarà anche un organismo sui generis ove gli Stati membri delegano una parte o tutta la propria sovranità, in determinati campi stabiliti nei Trattati istitutivi, e di qui, la politica monetaria comune, l’Unione bancaria, il mercato unico dei servizi bancari e finanziari, l’unione doganale, le politiche comuni,  agricola, commerciale, della pesca, ma è vero anche che oltre ad aver garantito la pace tra stati, risulta essere anche l’unico antidoto alle mire espansionistiche di natura prevalentemente economica di colossi come gli Stati Uniti, La Russia, La Cina e che vada per questo sostenuta e rafforzata.  

Da ieri, ultimo giorno per la presentazione delle liste,si può dire sia scattata la corsa al controllo dell’Europa, tra una Brexit che non riesce a vedere la luce, un bipolarismo Pse/Ppe che regge l’anima con i denti e l’incognita del risultato delle forze sovraniste e identitarie, che però marciano in ordine sparso e non garantiscono per il futuro unità di teoria e prassi nel nostro Governo.

A maggio, la posta in gioco potrebbe davvero essere alta: saranno di certo le elezioni più importanti degli ultimi 40 anni. Perché per la prima volta dal 1979 il Ppe potrebbe non avere più la maggioranza decretando la fine del vecchio sistema bipartitico in Europa e la fine del monopolio del potere dei conservatori e dei socialisti. In questo quadro, sarebbe un grave errore di giudizio considerare l’insofferenza del popolo italiano verso l’Unione Europea come un fenomeno di natura ideologica. L’ideologia non c’entra niente così come non c’è nessuno spirito nazionalista sopito ora risvegliatosi, né alcuna delusione determinata dalla consapevolezza della contraddizione fra i valori che hanno guidato i padri fondatori dell’Europa e l’effettivo agire, in campo politico ed economico, dell’Europa stessa.

Il popolo italiano, il cittadino medio, non avverte la ”europeità” come qualcosa di proprio. Non è come l’italianità, il risultato di sangue, di guerre e battaglie. L’”europeità” non caratterizza gli italiani, semplicemente perché i valori su cui si fonda l’Europa non sono un frutto del grembo della volontà popolare, ma sono stati, piuttosto, imposti dall’alto. Se domandassimo alla gente se conosce Giuseppe Verdi, Giuseppe Garibaldi, Alessandro Manzoni, Dante Alighieri, San Francesco d’Assisi, e molti altri nomi di personaggi che hanno ispirato l’italianità, scopriremmo che pochissimi chiederebbero di chi stiamo parlando. Se invece, provassimo poi a chiedere se sanno chi sono Immanuel Kant, Claude Henri de Saint-Simon, Jacques-Nicholas-Augustin Thierry e che ruolo hanno avuto nella fondazione dello spirito europeo, vedremmo gli stessi occhi stralunati che incontreremmo se, al di la di De Gasperi e Spinelli, chiedessimo di tutti gli altri, uomini e donne su ricordati!

Oggi, l’Europa non deve farci pensare al passato che fu piuttosto che al nostro candidato Locale ed ai continui sofismi e dibattiti terminologici cui assisteremo sino al 26 maggio.

Oggi, l’Europa, dovrebbe farci pensare al presente nell’ottica di una maggiore consapevolezza dell’essere cittadini, oltre che italiani, anche europei, al motto: Europa? Un tempo “questa sconosciuta”, da oggi non più!  

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  • Si facevano dei sacrifici per poter far parte di un governo Europeo che ci avrebbe salvato dagli abusi del nostro governo! Si sperava che l Europa ci avrebbe portato a pagare la benzina come i tedeschi le polizze auto come i svizzeri e tutt una seria di vantaggi che hanno i nostri vicini. Invece no solo doveri e niente diritti. Io non so voi ma io Europa di burocrati ve saluto!