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E’ “morto” progetto Vita. Arrestato il capo della Coop

Biondi, molto vicino alla De Crescenzo aveva messo su un vero e proprio sistema “blonds”. Il sistema fraudolento «si fondava sul fatto di assumere parenti dei funzionari pubblici addetti al controllo del settore, creando una commistione tra controllore e controllato»

Gaetano Di Meglio | Ci sono nomi che, spesso, nonostante abbiano una grande influenza sul territorio passano inosservati. Uno di questi è il nome di Pietro Biondi, 62 anni, presidente del Consorzio di Cooperative Progetto Vita.
Un soggetto che fino a pochi mesi fa era accreditato con il nostro Ufficio di Piano.
Una persona, Biondi, che al comune di Ischia molti ricordano, soprattutto per i suoi frequenti incontri con la Dottoressa Concetta De Crescenzo.
E’ rinomato, infatti, che sulla scacchiera dei servizi erogati dall’Ufficio di Piano, la pedina “Progetto Vita” era mossa direttamente dalla responsabile.
Un rapporto di forte fiducia, come è accaduto anche con moltissime altre cooperative quando la dottoressa ha eseguito colloqui e valutazioni che, negli anni, ha rappresentato un punto di riferimento per molti ischitani.
Tra i 40 e i 50 utenti e 15 utenti, la Cooperativa Progetto Vita, ha operato soprattutto a Forio. Una cooperativa che ha vissuto, per diversi anni, seri momenti di difficoltà che, però, torna agli onori della nostra cronaca per alcuni fatti di cronaca giudiziaria che non hanno nulla a che vedere con Ischia, se non per il ruolo sociale che la stessa cooperativa aveva.
Dallo scorso mese di dicembre, allorquando sono scattate le manette proprio per Pietro Biondi e il successivo sequestro della Cooperativa insieme a tante altre, ad Ischia cosa è accaduto.
Gli assistiti sono stati traslati ad altre cooperative? Secondo quale metodo?
Non vogliamo pensare che, scoppiato il caso “Blonds”, un’altra bionda dell’assistenza sociale, l’assessore di Forio, abbia “incassato” il bottino ischitano di Biondi come se niente fosse…
Certo, l’Ambito Na 13 non è tenuto a dare nessuna notizia, ma ci chiediamo come si sia comportato con l’evidenza del sequestro della Cooperativa e con il passaggio degli assistiti. Dubbi, legittimi, che ovviamente, non hanno nulla a che vedere con i fatti che hanno portato all’arresto di Pietro Biondi e di altre 11 persone.

LA VICENDA. Il sistema fraudolento «si fondava sul fatto di assumere parenti dei funzionari pubblici addetti al controllo del settore, creando una commistione tra controllore e controllato»
Cibo scadente, letti infestati di pulci, nessuna assistenza nè medica nè psicologica, niente corsi scolastici. In alcune strutture per minori stranieri non accompagnati questa era la norma. Lo hanno scoperto le procure di Catania e di Gela che hanno chiesto e ottenuto dai gip l’arresto di 12 persone, due delle quali finite in carcere, le altre ai domiciliari. Sono accusate, a vario titolo, di reati contro la pubblica amministrazione, come corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio e frode nelle pubbliche forniture, ma anche di estorsione e di maltrattamenti. A finire in carcere, sono stati Pietro Biondi, 62 anni, e Gemma Iapichello, 42, che gli investigatori ritengono alla testa dell’organizzazione. Le indagini, partite nel giugno del 2017, hanno accertato numerosi episodi legati alla gestione di cooperative e associazioni che si occupavano di attività socio-assistenziali di minori stranieri non accompagnati, di persone diversamente abili, di anziani, «allo scopo di accumulare, massimizzandoli, i profitti economici che, poi, venivano reinvestiti in altre lucrose attività imprenditoriali».
Sequestrate otto tra associazioni e cooperative per un valore di tre milioni di euro e un giro di affari di venti milioni.
Le indagini, implementate sotto la direzione della Procura Distrettuale della Repubblica di Catania, al fine di ottenere i necessari riscontri alle diverse dichiarazioni acquisite inizialmente, sono state condotte dalla Sezione di Polizia Giudiziaria Carabinieri presso la predetta A.G. attraverso un’articolata serie di intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali che, corroborate da attività istruttorie (sommarie informazioni di persone informate sui fatti e l’acquisizione di corposa documentazione) e mirata consulenza economico/finanziaria (che evidenziava in capo al sistema “BIONDI” un considerevole patrimonio), consentivano di acquisire elementi dall’elevata carica probatoria; difatti, si ottenevano riscontri precisi e individualizzanti in ordine alle gravissime ipotesi delittuose.
Ad oggi, secondo le fonti de Il Dispari, sembra che non ci sia più nessun contatto tra la struttura sociale ischitana e l’impero di Biondi che, è indagato anche per un’altra inchiesta, quella relativa all’Inchiesta “Serit”.

L’altra inchiesta. Dopo l’arresto con l’accusa di associazione a delinquere nell’ambito dell’operazione Blonds, il nome di Pietro Marino Biondi, torna in seno all’inchiesta sulla corruzione a Riscossione Sicilia.
In particolar modo, nel maggio 2017, Biondi aveva la necessità, per procedere alla stipula di un contratto, di avere un’attestazione di “regolarità fiscale dalla Prefettura di Caltanissetta”. Nel luglio del 2017, però, dopo una specifica istanza, Riscossione Sicilia aveva dato “riscontro negativo” perché risultava che la cooperativa aveva “iscrizioni a ruolo ancora a debito”. Insomma la cooperativa non aveva pagato tutti i suoi debiti nei confronti dello Stato e, per questo, aveva ricevuto uno stop per l’emissione del certificato.
A Sergio Rizzo e Pietro Biondi, in quanto istigatori, e soprattutto a Giovanni Musmeci, in quanto pubblico ufficiale, viene contesta di aver agito in concorso ed aver attestato, contrariamente al vero, la regolarità fiscale del Consorzio Progetto Vita, “cosi intenzionalmente procurando allo stesso Biondi un ingiusto vantaggio patrimoniale consistito nella possibilità di stipulare contratti con la prefettura di Caltanissetta, violando così diverse disposizioni di legge”.

Chiedersi se questo atto è servito anche per la sottoscrizione di convenzioni con l’Ambito Ischitano serve a ben poco. Lo ripetiamo, tutti questi fatti sono estranei alla gestione pubblica ischitana ma leggendo certe accuse come “Il sistema fraudolento «si fondava sul fatto di assumere parenti dei funzionari pubblici addetti al controllo del settore, creando una commistione tra controllore e controllato” e “viene contesta di aver agito in concorso ed aver attestato, contrariamente al vero, la regolarità fiscale del Consorzio Progetto Vita” qualche collegamento ci viene da fare.

www.ildispari.it

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