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Dove i sindaci sono latitanti, ci pensano di privati

Gaetano Di Meglio | Questa vicenda ci pone, ancora una volta, dinanzi ad un problema serio: l’assenza dei sindaci. L’assoluta mancanza di contatto con il territorio, la scusa, poco credibile di aver affidato l’incarico a tizio e a caio e la volontà, precisa, di non voler intraprendere una strada diversa da quella che fino ad oggi si è percorso. E’ la strada che rende migliore la vita dei Marrazzo. Perché, oltre ad un’amministrazione che ci vive a braccetto e forse anche di più, c’è il vuoto da parte degli altri. Perché nasce il consorzio? Perché, ad un certo punto, D’Abundo e Marrazzo si rendono conto che la guerra produce danni solo per loro. I due armatori privati. E allora, senza cambiare le carte in tavola e ognuno per se, hanno solo realizzato un consorzio per la biglietteria. il resto è tutto diviso. Il parco clienti è talmente piccolo che potrebbe alzare la voce. Soprattutto perché, oltre a quello privato ce ne è uno pubblico e, questo pubblico potrebbe usare più di una leva per scardinare il monopolio. Ma non si vuole. Non si vuole perché è facile continuare a campare così come si sta campando. Offri a Medmar la possibilità di svincolarsi da pericolo denuncia, non tanto per se stessa, ma per quelli che li scelgono. Fai un patto di forza con la Prefettura affinché i controlli ai camion in terraferma che non viaggiano con un determinato vettore non siano controllati ogni ora. Fai in modo che il trasporto speciale diventi speciale non perché lo dica le legge ma perché è sotto osservazione da parte di tutti e dai garanzia ai tuoi dipendenti di non trovarsi alla mercè di grandi “prenditori” da soli. E in questa vicenda il loro silenzio resta esagerato. Resta imbarazzante. Nessuno parla, nessuno prende posizione, nessuno dice la sua. L’argomento diventa buono solo quando si devono postare due o tre foto di gente con le buste di monnezza in mano o quando ci dobbiamo riempiere la bocca con parole vuote attorno alle percentuali della raccolta differenziata. Ma una vera inversione di rotta che nasca da questa contingenza non la possiamo avere. Un comparto pubblico alla mercé di un semplice privato. E’ vero, il mercato non consente la coesistenza di una concorrenza libera in un mercato libero ma è anche vero che il settore è pubblico per la gran parte. E allora cosa si aspetta a gestire questa “emergenza” con un altro piglio? Cosa si aspetta? Ancora una volta, quel che viene fuori, è che c’è un attore esterno. Dovrebbe essere Giuseppe Di Meglio, longa manus in Ischia Ambiente. Politico di lunga esperienza, che sa come muoversi con disinvoltura da una parte all’altra degli schieramenti senza troppe linee ideologiche ma seguendo il profitto e l’interesse l’ariete che dovrebbe mettere ko Marrazzo e D’Abundo. Ben venga l’azione di Giuseppe che, diciamocelo, resta inadatta. Oggi abbiamo la necessità, per quel che riguarda il comparto pubblico (necessario per far da traino anche per quello privato) di soffiare sul fuoco della concorrenza. C’è ancora tempo. C’è ancora spazio per chiedere tariffe vantaggiose e trattamenti speciali. C’è ancora tempo per fare gli interessi dei cittadini e non degli armatori privati!
La manovra “privata” che vede Giuseppe Di Meglio in prima linea ha proprio questa mission: rompere gli equilibri degli armatori. A questo che sia Marrazzo o sia Lauro-D’Abundo (Salvatore si è giocato il “solito” Gelormini) non importa: la possibilità di noleggiare un traghetto o avere tariffe più basse e con garanzie più lunghe è l’obiettivo dei privati. Nel frattempo la PEC per la “manifestazione di interesse” è stata inoltrata. Ora si attendono le reazioni.
gaetano di meglio

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