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Dopo Genova, solo concretezza

Il 18 ottobre 2014, dopo l’alluvione di Genova, in un mio editoriale dal titolo “L’Italia friabile”, scrivevo: “Qualcosa si sta rompendo, stiamo cominciando a pagare con interessi carissimi decenni e decenni di assoluta mancanza di strategie nella prevenzione ambientale, forse pensando che il problema potesse essere scaricato reiteratamente su chi verrà dopo ed avere alibi per occuparsi d’altro. A quanto pare, invece, il nostro è un territorio che va totalmente ridisegnato e non solo nella burocrazia, nell’economia e nelle infrastrutture, ma anche nel suo stato fisico.”

Oggi che Genova ritorna, purtroppo, protagonista di tragiche cronache, questo concetto assume nuova, fatale attualità. L’Italia è un paese ormai vecchio, gestito tuttora con logiche cotte e stracotte, laddove ci si ostina ad adottare la cura solo dopo il disastro di turno. In una circostanza come il crollo del Ponte Morandi, dove ben trentasette persone hanno perso la vita, è la speculazione politica, invece, ad avere il sopravvento, con il solito gioco delle parti di chi, al potere, sceglie la strada del sensazionalismo giustizialistico, come se revocare la concessione alla società Autostrade rappresentasse la panacea infrastrutturale dell’intera rete viaria extraurbana del Paese.

E l’opinione pubblica? Bene scriveva l’amico Salvatore Ferrandino su Facebook alla vigilia di Ferragosto: “Dopo economisti, allenatori, costituzionalisti, oggi ingegneri per un giorno”. L’analisi di Salvatore è lo specchio fedele di un popolo che preferisce improvvisarsi sistematicamente, piuttosto che analizzare i problemi e le situazioni in modo adeguato e, soprattutto, efficace. E proprio per questo, non c’è da meravigliarsi se, nelle ultime ore, l’argomentazione che tiene maggiormente banco non è tanto quella di una verifica programmatica della qualità di tutto quanto appartiene al “pubblico” e che potrebbe comportare rischi per tutti noi, bensì la necessità o meno di sospendere le due gare che interessano le squadre genovesi oppure l’intera prima giornata del campionato di calcio di serie A. Mentre a Genova, domani, si comincia con il primo funerale di Stato. Come dire, le lacrime si asciugheranno comunque, in barba al dolore.

E questo livello d’improvvisazione popolare è lo specchio fedele di chi, grazie al popolo, riveste ruoli di responsabilità e proprio non riesce, neppure davanti a simili disastri, a schedulare un’agenda politica che si rispetti, conferendo il giusto peso a priorità che, a quanto pare, non sono mai state tali. Non intendo puntare il dito contro nessuno, sia ben chiaro! Io stesso sono passato sul Ponte Morandi decine di volte (l’ultima, a ottobre scorso, quando con mio figlio Simone, Seby e Vincenzo andammo a vedere Genoa-Napoli al Marassi) e mai avrei pensato ad una possibile insicurezza di una struttura così imponente e apparentemente solida. Così come, a conti fatti, ho percorso in auto lungo lo Stivale centinaia di migliaia di chilometri, mai temendo determinati fenomeni prima che si verificassero, come morire schiacciato da un cavalcavia crollato mentre ci passi sotto, come avvenuto a Lecco solo cinque mesi fa.

Col senno di poi, ci vuole poco a denunciare la quasi totale assenza di verifiche periodiche a strutture che, trecentosessantacinque giorni l’anno, sostengono il passaggio di milioni di automezzi o addirittura, come se non bastasse, sovrastano incolpevoli centri abitati. Ma adesso, in tutta onestà, di cattive esperienze con lutti gravi e di stragi scampate per miracolo (come quando nel 2015 cedette un pilone sulla Palermo-Catania, fortunatamente senza vittime perché non passava nessuno in quel momento) ne abbiamo vissute abbastanza e l’esperienza dovrebbe finalmente spingerci ad una verifica generale dello stato di salute infrastrutturale (e perché no, idrogeologico) dell’intero Paese. Nelle ultime ore stanno circolando su WhatsApp tantissime foto di viadotti in apparente pessimo stato manutentivo, prima tra tutte di quello che collega Castellammare di Stabia alla Penisola Sorrentina; di certo, molte saranno anche frutto della suggestione del momento, ma come dimenticare le tante segnalazioni sul degrado incontrollato di Ponte Morandi ad opera di comitati e associazioni locali genovesi sin dal 2013 che, in alcuni casi, ne avevano addirittura ipotizzato il crollo, scaturendo tanto la preoccupazione degli abitanti della zona quanto ingiustificate ed incompetenti forme di minimizzazione di chi osò definire tale rischio una “favoletta” (nello specifico, un sito di attivisti genovesi del Movimento Cinque Stelle).

Basteranno poche settimane, cari amici Lettori de “Il Dispari”, per scoprire se queste vite umane stroncate dal frutto malcurato di una delle migliori scuole d’ingegneria edile mondiale verranno rispettate a dovere attraverso provvedimenti giusti, efficaci e degni d’un paese civile. Quale occasione più ghiotta, per un sedicente “governo del cambiamento”, di scendere a patti con la realtà e con la gran sete di concretezza cui tutti aneliamo. Non c’è modo migliore per esprimere solidarietà a Genova, ai Genovesi e a tutti gli Italiani di buona volontà. Altro che proclami, bandiere a mezz’asta, post e dita puntate!

 

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