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Donna tunisina arrestata a Casamicciola nell’ambito di un’indagine della Procura di Palermo

Paolo Mosè | I carabinieri del Ros (Nucleo operativo speciale) di Palermo con i colleghi del Comando provinciale di Napoli sono giunti alla fine della settimana scorsa per eseguire una ordinanza di custodia cautelare in carcere. Recandosi presso un’abitazione di Casamicciola accompagnati dai colleghi della locale Stazione per prelevare una cittadina tunisina che è stata coinvolta in una indagine a largo raggio della Direzione distrettuale antimafia del capoluogo siciliano. Nell’ambito di un’inchiesta legata all’immigrazione clandestina ove le indagini avrebbero acclarato che tra i numerosi stranieri si sarebbero intrufolati diversi esponenti jihadisti. Dopo le formalità di rito la donna è stata trasferita al carcere di Pozzuoli per essere messa a disposizione dell’autorità giudiziaria. E solo lunedì è stata sottoposta ad interrogatorio per delega dell’autorità giudiziaria palermitana dal giudice per le indagini preliminari di Napoli Pilla. All’indagata sono stati contestati i reati trascritti nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere legati ad una vasta illegalità che oltre a coinvolgere numerosi tunisini e marocchini, compaiono anche diversi palermitani che avrebbero un ruolo importante nell’agevolare l’immigrazione clandestina. Gommoni carichi di cittadini di diverse nazionalità africane che dietro un lauto pagamento riuscivano a raggiungere le coste siciliane. A scoperchiare l’organizzazione e a spiegare le modalità di come questa organizzazione riuscisse a trasportare centinaia e centinaia di uomini e donne è un collaboratore di giustizia che a quanto pare ha dichiarato di aver fatto questa scelta solo con l’intento di mettere in guardia le autorità italiane. E che tra i tanti disperati si annidavano diversi terroristi il cui numero con il passare dei mesi si è sempre più ingrossato e questa sarebbe stata una vera e propria minaccia per l’ordine e la sicurezza del Paese. Lo stesso collaboratore di giustizia ha anche aggiunto che sul nostro territorio vi era un’organizzazione capace di realizzare alla perfezione documenti falsi per consentire la permanenza sul territorio dei clandestini. E soprattutto di quegli extracomunitari che avevano tutt’altro scopo, se non quello di rendere più forte e numeroso il gruppo di “combattenti”.

IL RUOLO DELLA DONNA

La tunisina tratta in arresto dai carabinieri del Ros di Palermo e del Comando provinciale di Napoli sarebbe coinvolta proprio in questa ultima tranche investigativa, vale a dire nella capacità di consentire il soggiorno in Italia di soggetti anche pericolosi senza essere facilmente espulsi, avendo a disposizione documenti “regolari”. La donna a quanto pare non avrebbe risposto alle contestazioni del giudice napoletano, avvalendosi della facoltà di non rispondere.

E’ un’indagine che è scattata nei primi giorni di gennaio. Nell’occasione gli uomini della Direzione distrettuale antimafia di Palermo e i militari dei Carabinieri sarebbero in quell’arco temporale riusciti ad assicurare alla giustizia solo sette degli indagati che erano stati colpiti da ordinanza restrittiva in carcere. Mentre altri sette risultavano latitanti, in quanto non rinvenuti nelle residenze conosciute alle forze dell’ordine. Quasi certamente i latitanti si erano allontanati già da un bel po’ di tempo dai comuni ove abitualmente risiedevano per cercare “fortuna” in tutt’altro luogo, molti dei quali sarebbero rimasti comunque nella regione Sicilia, mentre altri allontanatisi per raggiungere altri tranquilli territori del Belpaese. E a quanto pare la tunisina avrebbe trovato accoglienza sull’isola d’Ischia e nella tranquilla cittadina termale. Sicura di non essere mai intercettata. Ma c’è anche l’altra ipotesi che non fosse a conoscenza che sul suo capo pendesse un’ordinanza cautelare della magistratura sicula.

Un’operazione legata al terrorismo islamico con l’intento di garantire la sicurezza nazionale da possibili minacce. Tant’è vero che le accuse che sono state rivolte ai maggiori partecipanti e promotori sono di istigazione a commettere delitti in materia di terrorismo, associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, al contrabbando di tabacchi lavorati esteri e soprattutto all’ingresso illegale di immigrati sul territorio nazionale ed esercizio abusivo di attività di intermediazione finanziaria. Verso queste ultime contestazioni avrebbero avuto un ruolo significativo e determinante alcuni indagati siciliani che risultano essere nell’elenco degli arrestati e qualche altro risulterebbe ancora latitante. Sono ancora molti i soggetti da pizzicare e da condurre in carcere. Perché non tutti sono risultati presenti al blitz che è scattato contemporaneamente in diversi territori del Paese. Dovendo i carabinieri bussare alle abitazioni di soggetti che si erano distribuiti un po’ ovunque, anche nel Nord Italia.

MINACCIA ALLA SICUREZZA NAZIONALE

Il provvedimento era stato emanato in via d’urgenza dai magistrati antimafia in quanto vi era un fondato pericolo che la loro libertà avrebbe potuto creare una «attuale e concreta minaccia alla sicurezza nazionale». Disponendo il fermo delle quindici persone che poi si sono ridotti a sette, essendo gli altri uccel di bosco. Nel provvedimento firmato dal procuratore capo di Palermo Francesco Lo Voi tra l’altro si parla di rischio terrorismo di matrice jihadista che si spiega ancora nella decisione di disporre il fermo di indiziati (poi convalidato dal gip che ha emesso l’ordinanza cautelare) per la necessità di procedere celermente proprio per evitare il pericolo di fuga, che è determinante in questi casi. Anche se sussisteva la possibilità di reiterazione della medesima condotta criminosa che è stata alla base dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice per le indagini preliminari. In cui si scrive: «Sussistono significativi ed univoci elementi per ritenere che l’organizzazione in esame costituisca un’attuale e concreta minaccia alla sicurezza nazionale poiché in grado di fornire a diversi clandestini un passaggio marittimo occulto, sicuro e celere che, proprio per queste caratteristiche, risulta particolarmente appetibile anche per quei soggetti ricercati dalle forze di sicurezza tunisine, in quanto gravati da precedenti penali o di polizia ovvero sospettati di connessioni con formazioni terroristiche di matrice confessionale».

Per buona pace di chi a volte con certa leggerezza contesta le azioni di prevenzione dello Stato italiano per evitare sbarchi incontrollati e che hanno fatto felici, come si evidenzia in questa inchiesta palermitana, quelle organizzazioni criminose e che non tutti erano dei disperati. Tant’è vero che le indagini dei Ros hanno acclarato la capacità organizzativa di alcuni ambienti legati a strutture non certamente legali, anzi di natura prettamente criminale che ha come unico scopo colpire l’Occidente. Utilizzando tutti gli strumenti di divulgazione per far emergere il loro credo, tant’è vero che i magistrati scrivono che un grosso numero di queste persone che era riuscito ad entrare in Italia ha avuto la capacità di lanciare una propaganda tale da attirare l’attenzione di molti altri “residenti” stranieri. Tant’è vero che una di queste persone arrestate sarebbe legato «ad ambienti terroristici a sfondo jihadista pro Isis in favore di cui, attraverso la sua pagina Facebook, ha posto in essere una significativa azione di propaganda jihadista con incitamento alla violenza razziale».

IL RACCONTO DEL PENTITO

Si specifica inoltre che«un ulteriore segno di radicalizzazione a sfondo religioso è l’iscrizione dell’indagato al gruppo Facebook “quelli al quale manca il paradiso”».

Come abbiamo detto all’inizio del servizio, tutto nasce dalle dichiarazioni di un pentito che oltre a spiegare le modalità di trasferimento dalle coste del Nord Africa fino alla Sicilia di centinaia di presunti disperati, vi sono stati uomini legati al terrorismo più radicale. Spiegando in modo dettagliato ciò che si celava dietro agli sbarchi sulle nostre coste. Questa sua confessione l’ha spiegata in modo chiaro ed inequivocabile dicendo: «Vi sto raccontando quello che so perché voglio evitare che vi troviate un esercito di kamikaze in Italia». Una bella notizia, con tanto di soddisfazione. Nel suo lungo racconto ai magistrati della Direzione distrettuale antimafia palermitana ha spiegato che la tariffa da versare a questa organizzazione criminale tunisina era di 2.500 euro e raggiungevano le coste italiane anche grazie a gommoni veloci. Mentre si sa che imbarcazioni fatiscenti anche di grosse dimensioni partivano dalla Libia e che era possibile imbarcare più persone anche a costi più elevati. E’ in quest’ambito che si innestano poi due fattori altrettanto importanti per la criminalità: l’arrivo anche di grossi quantitativi di tabacchi lavorati esteri che venivano immessi sul mercato palermitano grazie alla disponibilità di personaggi del luogo; la gestione dei documenti abilmente falsificati di cui sarebbe stata parte integrante la tunisina arrestata a Casamicciola. Tutte queste attività illecite venivano ricondotte ad una struttura piramidale dove risultavano essere presenti i cosiddetti cassieri che custodivano gelosamente i proventi che riuscivano ad accumulare e che a loro volta venivano successivamente reimmessi in diversi altre operazioni per dare un sostanzioso aiuto economico alla organizzazione criminale.

L’ARRESTO

Ci sono volute diverse settimane per individuare l’esatto domicilio della donna straniera e questo grazie al monitoraggio di diversi sistemi di comunicazione che la donna avrebbe avuto diverso tempo prima di far perdere le tracce con personaggi che sono stati costantemente controllati. E quando è avvenuto il contatto immediatamente è stata individuata l’isola d’Ischia come punto di destinazione della ricercata. E’ bastato eseguire una serie di riscontri e verifiche direttamente sul territorio per assicurarla alla giustizia con un arresto indolore ed eseguito senza alcun clamore. Come avviene in questi casi proprio per la delicatezza dell’operazione e per conoscere se nel frattempo abbia più o meno allacciato rapporti con altri connazionali che si sono trasferiti sull’isola d’Ischia.Qualche anno fa un’analoga indagine venne portata avanti discretamente dalle forze dell’ordine con l’ausilio dei servizi. Su un cittadino algerino che si era trasferito sull’isola d’Ischia. La sua presenza però era centellinata in sporadiche apparizioni. Mentre moglie e figli vivevano stabilmente nel comune d’Ischia e precisamente a Via delle Terme. Il sospetto degli investigatori era che questo tunisino si muovesse con una certa facilità nei diversi Paesi dell’Unione europea. Sospettando che avesse contatti con organizzazioni terroristiche o comunque ne facesse parte integrante. Da quella indagine si sono perse le tracce e la famiglia dopo diversi mesi ha fatto ritorno in patria.

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3 Comments

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  • È una parola cercare di decifrare questo articolo. La notizia è interessante, ma vi consiglio di scrivere in modo più chiaro e conciso, evitando tanti giri di parole (ripetete spesso gli stessi concetti) e controllando gli errori ( tipo lAlgerino che diventa Tunisino!)

  • Mi consenta, le volevo far notare che la sigla R.O.S. dell’Arma dei Carabinieri, che lei tanto osanna, non vuol dire ( Nucleo Operativo Speciale ) ma ( Raggruppamenti Operativi Speciali ). Per quanto riguarda i terroristi delle jihad islamiche che sbarcano in Italia insieme ai profughi mi sembra che hanno scoperto l’acqua calda.