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primopiano

Disposti gli arresti domiciliari per l’ing. Francesco Rispoli

Appalti truccati. Indagine condotta dalla Dda di Napoli che prende il nome “The Queen”

Paolo Mosè | L’ing. Francesco Rispoli ha ricevuto un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari nell’ambito dell’operazione “The queen” che ha coinvolto circa una settantina di indagati che alcuni giorni fa sono stati tradotti in carcere, posti agli arresti domiciliari, obbligo di firma e interdizione dai pubblici uffici per la durata di anni uno.

Al noto professore della Facoltà di ingegneria della “Federico II” viene contestato il reato di turbativa d’asta in concorso con altri professionisti nell’aggiudicazione di alcuni appalti, in particolar modo per la zona del comune di Pompei. Una contestazione che risale al lontano marzo 2013. E sul punto ne affronteremo la sussistenza delle esigenze cautelari come più volte ribadito dalla Suprema Corte di Cassazione sull’elemento di attualità. Imprescindibile per la coercizione della libertà personale come statuito dalla legge dello Stato, che a quanto pare non trova molto spesso applicazione da parte di quei giudici chiamati a pronunciarsi sulle richieste personali dell’ufficio di Procura.

L’APPALTO

Il provvedimento è stato notificato su ordine del giudice per le indagini preliminari Federica Colucci dai militari della Guardia di Finanza con circa due giorni di ritardo rispetto a tutti gli altri indagati. A quanto pare i finanzieri non lo hanno una prima volta rinvenuto nella sua abitazione, essendo l’ing. Rispoli impegnato fuori dall’isola. Sono invece giunti quarantotto ore dopo, di prima mattina, per consegnargli il provvedimento cautelare. Un ordine del giudice che si compone di oltre 1.500 pagine, un vero e proprio testamento, dove oltre a essere riportate le accuse che coinvolgono politici, amministratori, professionisti e docenti universitari, chiama in causa anche alcuni personaggi che sarebbero legati al clan dei Casalesi. Le cui imprese avrebbero ricevuto dei vantaggi nell’aggiudicazione di questi appalti. Queste cono le contestazioni che vengono mosse dai quattro magistrati della Dda di Napoli al Rispoli insieme ad altre dieci persone: «Perché con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, commessi anche in tempi diversi, nelle qualità descritte al capo che precede (D’Alessio di sindaco di Pompei, il La Regina titolare della “Archicons srl” e di sostanziale progettista dell’opera, Di Giovanni di consulente del La Regina, il Perillo, il Silvestro, il Conte e lo Stenti di progettisti formali dell’opera, in realtà riconducibili al La Regina, Nunziata di RUP del procedimento, il Piemontese (nel frattempo deceduto, ndr), il Rispoli ed il Battaglia di membri di commissione di gara, il Bolletti Censi di gestore di fatto del consorzio “Infratech”), mediante le collusioni descritte al capo che precede (ossia mediante la predisposizione del bando in luogo della stazione appaltante, la designazione dei membri della commissione da parte del La Regina e della Di Giovanni, la scelta preordinata del contraente e le dazioni corruttive destinate al Battaglia su promessa del La Regina e della Di Giovanni), turbavano il pubblico incanto indetto dal Comune di Pompei per la realizzazione dell’impianto di cremazione adiacente al cimitero».

Da quanto si è appreso la nomina del Rispoli nella commissione per l’appalto al Comune di Pompei, è stata decisa in piena autonomia dal preside della Facoltà di ingegneria, come avviene per turnazione o per sorteggio.

LA NOMINA DELLA COMMISSIONE

Questo è l’unico capo sul quale si poggia la misura cautelare. Non ce ne sono altri, rispetto a tutte le altre posizioni che sono molto più gravate per reati contro la Pubblica Amministrazione. Non esiste una intercettazione telefonica che veda il Rispoli porsi o ricevere telefonate da altri coindagati. L’unica sua responsabilità è di essere stato nominato in questa commissione che avrebbe concesso l’appalto al consorzio di imprese per realizzare un impianto di cremazione adiacente al cimitero.

Su questo appalto c’è stata un’attività d’indagine dei pubblici ministeri sottoponendo ad interrogatorio Loredana Di Giovanni, che aveva un ruolo alquanto di rilievo per essere molto vicina a La Regina, che è considerato il gran manovratore di tutte le presunte attività illecite poste in essere. Scrivono infatti i magistrati inquirenti: «La ricostruzione dell’appalto attraverso la documentazione esistente presso il Comune di Pompei è la seguente: con delibera di Giunta comunale n. 231 del 17.11.2011, veniva approvato, su proposta dell’assessore ai lavori pubblici Vincenzo Manocchio e del sindaco, Claudio D’Alessio, lo studio di fattibilità redatto dal dirigente del VI Settore, inerente la realizzazione di un impianto di cremazione da realizzarsi nel cimitero comunale di Pompei. Con il medesimo atto, la Giunta comunale incaricava il dirigente del VI Settore – ing. Andrea Nunziata – di attivare le procedure per la realizzazione e la pubblicazione di un bando di gara, utilizzando la formula del project financing. Con la determina dirigenziale n. 25 del 17 febbraio 2012 a firma dell’ing. Andrea Nunziata veniva approvato l’avviso di procedura aperta per l’affidamento in project financing della concessione per la realizzazione dell’impianto di cremazione al cimitero comunale di Pompei».

Il susseguirsi degli accertamenti portava a constatare che il valore dell’investimento era di 3.779.673,01. E veniamo alla composizione di questa “benedetta” commissione ed ogni ordine professionale spediva i propri nomi. I dottori commercialisti Gianluca Battaglia, Abbondio Causa e Fabrizio Russo. Di seguito quanto scrivono i magistrati: «L’Università degli Studi di Napoli – Federico II – Facoltà di Ingegneria, con nota prot. 2012/0081410 a firma del preside, prof. ing. Pietro Salatino, segnalava – alla cortese attenzione dell’ing. Andrea Nunziata, dirigente del VI Settore Città di Pompei, e dell’assessore Manocchio – la disponibilità del prof. Francesco Rispoli. Dipartimento di progettazione urbana ed urbanistica».

Così faceva anche il preside della Facoltà di Architettura della “Federico II” segnalando tre professori ordinari a far parte di detta commissione di gara.

LA PROCEDURA DI GARA

Il 2 agosto del 2012 la Giunta municipale di Pompei nominava la commissione «aggiudicatrice per l’affidamento in project financing della concessione della realizzazione dell’impianto di cremazione». Di cui ne veniva nominato presidente il dirigente comunale, l’ing. Andrea Nunziata. E osservano i magistrati inquirenti: «Il 17 settembre del 2012 avevano inizio le operazioni di gara, che si concludevano con verbale n. 11 del 14 settembre del 2013 con la proposta di aggiudicare l’appalto in via provvisoria al Consorzio stabile Infratech, che aveva ottenuto il punteggio totale pari a 64,80 e che aveva indicato il raggruppamento temporaneo di professionisti GMN Engineering – Luigi Conte come incaricato della progettazione preliminare, definitiva ed esecutiva, oltre che della direzione dei lavori».

Nella ricostruzione i magistrati ripercorrono le tappe delle attività poste in essere dalla commissione e dei presunti vizi che sarebbero emersi nella valutazione delle singole offerte e dei documenti presentati per una più completa valutazione. Richiamando un verbale del «1.10.12, la commissione dà atto, tra l’altro, di aver rilevato, che la documentazione amministrativa prodotta da Consorzio stabile Infratech, la mancanza di due documenti la cui assenza è causa di esclusione ai sensi dell’art. 9 del disciplinare di gara, vale a dire…» e ne espone le circostanze.

La commissione si riuniva nuovamente il «15.10.12, l’ing. Andrea Nunziata comunica agli altri componenti dell’organo collegiale con in data 10.10.12 sono pervenute due distinte note a firma dello studio legale Abbamonte-Como per conto del Consorzio stabile Infratech con cui si contestano i motivi di esclusione riportate nel precedente atto e si richiede la riammissione della stessa. La commissione decide all’unanimità di chiedere un parere legale di parte al fine di acquisire indicazioni sull’ammissione della riammissione del Consorzio stabile Infratech e, a tal fine, la stessa commissione demanda all’ing. Andrea Nunziata di procedere alla richiesta di parere al proprio legale e/o al legale che l’Ente intenderà nominare in funzione della particolarità delle questioni poste dallo studio legale Abbamonte-Como».

IL PARERE LEGALE

Come si vede non è stata una scelta facile e confezionata in poco tempo. La scelta in definitiva l’hanno presa emeriti avvocati amministrativisti che si sono presi il gravoso compito di decidere chi doveva partecipare alla gara a Pompei. Il Comune nominava l’avv. Gherardo Marone che dopo aver ricevuto l’incarico e studiato tutti gli atti, trasmetteva il proprio parere al sindaco di Pompei. A questo punto la commissione si riuniva decidendo: «Prende atto del predetto parere dell’avv. Gherardo Marone e decide all’unanimità di riammettere il Consorzio Infratech alle successive procedure di gara, con riserva in relazione all’applicabilità del suddetto parere in caso di mancanza totale della polizia fidejussoria e non di integrazione della stessa, e comunque con riferimento al caso de quo».

E successivamente la stessa commissione precisava di riammettere il Consorzio «sia in funzione del parere legale dell’avv. Gherardo Marone sia a seguito dei chiarimenti dallo stesso forniti nel suo studio con tutti i membri della commissione».

Insomma, per farla breve, alla fine ad aggiudicarsi l’appalto è proprio il Consorzio Infratech con il punteggio di 64,8, che la commissione aggiudicataria, compreso Rispoli, aveva escluso in prima battuta. A fronte di una reazione dei componenti della Infratech, forti del parere legale di uno degli studi più importanti nel campo amministrativo, Abbamonte-Como, i componenti di detta commissione, per salvaguardarsi da eventuali richieste risarcitorie, chiedono un parere legale di un altrettanto eminente studio legale amministrativo. L’avv. Gherardo Marone spiegava nel suo parere che le lamentele erano fondate e che la Infratech doveva essere riammessa a gareggiare nell’appalto.

A sostegno della tesi accusatoria vi sono tutta una serie di riscontri di supporti informatici acquisiti durante una perquisizione nei confronti di Loredana Di Giovanni, avvenuta il 20 luglio del 2015. In cui erano riportati tutta una serie di contatti telematici che dimostravano una certa “familiarità” tra la Di Giovanni e il gran cerimoniere Guglielmo La Regina. Più una serie di file ed infine trascrizioni telefoniche ed ambientali che confermavano una sorta di rapporto molto stretto tra i due. Ma nessun contatto è stato intercettato con l’ing. Francesco Rispoli.

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