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Dipendenza… da Ischia

 “Dall’incontro di oggi, che sono certo riscuoterà un’ottima partecipazione, emergerà chiaro un insolito ma esemplare messaggio di “unione che fa la forza”, ben lungi dagli steccati della rivalità personalistica, associazionistica e ancor più da quelli della politica”

Conobbi Michele Rossena per puro caso, una quindicina d’anni fa, nell’aeroporto di Capodichino. Entrambe le nostre famiglie stavano partendo per Sharm-el-Sheik e il caso volle che, oltre a viaggiare sullo stesso volo, avessimo prenotato anche lo stesso resort. E se il mondo a volte si dimostra estremamente piccolo, anche la vita molto spesso sembra volerci ricordare ad ogni costo, con insolita quanto incredibile continuità, che la cosiddetta “sincronicità di Jung” è tutt’altro che una teoria infondata.

Proprio così! Con Michele ci piacemmo subito. Lui studiò me dal primo istante con la profondità di uno sguardo che col tempo ho imparato a conoscere e ad amare, ascoltandomi e assecondando con grande pazienza il mio modo di pormi tutt’altro che timido e ricambiando con poche ma efficaci parole, che mi misero subito in condizioni di comprendere la persona unica che era. Siamo riusciti da subito a confrontarci su tutto, pur provenendo da background generazionali, culturali e professionali completamente diversi, ma ritrovandoci con inconsueta rapidità nella condizione di due vecchi amici che sembrano riscoprirsi dopo anni di mancata frequentazione. Abbiamo condiviso gioie, dolori, emozioni, siamo diventati “soci di gommone” riempendo un album di eventi straordinari con il mare, l’amicizia, la genuinità, la buona tavola e la musica quali elementi dominanti; ma soprattutto, abbiamo lasciato crescere in modo assolutamente naturale un’affinità che prescindeva da momenti, ideologie o impegni lavorativi: come dire, volersi bene e basta, sempre ed incondizionatamente. Come l’amicizia vera pretende e non sempre ottiene.

Stasera, per chi legge, alle 18.30, al Continental Terme di Ischia, verrà presentato uno dei libri di Michele, cronologicamente l’ultimo uscito, dal titolo “Non posso vivere senza di te”. Mi sono occupato personalmente di organizzare questo evento e devo dire che, contrariamente a quanto accade di solito qui ad Ischia, ho trovato il consenso unanime di una serie di sodalizi; una circostanza anomala per la nostra realtà locale, che però vedrà presenti nella stessa sala i Rotary, i Lions, la Fidapa, l’Inner Wheel, la Fondazione Opera Pia Avellino Conte, la Luca Brandi Onlus e il Garden Club, oltre all’Istituto Italiano per le Scienze Umane (di cui Michele è fondatore e presidente) e Ischia Iniziative, con il patrocinio morale del Comune di Ischia che, a meno di sorprese, dovrebbe presenziare con il Sindaco in persona. Di questo, non posso che ringraziare tutti loro di essersi fidati di me, sposando questo piccolo ma importante progetto.

Non anticipo nulla del libro di Michele, perché mi sembra giusto così. Mi piace solo evidenziare che si parlerà di “dipendenza affettiva”. Sul concetto di “dipendenza” ci sarebbe tanto da dire, ma vorrei fermarmi su un unico addentellato rispetto all’evento di stasera: ho scritto spesso di “abitudine alla bellezza”, una condizione pericolosa che riguarda noi ischitani e che ci porta ad assuefarci con conseguente indifferenza alla grandezza del creato che il paniere del Buon Dio riversò sui nostri quarantasei chilometri quadrati. Ma ormai da lungo tempo c’è un altro grosso rischio che ci riguarda, ovvero il logorio graduale dei rapporti interpersonali nel nostro contesto sociale. Proprio Michele Rossena, nel mio convegno 4WARD ISCHIA del 2014, tenne a sottolineare l’importanza per Ischia di “una relazione di qualità tra l’operatore e il turista”, auspicando che la nostra Isola potesse presto “ricostruire un’identità bistrattata, rendendola tanto luminosa quanto le sue bellezze e fortune naturali, focalizzando l’attenzione sulla qualità di tale relazione, mirando opportunamente il tiro su di un’adeguata formazione psicologica”. Oggi, però, è sempre più sotto gli occhi di tutti che le relazioni interpersonali tra noi isolani sono quelle ad aver più bisogno di una rimodulazione che riguardi i vari livelli generazionali. La rivoluzione culturale del terzo millennio sembra aver toccato solo in parte il nostro contesto sociale, conservando intatti quei limiti ancestrali che ancora oggi, in barba al mondo che avanza alla velocità della luce (e perché no, della rete), sembrano caratterizzare i comportamenti degli uomini, delle donne, dei giovani e dei meno giovani di tutta l’isola d’Ischia. Indistintamente.

E se è vero, com’è vero, che esiste un problema fisiologico dettato dall’insularità, è altrettanto innegabile che non vi è più giustificazione ad un inutile senso di competizione che ci porta, sistematicamente, a schierarci l’uno contro l’altro anche per assurde futilità, calpestando invece quello spirito di fratellanza e di ospitalità che ha rappresentato il segreto del successo di Ischia e della sua straordinaria capacità di riconvertirsi in pochissimo tempo, a metà del secolo scorso, da realtà di contadini e pescatori a località turistica di grido.

Ebbene, chi di noi potrebbe mai sottrarsi al proprio legame con la sua Isola? Io no di certo, ma credo che nessuno di noi ne avrebbe facoltà. Tuttavia, se solo per un attimo ci convincessimo di non poter vivere (in tutti i sensi) senza di lei, probabilmente quello sarebbe il giorno in cui cominceremmo veramente a rispettare adeguatamente la nostra terra natia e i nostri conterranei, ritrovando in breve tempo anche quella “relazione di qualità” indispensabile ad accogliere i nostri Ospiti così come meritano.

Dall’incontro di oggi, che sono certo riscuoterà un’ottima partecipazione, emergerà chiaro un insolito ma esemplare messaggio di “unione che fa la forza”, ben lungi dagli steccati della rivalità personalistica, associazionistica e ancor più da quelli della politica; in esso, la pacatezza e la profondità di Michele Rossena, unitamente alle note pianistiche del Maestro Marco Fiorenzano, potrebbero incentivare un modo nuovo di interpretare l’impegno nel sociale e, perché no, di vivere il potenziale socio-culturale di un territorio con quasi ventinove secoli di storia. Sarà pur giunto il momento di provarci… o no?

 

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