cronaca

Decreto Genova & Ischia, siamo senza voce in capitolo

Ida Trofa | Proseguono le audizioni alla Camera per il decreto urgenze.
E noi, come comunità, come società civile, come parte politica, come parte imprenditoriale siamo assenti, muti, senza voce in capitolo. Relegati alla scarsa rappresentanza di uno sconosciuto, Carlo Schilardi, che, a stento, sa che siamo un’isola!
Ieri, nel frattempo, si è tenuta la terza audizione sul decreto che riguarda anche Ischia. Un’audizione che, lo ricordiamo, non avranno mai i sindaci ischitani che sono relegati ad inviare una relazione a corredo del testo per sottoporre proposte ed eventuali emendamenti.
Dopo le prime due, umilianti, audizioni in Parlamento culminate nella «riscrittura» in diretta del «decretino» prosegue la via crucis del governo. Resta Schilardi, il commissario alla ricostruzione l’unico audito sul caso Ischia. Uno che arriva sui nostri lidi il 9 agosto 2018!
Un’audizione che, di fatto, ha visto la lettura dei dati dell’emergenza gestita da Giuseppe Grimaldi, il tenero tentativo del Prefetto Schilardi di giustificare le posizioni dei comuni e, soprattutto, di compensare con la propria professionalità, l’impegno e gli appelli alla comprensione un testo vuoto e tutto da scrivere, intriso di buon propositi e nulla più.
Dunque, siamo ben lungi dalla fase di ricostruzione anche se Schilardi dice di avere pronte due ordinanze in attesa di capire bene il difficile contesto in cui andrà ad operare. Il commissario lavora con una struttura e su regole ancora tutte da scrivere prima che possa passare la prova di attuazione.
Le commissioni passano al setaccio il decreto ed i commissari si riuniscono in sede operativa.
Il delegato Carlo Schilardi, a Napoli, con i sindaci dove ci sarebbe dovuto essere anche l’altro commissario Giuseppe Grimaldi che, invece, sarà impegnato a Roma con il capo dipartimento Angelo Borrelli per riprendere l’ultimo vertice sfumato per improcrastinabili impegni. E poi? E poi ancora attese vane!
Ischia meritava un decreto a se stante perchè cosi rischia di sottovalutare determinate questioni.

Decreto alla Camera. Cantone: «Deroghe troppo ampie, rischio ricorsi»
La terza giornata di audizioni è stata senza dubbio caratterizzata dal Cantone pensiero. Ad essere ascoltato dai parlamentari delle commissioni Ambiente e Trasporti riunite in sede congiunta è stato il presidente di Anac, Raffaele Cantone. A seguire, verrà audito il governatore ligure e commissario per l’emergenza, Giovanni Toti.
«Una delle cose che crediamo di apprezzare è esigenza di speditezza ma deve necessariamente avere regole di quadro chiare, perché in materia di appalti abbiamo verificato molte volte il rischio di contenzioso. Il commissario farà atti amministrativi e rischia di essere oggetto di impugnazione, si dovrà dare proprie regole in modo quasi autonomo e le norme comunitarie non sono sempre chiarissime. C’è una possibilità di ricorsi e di meccanismi di contenzioso molto significativa. L’obiettivo di una ricostruzione in tempi rapidi sarebbe favorita da griglia di principi chiari da dare al commissario. E’ una scelta chiara ma il rischio vero è capire quale normativa sarà applicabile, le scelte del commissario rischiano di non avere copertura. Non può fare tutto quello che vuole ma il contrario, dovrà individuare ogni volta le norme a cui far riferimento con una deroga così ampia. Visto che non è detto ci sia interesse solo degli operatori nazionali, per il carattere internazionale la questione potrebbe finire davanti alla corte europea. Sono d’accordo con i rilievi dell’Antitrust – afferma il vertice di Anac – Nel decreto c’è una lacuna che immagino sia frutto di disattenzione. Quando si dice che il commissario opera in deroga faccio notare che opera anche in deroga al Codice Antimafia e quindi a tutte le interdittive, quando in attività come la movimentazione terra e lo smaltimento rifiuti le associazioni mafiose hanno un indiscutibile know-how. Questi rilievi vengono posti in anticipo per evitare alcuni problemi che potrebbero manifestarsi per sgomberare il campo da possibili difficoltà che ci potrebbero essere».

300 milioni di euro la stima del danno ipotizzata
Per la rilevazione del danno ischitano, il commissario alla ricostruzione da una prima stima del danno quantificato sulle sole schede AEDES. Un azzardo che Schilardi dice “arrotondato in eccesso”. Noi riteniamo ampiamente sottovalutato: “Ho acquisito i dati già rilevati in questo anno da chi ha lavorato su Ischia per cristallizzare per la quantificazione del danno, il dato di quanto finanziare a chi ha fatto richiesta di verifica. Danno e quindi risorse necessarie“, spiega l’ex prefetto precisando di aver quantificato il tutto solo sulle AEDES. Altro che eccesso dunque.
“Abbiamo quantificato tutto sulle schede stimando un importo di 300 milioni di euro che potrebbe peccare per eccesso. Dalla cifra è esclusa la rilevazione delle scuole già inserite in altro dispositivo di protezione civile. I parametri usati per la stima del danno si è basata grosso modo sulle superfici, il tipo edilizio ed una serie di parametri, ma gli interventi tengono conto delle necessità per ricostruire in loco necessità del miglioramento sismico” indugia Schilardi nel tentativo di far comprendere le particolari necessità di un territorio insulare privo di spazi.
“Bisogna esaminare la ricostruzione in loco o delocalizzazione, ovvero se sarà opportuno ricostruire l’abitato dov’era o se sarà troppo oneroso per far si che si possano rispettare i rischi intrinseci di un luogo caratterizzato da molteplici rischi e vincoli. Alcuni geologi hanno ipotizzato, ad esempio, di scendere 6 o 7 metri sotto con i pilastri di fondazione. Le applicazioni da adottare vanno prese con cautela. La Regione, ad esempio, ipotizza un intervento di carattere urbanistico straordinario con tutte le difficoltà che comporta la realtà con spazi e vincoli. Questi costi ipotizzati non sono stati ridotti differenziando tra prima e seconda casa ma calcolando per i costi di case tutte nelle stesse condizioni. Costi in base alla legittimità. Sul tema condoni di cui non ho contezza ,coniugando schede AEDES e sgomberi si potranno enucleare la questione condoni”.

I dati dell’emergenza consegnati alle commissioni
Risultano essere evase le 2.500 istanze di sopralluogo presentate dai cittadini dei comuni di Casamicciola Terme, Forio e Lacco Ameno che hanno determinato un totale di 1666 sopralluoghi, con 502 immobili dichiarati agibili, 640 dichiarati totalmente inagibili, 340 dichiarati temporaneamente e/o parzialmente inagibili, 80 inagibili per solo rischio esterno. I nuclei familiari ancora sfollati sono 694 nel comune di Casamicciola Terme, 223 nel comune di Lacco Ameno e 20 nel comune di Forio. Nei comuni di Casamicciola Terme e Lacco Ameno ci sono aree individuate come zone rosse che comprendono patrimonio edilizio interessato da una con danni gravissimi e completamente inibite. Per tali aree è assicurato il presidio mediante personale militare coordinato dalla prefettura di Napoli. – ha sottolineato Schilardi sulla base delle relazioni pro emergenza by Grimaldi – Sono stati approvati 19 interventi urgenti, riferiti in particolare al ripristino delle infrastrutture viarie delle amministrazioni interessate, per i quali la città metropolitana di Napoli e i comuni di Casamicciola Terme, Forio e Lacco Ameno sono stati individuati soggetti attuatori. La somma complessivamente appostata è di 5.896,443 euro. Sono state avviare le procedure per 8 di questi interventi urgenti per complessivi 3.248.664 euro.

I condoni e lo Schilardi pensiero
La questione delle pratiche di condono edilizie delle quali non ha lo dice il commissario Schilardi «una precisa conoscenza di quali e quante siano le pratiche di condono collegate agli edifici danneggiati o distrutti dal sisma e che il perfezionamento dell’istruttoria con conseguente rilascio del titolo abilitativo in sanatoria, risulta essere molto oneroso per il richiedente». «La concessione di contributi per la riparazione e ricostruzione degli immobili privati danneggiati, – ha spiegato – è subordinata alla definizione delle singole istanze di condono, adempimento che si presenta non privo di difficoltà soprattutto tenendo conto della situazione strutturale dei Comuni interessati e di Casamicciola in particolare, nella cui giurisdizione insistono buona parte degli edifici inagibili e sgomberati. La questione – ha concluso Schilardi – è in via di approfondimento e sono fissati appositi incontri con la Regione, con la sovrintendenza della città metropolitana e il segretario regionale e con i sindaci dei Comuni interessati».

Il PD attacca
Il PD attacca con le onorevoli Braga e Muroni il decretone urgenze, nello specifico si sofferma sui 20 articoli riguardanti il nostro sisma: “Ischia favorita rispetto ad altre realtà terremotate!“. L’attacco ai condoni e all’24, critiche anche alla STU per la composizione di un decreto che, pur non convertito in legge, potrà avere effetti immediati e rischiosi in un paese come l’Italia messo in “condizioni normativamente pericolose“. Critiche anche sull’estensione dei benefici economici a tutte le aziende isolane e non solo quelle del cratere danneggiate cosi come il blocco del canone RAI per tutti indistintamente. “Dare ai sindaci un ruolo cosi importante in quegli stessi comuni che in trent’anni non sono riusciti a compiere le questioni legate ai rischi, al condono ed alla pianificazione è discutibile” attaccano gli onorevoli dem.
“Si cerca la soluzione ad un nodo che è stato inefficace. Avete dato seguito alla denuncia dei geologi la relazione tra danni ed abusivismo. Tipo di crolli e danni registratisi?”.
Nel mirino superfetazioni antropiche al preesistente ed abusivismo. “Si è costruito troppo e male li dove non si doveva“. Tranciante la considerazione degli esponenti PD, in parte molto superficiale.
La preoccupazione resta nella indefinitezza, in un piano ipotetico per riuscire ad intervenire in maniera puntuale in via normativa. “Ad ogni catastrofe non si può accelerare le norme sull’edilizia senza invertire la rotta sui controlli in collocazione e qualità. Si costruisce per case costruite male li dove on potrebbero. Non sia il decreto veicolo per mettere mano ad una situazione di oggettiva pericolosità” cosi concludono le parlamentari .

Il Decreto non mette a riparo nessuno e non prevede un bel nulla oltre la debole stesura di un canovaccio. Tutto, ogni singola risorsa prevista sottrae somme e stanziamenti al fondo per la ricostruzione e soprattutto il gran guazzabuglio venutone fuori non mette al sicuro la ricostruzione e i suoi attori da ricorsi e lentezze burocratiche. Anzi, proprio per come è scritto saranno la sua caratteristica predominante. Ci ritroviamo l’impianto di un decretone zeppo di parole, cose e luoghi ma dal contenuto e dalla struttura debole e pericolosa, molto rischiosa. I sindaci sostengono che c’è un dialogo costruttivo con il governo, con tutti i partiti quelli più importanti e meno importanti di governo,

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