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Dal Borussia Dortmund al Feralpisalò: il calcio e il mondo che vorrei

Mi piace definire “cazzeggio” le attività prevalenti sui social network più diffusi, a cominciare da Facebook, che è un po’ il ritrovo di chi neppure ti aspetti di scoprire neo-internauta e ricercatore di amicizie virtuali tra conoscenze vecchie e nuove. Per chi vive di comunicazione come me, l’importanza di queste piattaforme in rete è assolutamente indiscutibile. Molto spesso, senza troppo addentrarmi negli aspetti commerciali che possono riguardarmi, mi appassiona l’idea di raccontare a mio padre in che modo riesco a tenermi in contatto con persone quasi dimenticate o, in ogni caso, molto lontane da noi, scoprendolo sempre più sorpreso, alla sua veneranda ma brillante età, dalla facilità con cui ci si può scrivere, parlare e anche vedere ovunque con una connessione di rete e pochi click. Lui stesso, quando gli capita un FaceTime o un WhatsApp video da uno dei nostri smartphone con il nipote-omonimo nella lontana Australia, unisce l’emozione alla sorpresa, al pari di un bambino, come se questo straordinario fenomeno non gli fosse mai capitato.

Se stavolta ho deciso di trattare di social network, però, è perché sono rimasto molto colpito dai fatti di Dortmund, episodi in cui ci si rende conto che neppure lo sport, purtroppo, è immune dalla drammaticità di una violenza che non ha più confini, tempi, regole, rispetto alcuno. E proprio in questa occasione è venuto fuori lo strapotere social, laddove il “cazzeggio” è normalmente imperante, dove ognuno si cela dietro una tastiera e un motore di ricerca per apparire colto, sfrontato, forte e affascinante oltre il dovuto e, soprattutto, oltre le proprie paure, incertezze e complessi di una quotidianità che, specie per molti giovani, diventa sempre più insostenibile.
Ma stavolta, proprio in occasione dei fatti di Dortmund, i social hanno dimostrato di saper mettere da parte il “cazzeggio” e spendersi in qualcosa di veramente importante. Quei social su cui io per primo, oltre a lavorarci, amo prodigarmi nello “sfottò” calcistico nei confronti degli amici tifosi di squadre avversarie, con scambi di post certamente di discutibile interesse per molti ma non per questo poco divertenti, hanno dato dalla Germania al mondo intero una risposta degna di ambienti di ben altra maturità e levatura culturale. L’hashtag #bedforawayfans (un letto per i tifosi ospiti) diffuso dal Borussia Dortmund dopo il rinvio della gara di Champions League contro il Monaco, a causa degli ordigni lanciati contro il pullman della squadra tedesca, ha scatenato qualcosa che va ben oltre la semplice gara di solidarietà. Una città intera si è prodigata per ospitare a casa propria tifosi francesi, offrirgli un pasto e un posto dove dormire oppure, in mancanza, versare gli 80 euro che, mediamente, servivano per pagare un hotel a ciascuno di loro. E mentre in Italia i tifosi interisti criticavano aspramente il proprio giocatore Gagliardini per essersi recato allo Juventus Stadium ad assistere alla gara dei rivali storici bianconeri contro il Barcellona, l’intero web impazzava di foto di famiglie, gruppi e amicizie improvvisate intorno ad una buona tavola o accomunate da un semplice brindisi domestico, nei cui colori imperavano il biancorosso dei monegaschi e il giallonero dei renani, indossati piacevolmente a parti invertite.
Quando ho avuto modo di apprendere questa notizia grazie al tag di mio figlio Alessandro, il mio cuore si è risvegliato come dopo una specie di tuffo nella gioia. Un calcio sempre più marcio e legato al denaro e al potere, anche se solo per un giorno e in un paese che già normalmente si dimostra in tutto e per tutto più civile del nostro, ha lasciato di forza il posto a un momento che resterà inciso per sempre nella buona memoria di ciascuno di noi e che –almeno si spera- possa rappresentare il primo di una lunga serie di episodi simili, pronti a dimostrare la massima attualità della mai troppo auspicata regola secondo cui lo sport unisce, o almeno dovrebbe unire, piuttosto che dividere e, talvolta, addirittura uccidere. Solo pochi giorni fa, la storia dei ragazzi della Berretti del Feralpisalò, allenati dall’ex attaccante professionista Gianpiero Piovani, aveva lanciato un altro segnale molto importante nella medesima direzione, quando non riuscendo a convincere l’arbitro di aver fischiato a loro favore un’ingiusta punizione a due in area contro il Lumezzane a soli cinque metri dalla porta, proprio i ragazzi di Piovani decidevano loro sponte di tirare fuori quel calcio piazzato. Alla fine, pur avendo perso quella partita e rinunciato ad un’occasione che avrebbe potuto rivelarsi decisiva ai fini del risultato, quelli del Feralpisalò si sono sentiti ugualmente vincitori attraverso il singolare abbraccio collettivo con i loro avversari (allenatori compresi), le cui immagini hanno fatto il giro delle principali tivù nazionali e del web. Proprio come i tifosi del Borussia Dortmund, usciti sconfitti per tre a due dal verdetto del campo, ma già campioni d’Europa (e per il momento, forse, anche del mondo) di quel #respect costantemente invocato dall’Uefa, riportato su tutte le maglie delle squadre partecipanti alle sue competizioni e non sempre messo in pratica dai suoi principali e super pagati protagonisti.
E’ proprio questo lo sport che amo. E’ proprio questo il modo di vivere della cui utopistica normalità mi piacerebbe saziarmi. Ancora una volta, nel “cazzeggio” dalle mille e talvolta piacevoli sorprese, lasciatemi sognare: è gratis. Buona Pasqua a tutti!

2 Comments

2 Comments

  1. al

    Apr 15, 2017 at 8:29

    Davide, se tutto il mondo fosse in pace non ci sarebbero le guerre e la fame nel mondo. Noi non riusciamo ad uscire dal guscio della mediocrità e ci appelliamo a stupide guerre tra tifosi o persone. Per una volta siamo solidali anche quando la squadra non è quella del cuore. Tifiamo juventus anche a Barcellona perchè i cori razzisti e di depressione restano a chi li lancia non a chi li riceve. Sarà anche la juve, ma resta sempre una squadra italiana, la dobbiamo solo imitare,non deridere. Per la Pasqua che è alle porte gli auguri a tutti sperando di poter vivere in un mondo di pace e solidarietà.
    Davide auguri a te e famiglia.

  2. Davide Conte

    Apr 16, 2017 at 20:23

    Senza dubbio. Parli con un anti-juventino in Italia, ma in Europa io non tiferò mai contro le squadre italiane.
    Auguri anche a Te e famiglia, anche se non so chi sei.
    D.

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