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Coperture e deroghe: i veri nei del decreto

Ida Trofa | Arrivano i primi dubbi sul decreto urgenze al Senato. A sollevare i primi scetticismi sono ancora le coperture finanziare e il personale esterno.
Il Servizio bilancio del Senato ha espresso riserve sulla consistenza economica di alcuni articoli del decreto che si occupa delle più cogenti emergenze italiche sotto un unico nome, quello di Genova e una sola polemica: Ischia. Tutto il resto è noia!
Il servizio del Senato ha, dunque, chiesto chiarimenti e approfondimenti. Il provvedimento, approvato in prima lettura alla Camera, da lunedì è all’esame delle commissioni di Palazzo Madama. Uno dei nodi centrali riguarda i fondi a disposizione dei commissari straordinari nominati e da nominarsi per le varie emergenze e, in senso più largo, il costo per la costruzione del nuovo ponte, dopo il crollo del viadotto Morandi e per la ricostruzione di Ischia.
Da qui il rilievo del Servizio bilancio: “Si evidenzia in generale che non risulta illustrato il metodo di quantificazione dell’importo anticipato dallo Stato – si legge nella relazione – e che non essendo stata ancora quantificata la spesa totale che i Commissari dovranno determinare, risulta difficile ogni stima sull’adeguatezza del contributo statale”. Un’osservazione, quindi, sui costi totali della ricostruzione, che è stata già fatta dal Servizio bilancio della Camera e sostenuta più volte dalle opposizioni. Inoltre, riferito agli articoli che disciplinano il ruolo e le funzioni del commissario, il Servizio bilancio di Palazzo Madama evidenzia ad esempio che non è stata associata un’adeguata copertura finanziaria per i dirigenti non generali (massimo 5) che potrebbero essere nominati in aggiunta a quello generale, in supporto all’attività del commissario. In particolare – si fa notare – non è stata rimodulata l’autorizzazione di spesa fino a 1.500.000 euro per ogni anno del triennio 2018-2020 prevista inizialmente. Altro punto debole, secondo la relazione, riguarda la possibilità per il commissario di ricorrere a soggetti esterni alle pubbliche amministrazioni: “Si prende atto che non è possibile stimare gli effetti finanziari ma che essi saranno contenuti rispetto al limite massimo delle risorse previsto.”
Tuttavia, continua la relazione “sarebbe opportuna una quantificazione degli oneri per il trattamento economico accessorio del personale dirigenziale e non dirigenziale”.

Cantone: “Per ricostruire servono norme chiare“
Sempre nel merito del Dl Genova, Raffaele Cantone, è tornato a parlare del Caso Ischia: “Quello di Ischia è tecnicamente un condono” ha detto riferendosi all’argomento politico e non del momento.
Rigirando il dito nella piaga di un terremoto mediatico più forte e pesante di quanto lo sia stato quello del 21 agosto 2017, “Ha una sua ragione, perché lì c’è una situazione difficile, ma prima o poi in questo Paese si dovrà affrontare il problema degli edifici abusivi. Solo in Campania ce ne sono 70 mila”, sono le parole del presidente dell’Anac. Ma Cantone è tornato a parlare anche delle deroghe e dei ruoli dei commissari nell’ambito di queste emergenza. “Troppe deroghe nel decreto Genova. Per ricostruire servono norme chiare”. È la certezza di norme e non l’assenza di norme che tranquillizza le amministrazioni e consente di realizzare le opere. Il decreto Genova deroga a tutto, un fatto senza precedenti che presenta profili problematici. È l’avvertimento lanciato dal presidente dell’Anac, Raffaele Cantone, che ritiene necessario, anche sul fronte dell’emergenza maltempo, scegliere la strada del commissario e delle semplificazioni procedurali.
“Anche se si azzerassero tutte le norme nazionali – spiega Cantone – si dovrà tenere conto delle direttive Ue. Inoltre, si dovrà decidere quali norme nazionali applicare e quali derogare“. I commissari dovranno poi costruire un quadro di norme che si intendono applicare. Serviranno ben 43 decreti attuativi per vedere applicato il Decreto Urgenze. E proprio con Cantone sarà firmato un protocollo per la vigilanza collaborativa, come è già successo, nel caso dell’Expo. Abbiamo dato la nostra disponibilità e verificheremo la possibilità.
“Si è voluto dare un segnale – osserva quindi Cantone – sul fatto che si possa derogare a tutto in materia di appalti, gestione dei rifiuti, sicurezza del lavoro. Sarà molto difficile non replicare questo meccanismo in situazioni come quella che vediamo in questi giorni, catastrofi di dimensioni colossali che mettono in ginocchio l’economia di una regione come il Veneto o quelle che vediamo in Sicilia. Come si potrà dire no? Il rischio vero è quello di tornare a una politica di deroghe continue“.
“La strada giusta – indica Cantone – è l’articolo 63 del codice appalti: stabilire una volta per tutte i criteri che si applicano alle emergenze, sia pure con gradazioni diverse a seconda degli eventi, e poi non derogare più. Il commissario diventa coordinatore di regole chiare da applicare. Se invece ogni volta creiamo un apparato speciale di norme, passiamo mesi a parlare di deroghe, come per Genova, e poi non avremo le amministrazioni capaci di applicarle“.
E’ evidente come quanto ciò che viene sottolineato da Cantone evidenzi la fragilità del nostro sistema, un sistema quello dell’Italia dei commissari ancora una vota votato al fallimento. Senza strumenti per operare ed incidere sul territorio anche il caso della ricostruzione, dell’emergenza di Ischia è votata all’ennesimo debacle italica.

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