primopiano

Condono. E’ l’ora del silenzio stampa


Gaetano Di Meglio | Riccardo Sepe Visconti si è fatto promotore di un’iniziativa (in basso il suo intervento) che ha uno scopo:  “Rispondere adeguatamente alle calunnie”  della macchina politica che ci dipinge come “abusivi e criminali” (il titolo di Libero di ieri mattina è la testimonianza!) e della polemica politica attorno all’articolo 25 del Decreto Genova cavalcata, soprattutto, dal PD di Matteo Renzi, Una strategia diretta e specifica che colpisce Luigi Di Maio.

Una polemica che, come era
facilmente preventivabile e come ho ampiamente scritto mesi fa, si sarebbe
scatenata all’indomani della presentazione del “decreto” Ischia o come lo
volete chiamare, esclusivamente attorno alla parola “condono”.

Putroppo, oggi, arriviamo con
un grave handicap da superare, il non aver “parlato” prima del decreto. L’isola
è stata muta, i sindaci assenti e abbiamo lasciato che le badanti governative
(Schilardi e Borrelli) ci mettessero a letto con un testo inadatto alle nostre
esigenze. Noi in silenzio a fare gli allocchi tra i “puntini sospensivi” del
consiglio dei Ministri e Genova a combattere e ricevere quello  che Toti e Bucci volevano. E’ uscita la prima
bozza, abbiamo continuano a stare zitti, e hanno iniziato a parlare i sindaci
del Centro Italia. Nel giro di poche agenzie di stampa, è apparso l’articolo
39ter. E noi sempre zitti.

Poi è arrivata Legambiente, i
Verdi, Repubblica e il Corriere della Sera. Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella:
il gotha del giornalismo italiano. Lo stesso giornalismo che, poche settimane
fa, era entrato in guerra con Di Maio (ricordate un po’ la vicenda dei
giornali? Bene!).

E il circo mediatico si è
riacceso, prepotentemente su Ischia. E perché? Perché c’è di messo la parolina “condono”.

Noi possiamo continuare a fare
gli allocchi e dirci che l’articolo 25 vale solo per gli edifici danneggiati,
così come possiamo anche fare finta di non sapere che questa norma o è anti
costituzionale o è un lascia passare per tutti ma dobbiamo essere onesti con noi
stessi e dirci che 5 morti sulla coscienza li teniamo. 4 a Monte Vezzi e 1 a
Casamicciola. Possiamo anche dire che l’abusivismo edilizio non c’entra, ma poi
dobbiamo trovare la forza di dirci che non abbiamo mentito.

Il PD sta cavalcando il purosangue
dell’opposizione: i condoni. E in questa fase ne ha ben due: quello fiscale e
quello, relativo, edilizio. E ci meravigliamo. Sull’isola sono sbarcate tutte
le trasmissione politiche o meno che vanno in onda in Italia. Dalla Rai a
Mediaset a La7. Uno show continuo. Ogni parlamentare ha espresso la sua e, in
questo scenario, vogliamo davvero alzare la testa e dire che non c’è un condono
per Ischia?

Abbiamo imparato che la parola onestà non è quella che gridavano i grillini. Onestà ci spinge a fare altre scelte! E una sarebbe quella di andare in silenzio stampa. E di proteggere la norma approvata alla Camera da possibili attacchi. Ci sono almeno 3 aspetti dell’iniziativa
di Sepe che, secondo me, sono sbagliati.

Ma partiamo da quello
principale. Il decreto non è adatto alle esigenze dell’isola. E’ un semplice
copia e incolla, partorito da mani inesperte ed è una copia, fatta male, di
altre iniziative similari. E’, sicuramente, una delle più grandi occasioni perse
che registriamo nella storia dell’isola

Il primo: il nostro nemico non
è il PD che fa opposizione, ma i 5stelle che non fanno il governo. La vera grana
del decreto, infatti, non è la demagogia dell’opposizione, bensì le risposte
mancate al territorio. Il decreto è stato scritto e votato dal Governo, non
certo dall’opposizione. Convocare ad Ischia Salvini, Di Maio e Crimi lascia il
tempo che trova, anzi, daremo carbonella alla brace a chi, oggi, ci attacca. E la
stampa che è contro i Cinquestelle, – giustamente direi sia in seguito alle
bojate che alla giusta valutazione politica del caso – non farà altro che
continuare a dare il taglio contro il vicepremier di Pomigliano e ad avallare
la tesi del PD, di Legambiente, dei Verdi e di tutti quelli che, da Roma in su
ci definiscono, come Libero, “Abusivi e criminali”.

Ma c’è una verità, assoluta,
che dovremmo iniziare a comprendere: il fatto che siamo abusivi non ci toglie
nulla dal punto di vista turistico. Vi sentite colpiti perché avete la coscienza
sporca (chi ha costruito e chi non ha controllato che si non costruisse e chi
ha coperto, colpevolmente, chi stava costruendo e chi ha effettuato voto di scambio
sulla base della costruzione) ma questo non tocca la nostra reputazione.

I turisti non se ne sono mai
fregati se la camera che occupavano fosse abusiva o meno. E la grana abusivismo
non non è legata al terremoto. Non è legata al governo cinquestelle, ma è
molto, ma molto più antica.

Non siamo nuovi a questi
attacchi. Non è nulla di nuovo e non serve nessuna iniziativa mediatica. Ci
serve un po’ di sano silenzio stampa. Un periodo di tempo dove la smettiamo di
dirci che “siamo tutti abusivi”, che “ringraziamo Di Maio perché ci ha dato il
condono” e la smettiamola col dare accoglienza e porte aperte a chi arriva,
come uno sciacallo, con la telecamera in mano. Vogliamoci, per un volta, bene.

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