primopiano

Condonite, beccatevi il “solito” Sergio Rizzo

I media e la politica affilano le armi contro il “condono”. Un altro nostro errore! Ci fa male così Rizzo, con il giusto e solito pregiudizio che continuiamo ad alimentare innalzando il vessillo del condono come l’unico che abbiamo. Rizzo ha ragione: l’unica norma che vi sta a cuore è stata quella del terzo condono

Gaetano Di Meglio

Se nel decreto compare il condono” è questo il titolo in prima pagina di Repubblica nazionale di Ieri. Il titolo di un coacervo di banalità firmato da uno dei big del giornalismo nazionale, Sergio Rizzo.
Un misto di cose imprecise, scritte con l’approccio di chi non sa cosa stia scrivendo e che, imboccato ad arte (sembra evidente tra le righe), si scaglia come un gladiatore in una battaglia scontata. Non a caso ieri ho titolato, in prima pagina la “solita” guerra.
Quella che da sempre assistiamo ogni qual volta proviamo a raccontarci che dobbiamo superare il problema dell’abusivismo edilizio. Un problema che resterà tale fino a quando non facciamo i conti con la realtà. Fino a quando non avremo il vero “cambiamento”: il suolo non si tocca e, soprattutto, il voto non dovrà più essere condizionato da pratiche politiche datate post 1967!
«Quella parolina, “condono”, alla fine è spuntata. Articolo 25 del decreto per Genova, righe 2, 3 e 4 : “…I Comuni di cui all’articolo 17 comma 1 definiscono le istanze di condono relative agli immobili distrutti o danneggiati dal sisma del 21 agosto 2017…”. Qui non si parla del condono fiscale che sarà l’architrave della manovra finanziaria, chiamato impudicamente “pace fiscale”. Questa è un’altra storia, la storia di Ischia, isola paradisiaca purtroppo allagata dall’abusivismo. Finita dentro il decreto Genova, a 740 chilometri di distanza più un discreto braccio di mare, perché quello era il primo vagone in partenza sul quale caricare norme che devono stare molto a cuore» inizia così Rizzo, con il giusto e solito pregiudizio che continuiamo ad alimentare innalzando il vessillo del condono come l’unico che abbiamo. Rizzo ha ragione: l’unica norma che vi sta a cuore è stata quella del terzo condono. Una bomba che i “verdi” guardano a vista.
«A chi, è presto detto. “Dopo il terremoto dello scorso anno, calati i riflettori, Ischia è stata abbandonata!”, aveva denunciato un mese fa Luigi Di Maio. Da sempre attento a tenere le ansie ischitane a portata di radar. Non per nulla cinque anni fa aveva presentato, allora dall’opposizione, un disegno di legge intitolato: “Riabilitazione degli edifici realizzati entro il 30 settembre 2004 con sospensione dei procedimenti amministrativi e giurisdizionali anche nelle aree soggette a vincolo paesistico”. Con relativo sospetto di sanatoria respinto sdegnosamente al mittente: “Non è un condono edilizio, ma un ravvedimento operoso del trasgressore”. Ravvedimento operoso… »
Di Maio non presentò nessun disegno di legge. Di Maio venne ad Ischia, partecipò ad un convegno sul tema, prese gli atti, tornò in capitale a prese le distanze da tutto! La proposta, forse una delle migliori mai scritte, fu bocciata dai Cinque Stelle.
«E questo, invece, che cos’è? L’articolo 25 – continua Rizzo – del decreto Genova dispone che le domande di condono edilizio ancora pendenti nell’isola di Ischia riguardanti gli immobili distrutti o danneggiati dal sisma dell’agosto 2017 vengano definite entro sei mesi. La cosa riguarda tutti i condoni edilizi: quello di Bettino Craxi del 1985 e quelli di Silvio Berlusconi del 1994 e del 2003».
La norma limita il condono agli edifici danneggiati dal sisma. Il terremoto, non essendo di sinistra e non essendo di Repubblica avrebbe dovuto chiedere a chi fare danni? E quale istanza di condono fosse pendente sull’immobile danneggiato? Bisognerebbe chiederlo a Rizzo.
«In un Paese nel quale vige lo scandalo di milioni di pratiche di sanatoria edilizia ancora inevase da decenni, cosa ci sarebbe di strano nel dare una mano almeno ai terremotati? C’è però qualcosa che non torna. Nel medesimo articolo 25, c’è scritto infatti che “per la definizione delle istanze trovano esclusiva applicazione le disposizioni di cui ai capi IV e V della legge 28 febbraio 1985, n.47”. E perché applicare alle domande per i condoni Berlusconi del 1994 e del 2003 “esclusivamente” i parametri del condono Craxi del 1985? Forse perché quelli consentirebbero di regolarizzare abusi superiori rispetto a quelli ammessi dai condoni successivi?»
Rizzo, nascondendosi dietro i nomi di Craxi e Berlusconi, così il popolo gregge si distrae dai “testimonial”, non scende nel dettaglio e dimentica che se fosse per il condono di Craxi, oggi non avremmo nessun problema. Così come per il primo di Berlusconi. Il problema sulle “dimensioni” lo ha risolto la Corte che bocciò la legge promulgata dal governatore Bassolino. Ma la domanda che si pone Rizzo è da manuale: «E perché non c’è scritto che cosa ne sarà delle domande di sanatoria che non dovessero venire accolte?»
Se non viene accolto l’immobile è abusivo e va demolito. Nel caso del terremotato: non riceve fondi! Tutto qua. «La materia è complessa, e necessita di una spiegazione chiara, anche e soprattutto alla luce della situazione dei terremotati: ai quali, sia chiaro, non va negato alcun diritto. Nella legalità, ovvio.»
Ecco appunto Rizzo, in questo decreto schifezza, c’era una sola norma che riconosceva, ove mai possibile, un diritto ai terremotati, questa dell’articolo 25. E non si tratta di condonite, bensì di occasione e di possibilità. Sarebbe il caso, caro Rizzo, che questa norma sia blindata e rafforzata. Chiusa a tutti gli altri usi e alle altre strumentalizzazioni. Magari concessa a tutti i terremotati d’Italia. Una norma che consenta l’accesso ai contributi per la ricostruzione e solo a quello. Un binario preferenziale che, come tutti i binari, hanno un capolinea. E in questo, caro Rizzo, potresti dare una mano a tutti i terremotati d’Italia.

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