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Caso Marconi, Nessuno vieti a una mamma di difendere il proprio figlio

La testimonianza di qualche anno fa: “anche a mio figlio, ora secondo anno universita è successo... con lo stesso insegnante:  ci fu uno schiaffo, uno schiaffo vero... ma è passato tempo”

Gaetano Di Meglio | Il caso Marconi non cala per nulla. Aspettiamo, fiduciosi, l’operato delle due Procure, quella ordinaria e quella dei minori che stanno valutando l’ottimo lavoro svolto dagli agenti del Commissariato di Ischia che, con estrema sollecitudine e attenzione, hanno compreso il dramma e l’urgenza della denuncia di queste mamme.
Purtroppo, però, abbiamo assistito ad una escalation di bugie, di contro notizie e di una squallida macchina del fango contro questo giornale. Sinceramente, dei complessi di inferiorità (qualcuno ne ha anche di fisici!) di Gateano Ferrandino e degli altri, me ne frego altamente. Dei vari post su facebook, scritti da personaggi adatti e degni solo allo sciacquone neanche. Quel che vorrei emergesse, oggi, è che nessuno ha il diritto di smentire una mamma. Nessuno ha il diritto di dire che quella mamma mente. Nessuno ha diritto di ridurre la denuncia di una mamma, ovunque la faccia!
Nessuno. Neanche il più bravo dei professori. E quello in questione, ancora oggi non faccio il nome, non è il migliore. Tutt’altro.
Conosco la mamma dei bambino che ha avuto il pugno in faccia, conosco il bimbo, la sorella e il papà. In quella chat e in quella classe ci sono tante persone che conoscono. Gerardo De Rosa, ex editore della tv con Gaetano Ferrandino è uno di questi. Ma poi ci sono molti altri amici.
La corsa alla fonte, inutile e di secondo piano, è servita solo come placebo alla rabbia del buco. Deve essere steto brutto svegliarsi con l’ennesimo buco giornalistico. Io non li conto neanche più. L’indagine della Polizia viene ripresa dalla più grande agenzia di stampa della nostra nazione, si sviluppano i tg regionali e la notizia, vera, si diffonde sul web.
Ma ad Ischia, invece, fin dalle prime ore si è fatta la corsa a dire che non era vero. Si è taciuta la presenza della Polizia, anzi si è data per scontata e, come capita spesso, è iniziata, a prescindere, la gara per difendere il docente. Importava sminuire la notizia e organizzare una macchina per provare a far calare il sipario e trovare un nemico: Io. Purtroppo la differenza tra chi fa il giornalista e chi, la mattina, prende i giornali per vedere cosa scrivere c’è una enorme differenza.
Lo stesso Gaetano Ferrandino, senza pudore, ieri mattina ha dovuto scrivere che c’era stato uno “scappellotto” ed ha impiegato 2 colonne per spiegare che è reato. Il resto non conta: nei giorni prima ha scritto scemenze in quantità insieme con i cagnolini delle nuvole e di qualche altro, inutile, urlatore.
Ma torniamo all’aspetto sociale. La verità è che abbiamo fin troppo benessere. E questo stato, di benessere appunto, non ci permette di comprendere bene quali siano i veri pericoli. Veniamo narcotizzati, in qualche modo, rispetto al pericolo e guardiamo oltre con troppa facilità. Alle 3 di notte di sabato mi scrive una mamma: “anche a mio figlio, ora secondo anno universita è successo… con lo stesso insegnante. E pensa, io ho 3 figli, ed è successo con quello più riservato di tutto. E’ successo durante la lezione ai computer (proprio come nel nostro caso). Ci fu una schiaffo, uno schiaffo vero… ma è passato tempo”
E le testimonianze si aggiungono e, sono tutte verso la stessa direzione. Ma torniamo al diritto di M., la mamma del bimbo che ha ricevuto un pugno. M., ha, ancora oggi, tutto il diritto di difendere il proprio bambino. Ha tutto il diritto di denunciarlo e anche di non denunciarlo (tra poco vedremo anche un altro caso). E così, tutta la classe ha diritto di alzare la voce e anche di non farlo. Nessuno, però, ha il diritto di ridurre questo diritto, solo perché un altro giornale, quello che di solito arriva prima e meglio sulle notizie, anche questa volta ha fatto bene il suo lavoro.
Nessuno ha il diritto di giocare con la rabbia di una mamma!
Qualcuno, ha declassato la notizia confermata i tutti i suoi dettagli perché la mamma non ha sporto denuncia.
Ecco un’altra storia che spiega i motivi della “non” denuncia.
«È successa la stessa cosa a mia figlia nel 2016 a Fondo Bosso non con questo maestro ma con una maestra d’asilo… tornata a casa piena di graffi piangeva che non voleva andare più a scuola urlando che aveva paura della maestra Io non ho denunciato per paura che poteva succedere peggio, ma se ci organizziamo tutti per una raccolta firme per istallare telecamere sarei la prima. Per fortuna questa maestra ha fatto solo un anno lì, si è saputo che stava avendo una separazione e per questo veniva molto agitata….”
Non è facile denunciare una docente. A me è toccato farlo all’asilo e ci ho messo la faccia e il nome perché, putroppo, non c’era nessuo che aveva il coraggio.
Un’altra aspetto che mi ha fatto sorridere, è stata la corsa alla ricerca della fonte.
Primo punto: che importa? Secondo punto, chi ha detto che è stata una mamma o due o un papà o un fratello o un altro a dare l’allarme? Perché, vedete, qui si tratta di un vero e proprio allarme. Qualcuno, ha visto e, soprattutto, SENTITO della vicenda e con malizia (ci sta, ache questo), ha fatto quello che tutti sappiamo: mi ha inviato la prova. La traccia. L’evidenza che era tutto vero. E, senza la quale, la notizia poteva essere aggredita ancora di più. Senza la quale la storia di questa vicenda sarebbe stata un’altra. E i piccoli del Marconi possono correre ancora il rischio di prendere pugni in faccia, di essere tirati per le orecchie e di essere strattati sulle sedie. La Polizia ha indagato con attenzione. E, non solo sono stati accertati i fatti, ma è stato beccato anche qualche bugiardo. Aspettiamo le Procure sperando che al Marconi, la preside, prenda già da ora, con l’evidenza dei fatti, i giusti provvedimenti precauzionali.

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1 Comment

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  • La mamma o i genitori DEVONO difendere il figlio, le autorità devono indagare e far luce sulla vicenda, ma i media dovrebbero stare più attenti a cosa scrivono e soprattutto a come lo scrivono!!!!
    Ma che lo diciamo a fare è inutile!