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Sport

Camorani: “Nuova Ischia senza cattiveria, ma abbiamo giocato in un “Mazzella” sempre vuoto…”

Alfonso Camorani ha detto stop. Il centrocampista che in questa stagione ha vestito la maglia della Nuova Ischia ha deciso di chiudere la sua lunghissima carriera calcistica, iniziata nel lontano 1996. Il classe 1978 ha comunicato la decisione di appendere gli scarpini al chiodo attraverso un post apparso sul suo profilo ufficiale Facebook, solo 3 giorni dopo la disfatta che la squadra ischitana ha rimediato sul campo del Mons Prochyta nella finale play off del girone B di Promozione. Il calciatore, che veniva dalla felice annata vissuta con l’Afragolese, promossa in Eccellenza 12 mesi fa, ha dato tutto quello che aveva per la maglia isolana, indossata con onore e grande dignità nonostante il suo passato poteva lasciar pensare che accadesse il contrario. Con Camorani abbiamo fatto una chiacchierata sui motivi che lo hanno spinto all’addio, sulla stagione portata avanti dalla Nuova Ischia e sul suo futuro prossimo, che pare essere già disegnato.

Camorani, la Nuova Ischia ha fallito il suo obiettivo stagionale perdendo al “Vezzuto-Marasco” la finale play off contro i padroni di casa del Mons Prochyta. Cosa può dirmi a 5 giorni di distanza da quella partita?
“Sicuramente, tutti sapevamo che l’obiettivo della società era quello di vincere il campionato. Fino a Natale eravamo primi in classifica, tanto è vero che abbiamo chiuso col titolo di Campioni d’inverno. Poi, dopo la sosta natalizia abbiamo avuto un po’ di calo. Ma questa è una cosa che ci sta nel calcio. E’ stata brava la Sibilla Bacoli a non mollare e poi addirittura è venuto fuori anche il Monte di Procida. Sicuramente noi abbiamo avuto degli alti e dei bassi nel girone di ritorno ed abbiamo perso molti punti con e squadre di bassa classifica. Alla fine questo è quello che conta. La colpa di quanto è successo è solo di noi che siamo scesi in campo. La società ha fatto tutto quello che c’era da fare per metterci in condizione di vincere il campionato. Ha fatto dei sacrifici. Però non è detto che chi costruisce buone squadre vince sempre. A volte basta poco. Il Monte di Procida ha investito molto meno di quanto ha investito la Nuova Ischia, ma oggi si trova in finale”.

Cosa è mancato, quindi ai calciatori della Nuova Ischia? Si è parlato tanto di mancanza di cattiveria, voglia di vincere…
“Sulla carta la nostra era la squadra più forte del campionato. Però il campo alla fine ha detto che non lo eravamo. A Monte di Procida abbiamo fatto una ottima partita, abbiamo fatto 120 minuti alla grande, però purtroppo abbiamo subìto un gol nei minuti di recupero. E’ stato uno sbaglio nostro ed alla fine lo abbiamo pagato. Comunque, alla fine alla Nuova Ischia è mancata la cattiveria agonistica. Ci fosse stata un’altra squadra, tutti quei punti contro le squadre di bassa classifica non li avrebbe persi. Un’altra squadra non le avrebbe fatte scendere nemmeno in campo queste squadre. Ci è mancata la giusta cattiveria contro il Massa Lubrense e le altre. Le squadre che devono vincere il campionato on li perdono i punti contro le compagini piccole. Una grande squadra può sbagliare una volta, ma non due o tre volte. Anche perché siamo andati a Monte di Procida e su altri campi a fare delle grandi partite. Quindi contro le grandi del campionato non abbiamo sofferto, mentre con le squadre piccole siamo andati in difficoltà. Forse scendevamo in campo credendo che queste partite fossero facili. Ma le partite vanno sempre giocate. Certe partite le abbiamo prese sotto gamba ed alla fine i risultati si sono visti”.

Pensa che nel momento più negativo della vostra stagione abbiano pesato anche – molto o poco, lo quantifichi lei – gli arbitraggi che nella maggior parte dei casi non vi sono stati favorevoli?
“Dare in questo momento la colpa agli arbitri è un po’ difficile. Sicuramente la Nuova Ischia è stata la squadra più penalizzata, sia per quanto riguarda le espulsioni subite che per quanto riguarda i calci di rigore che non ci hanno concesso. Durante tutta la stagione ce ne hanno concessi solo due. Anche domenica scorsa a Monte di Procida ce ne è stato negato uno su Del Deo, mentre poi nel secondo tempo l’arbitro ha dato alla squadra montese un rigore per un episodio analogo. A volte viene anche da pensare male. Però ora resta il rammarico, anche perché avrei voluto chiudere la mia carriera vincendo il campionato con la Nuova Ischia. Però posso dire che abbiamo dato il massimo, poi il campo ha detto che non eravamo i migliori. Il nostro era un buon gruppo, anche se qualcuno ha detto che il gruppo non c’era. Io dico, invece, che il gruppo c’era, altrimenti non avremmo fatto 60 punti, questo è certo”.

Il gruppo della Nuova Ischia è rimasto unito anche dopo gli interventi che la società ha fatto durante il mercato di dicembre, nel quale sono arrivati calciatori dalla forte personalità?
“Sicuramente il mercato di dicembre può dare e può togliere. E’ un’arma a doppio taglio. Comunque, noi stavamo facendo bene e sono arrivati due-tre calciatori di valore, importanti come Ciro e Gianluca Saurino. Ora sarebbe facile dare la colpa ai nuovi arrivati perché dopo la squadra non ha più reso come fatto fino a quel momento. Poi, Gianluca ha giocato davvero poche partite perché ha passato più giornate da espulso che in campo. Loro ci volevano dare una mano e si sono inseriti bene nel gruppo, anche grazie al mister, che è una grandissima persona, che ha aiutato tutti ad inserirsi”.

Altra cosa che durante la stagione potrebbe avervi penalizzato tanto è il giocare al “Mazzella” che per lungi tratti della stagione è stato quasi impraticabile e che ha avuto le tribune sempre vuote. Vi ha pesato questa cosa?
“Giocare in un “Mazzella” sempre semivuoto ci ha penalizzato molto. Addirittura gli arbitri che venivano in casa nostra si sentivano a casa loro. In un campo così grande, anche 100 persone sugli spalti facevano sembrare le tribune sempre vuote. Di conseguenza, gli arbitri facevano i fenomeni. Noi abbiamo espresso il nostro calcio migliore fuori casa, non fra le mura amiche. Se avessimo giocato in un campo come il “Rispoli” sarebbe stato diverso, li 100 persone fanno rumore e gli arbitri vengono condizionati. Però, dopo la fine del campionato si possono pensare e dire tante cose. Con i se e con i ma non si fa la storia. E’ un peccato perché siamo stati li fino alla fine. Abbiamo avuto tante occasioni di riagganciare il Bacoli, abbiamo perso partite importanti. Ma nessuna squadra ci ha messo davvero sotto. L’unica che ha dimostrato di saper giocare a calcio è stata il Mons Prochyta. Poi non dimentichiamo l’Afro Napoli, che è la società che ha speso di più. Più della Nuova Ischia, questo è certo. Aveva contratti importanti e calciatori importanti ed hanno fallito, come noi. E mi dispiace l’aver fallito soprattutto per i calciatori che continueranno a giocare, perchè vincere un campionato ad Ischia non è come in altre piazze. Ischia è Ischia, è una buona piazza e i ragazzi potevano rilanciarsi”.

Poche ore fa ha deciso di ritirarsi. La decisione non credo sia stata presa in fretta e furia, però magari ci può spiegare i motivi di questa comunque importantissima scelta…
“Io ho ancora voglia di giocare, dico la verità. Anche adesso che parlo con lei ho i brividi addosso. Però è tanto che corro sui campi e poi continuare a correre sui campi dilettantistici e sentire le cose non belle che vengono dette non mi piace più. Per uno come me che ha giocato a calcio a certi livelli è brutto sentirsi dire che lo facciamo solo per i soldi. Diciamo che questo mi da fastidio, perche io in campo ho sempre dato il massimo, ho sempre sudato la maglietta. Può darsi che sbaglio la partita, ma anche in quel caso la mia maglietta è sempre sudata. I brividi prima delle gare importanti li ho ancora e fino a quando ho questo sentimento vuol dire che posso ancora giocare. Però ho deciso di dire basta comunque”.

C’è un momento fra quelli che ha vissuto qui ad Ischia, in campo o fuori dal rettangolo di gioco che le rimarrà impresso più di altri?
“Devo dire che ho vissuto poco l’isola, perché sono rimasto a vivere dalle mie parti a Caserta e facevo la spola per raggiungere Ischia. Non conoscevo l’isola, però posso dire è bella veramente. E’ un vero peccato che la squadra col nome dell’isola faccia solo la Promozione. Spero che la società riesca a comprare il titolo magari in Eccellenza, perché se lo merita”.

E quale è il ricordo più bello che lei nutre della sua lunghissima carriera, iniziata ormai 20 anni fa e che le ha fatto vestire le maglie di numerosissime squadre?
“Sicuramente ricordo con favore il momento dell’esordio in Serie A. Non lo dimentico, fu a Palermo con la maglia del Siena. Fu una emozione bellissima e che non dimenticherò mai. Perché debuttare in Serie A è il sogno di tutti i calciatori. Io ci sono riuscito, sono stato fortunato ed ho giocato in tutte le categorie, fino alla Promozione. Potevo fare ancora di più ma mi sono ritirato prima dai professionisti. Comunque sono soddisfatto della mia carriera. Ho avuto grandi allenatori, dei quali ognuno mi ha dato qualcosa. Parlo di Zeman, Pioli, Gregucci, Mondonico, De Canio. Ma anche fra i dilettanti ho avuto grandi allenatori, anche se sono tecnici di Promozione ed Eccellenza, mi hanno lasciato il segno. Come tutti gli altri. Sono stato bene in tutte le piazze in cui ho giocato e sono stato particolarmente bene a Salerno e Lecce. Queste due piazze mi sono rimaste nel cuore e le porterò sempre con me, anche se sono stato a Pescara, La Spezia, Treviso, Firenze, Siena. Però quelle che mi hanno dato di più sono state Salerno e Lecce, anche nel rapporto col pubblico”.

Dopo aver appeso gli scarpini al chiodo Alfonso Camorani cosa farà, ovviamente restando nel calcio?
“Ho una mia Scuola Calcio, la Asd Alfonso Camorani che è nata da due anni, ed a luglio andrò a Coverciano per prendere il patentino da allenatore. Però il mio sogno è quello di fare l’osservatore per qualche club. Mi piace osservare i ragazzi. Ho già avuto qualche richiesta da squadre che oggi sono in Lega Pro ma sono impegnate nei play off per salire in Serie B”.

 

[foto sport casertano]

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