primopiano

Assolto il giudice Ambrosio dalle accuse di abuso edilizio

Paolo Mosè | L’ex giudice Albino Antonio Ambrosio è stato assolto dal giudice della sezione distaccata di Ischia. Al termine di un processo con il rito abbreviato chiesto dal suo difensore, avv. Bruno Molinaro. Le accuse riguardavano alcuni lavori realizzati nella sua proprietà e per i quali il pubblico ministero Manuela Persico gli contestava i reati di violazione delle norme urbanistiche e senza trasmettere gli atti progettuali al competente ufficio del Comune e di aver violato il vincolo paesistico. Soprattutto di aver realizzato una struttura che il pubblico ministero riteneva fosse completamente abusiva, mentre in realtà la difesa ha dimostrato che quel fabbricato era un’ex cantina risalente a decine di anni fa e che era stato oggetto di intervento di ristrutturazione e di riqualificazione. E il tutto dopo che lo stesso Ambrosio, tramite il suo tecnico di fiducia, ne aveva richiesto l’autorizzazione depositando una D.I.A. verso la quale non vi è stata alcuna “opposizione” o chiarimento da parte della Pubblica Amministrazione. Tutto ciò che è stato sottoposto ad intervento nelle parti interne del fabbricato, viene ritenuto legittimo e che la stessa legge approvata dal legislatore nelle sue ultime performance ha stabilito che una diversa destinazione d’uso non può rientrare in una fattispecie di natura penale. Mentre per quelle opere realizzate all’esterno e che sono state oggetto di sequestro, vi è stato il rilascio della concessione in sanatoria che ha ottenuto il nulla della Soprintendenza. Per quanto riguarda l’aspetto paesistico. E la conformità per l’aspetto urbanistico del Comune d’Ischia.
Nella precedente udienza l’avv. Molinaro aveva depositato tutta una serie di documenti atti a dimostrare che non si era consumata alcuna violazione da parte dell’Ambrosio. Attestati rilasciati dal responsabile dell’Ufficio tecnico. E per maggiore chiarezza il giudice ha chiamato in aula l’ing. Franco Fermo, responsabile dell’Ufficio tecnico e che ha firmato la concessione in sanatoria e una serie di attestati che confermano la regolarità degli interventi. Allorquando scriveva che «le opere, di cui al permesso di costruire in sanatoria presentano i requisiti della doppia conformità alla disciplina urbanistica vigente sia al momento della loro realizzazione che al momento della presentazione della domanda di sanatoria come previsto dalla legge e dal DPR 380 del 2001».
Quindi le opere interne al fabbricato sono legittime perché legittimamente preesistenti. E comunque l’intervento stesso viene ritenuto di lieve tenuità. Non doversi procedere per le opere esterne, nella realizzazione di muretti, scale, eccetera alla luce del permesso a costruire in sanatoria rilasciato dal Comune d’Ischia in relazione anche al nulla osta della Soprintendenza. Ma c’è di più. Lo stesso pubblico ministero ha concluso conformemente, senza chiedere alcun tipo di condanna. Alla luce anche delle risposte dell’ing. Fermo che ha chiarito che le opere interne al preesistente fabbricato (un comodo rurale) erano legittime, in quanto tutte coperte da regolare D.I.A. e S.C.I.A. in una variante approvata dallo stesso Ufficio tecnico comunale. Mentre per ciò che è stato realizzato all’esterno, il tecnico si è anche soffermato spiegando che erano comunque opere di recupero di strutture esistenti, come le famose “parracine”, per le quali c’era già stato il nulla osta della Soprintendenza.
L’avv. Bruno Molinaro ha chiesto l’assoluzione dell’ex giudice Ambrosio, richiamando proprio ciò che poco prima ha spiegato il tecnico comunale Fermo e che il pubblico ministero di udienza ha ritenuto più che esaustivo, cambiando il suo convincimento rispetto a quando ha emanato il decreto di citazione a giudizio. Una Procura che si riteneva forte in ordine al reato urbanistico così come confezionato: «Per aver, quale proprietario e committente dei lavori, in assenza del permesso a costruire, in Ischia, zona sottoposta a vincolo, realizzato le seguenti opere: manufatto di circa 160 m.q. di cui 100 m.q. completamente interrati con altezza interna di circa 3,25 mt., completo e rifinito interessato da D.I.A. e da S.C.I.A. in variante del 28.10.2015; nr. tre muri di contenimento di cui due in pietre locali e l’altro in cemento armato, uno lungo 8 mt. e alto 2 mt. realizzato lateralmente all’immobile a contenimento del terrapieno, altro a forma di L di circa 13 mt., con altezza 1,50, sormontato da putrelle in ferro e rete elettrosaldata con altezza di 0,80 – 1 mt., quello in cemento armato a forma di L lungo circa 10 mt. con altezza variabile da mt. 2 a 3; tre rampe di scale esterne tutte al grezzo di cui la prima lunga mt. 6 e larga mt. 1,80, la seconda lunga mt. 6,20 e larga in media 1 mt. per accedere al lastrico solare, la terza lunga mt. 4,27 e larga 2,20 per l’accesso al sovrastante terrapieno».
Di aver violato la norma di non aver depositato prima dell’inizio dei lavori gli atti progettuali, essendo l’intera isola d’Ischia zona ritenuta sismica. Ed ancora: «Perché, realizzava le strutture in cemento armato, non in base a progetto esecutivo, senza previa denunzia dei lavori allo Sportello Unico del competente Comune e senza la direzione dei lavori da parte di un tecnico competente».
Ed infine la violazione della norma paesistica: «Per aver eseguito le opere di cui all’ipotesi del reato urbanistico in area o su bene sottoposto a vincolo paesistico ambientale in assenza della prescritta autorizzazione».
Tutte ipotesi che non hanno trovato riscontro, soprattutto sul manufatto di circa 160 metri quadrati che da una verifica eseguita con estrema attenzione è risultato essere preesistente da prima che entrasse nel pieno possesso dell’Ambrosio.

Tags

Add Comment

Click here to post a comment