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Assolto albergatore di Forio per scarichi classificati industriali

E’ di ieri la sentenza del giudice monocratico della sezione distaccata di Ischia Pietro Rocco, che ha mandato assolto un albergatore di Forio, Giovanni Castellaccio, difeso dall’avv. Michele Calise, per presunti scarichi non autorizzati. Il tribunale lo ha assolto con la formula perché il fatto non costituisce reato conformemente alla richiesta del pubblico ministero e della difesa. Una decisione che molto probabilmente si inquadra su un aspetto che il pubblico ministero delle indagini non ha preso in considerazione. La struttura dell’Hotel Residence Torre Sant’Angelo, per dimensioni e per qualità di scarichi, non può essere assimilabile a uno scarico industriale. Che ha valutazioni assai diverse, per intensità e qualità di rifiuto espulso, dato anche la particolare pericolosità che ne può derivare da scarichi di sostanze molto trattate.

LE ACCUSE. Era comunque il periodo dei controlli a tappeto disposti dall’ufficio del pubblico ministero proprio per verificare come le strutture alberghiere di alcuni comuni dell’isola d’Ischia si disfacessero di acque termali soprattutto, e quanto immesso nella rete fognaria o ciò che finiva in impianti di trattamento. C’è da dire che il Castellaccio era stato autorizzato dagli organi preposti e vi fu un periodo di vacatio di competenza tra Provincia e Comuni, che di fatto ne rallentò il rilascio. Ma comunque la difesa ha dimostrato che in questo caso specifico nulla di illecito è stato commesso e si è cercato di rispettare le norme di salvaguardia ambientale che sono state alla base di questo processo. Voluto dal pubblico ministero Alberto Cannavale, che ha rinviato a giudizio il Castellaccio per la prima ipotesi di violazione del decreto legislativo 152/06 «per avere, quale legale rappresentante ed amministratore della ditta individuale Castellaccio Giovanni, gestore del complesso turistico denominato Hotel Residence Torre Sant’Angelo sita in Forio, effettuato scarichi di acque reflue al suolo senza alcuna legittima autorizzazione, Sulla scorta della determina n 120 del 25 febbraio 2014 del comune di Forio di rinnovo della pregressa autorizzazione scaduta, emessa in assenza dei presupposti legittimanti la stessa, nonché superando i valori di cui all’allegato IV tabella 5 parte terza del sopra richiamato decreto legislativo 152/06». Nonché per la stessa ipotesi con l’aggiunta della violazione del decreto legislativo n. 231/2001: «In relazione alla condotta della proprio legale rappresentante e amministratore pro tempore, gestore del complesso turistico denominato Hotel Residence Torre Sant’Angelo sita in Forio, effettuando scarichi di acque reflue al suolo senza alcuna legittima autorizzazione, sulla scorta della determina numero 120 del 25 febbraio 2014 del comune di Forio di rinnovo della pregressa autorizzazione scaduta, emessa in assenza dei presupposti legittimanti la stessa, nonché superando i valori di cui all’allegato 4 tabella 5 parte terza del sopra richiamato decreto legislativo numero 152/06». Nella discussione il pubblico ministero ha sostanzialmente detto che non vi sono i presupposti per chiedere una sentenza di condanna. Anche in relazione a quanto prodotto dall’avv. Michele Calise e dalla memoria depositata in atti del fascicolo del dibattimento.

TUTTO REGOLARE. Nel suo intervento la difesa ha puntualizzato: «Orbene Castellaccio opera da oltre 20 anni quale gestore di un complesso alberghiero ubicato in Forio alla via Fumerie – località Sorgeto. Tale zona non è dotata d’impianto fognario e, per tale motivo, il Castellaccio opera nel rispetto della legge, scaricando i reflui al suolo nel rispetto della legge vigente». E spiegando, altresì, che l’imputato si è sempre uniformato alle normative vigenti, richiedendo puntualmente a scadenza il rinnovo di quello che gli era stato già autorizzato: «Così sin dall’inizio il Castellaccio esercita con autorizzazioni rinnovate dalle amministrazioni pubbliche di volta in volta competenti al rilascio o al rinnovo dell’autorizzazione. L’ultima autorizzazione da rinnovare viene rilasciata dalla Provincia di Napoli, con la determina n. 10274 del 21.09.2009. Il rinnovo, a causa del trasferimento delle competenze dalla Province ai Comuni, viene richiesto al Comune di Forio in data 28.12.2012. Quest’ultima amministrazione, a seguito dell’istruttoria e del sopralluogo effettuato in data 14.11.2013 da un tecnico comunale, rilascia al Castellaccio il rinnovo dell’autorizzazione allo scarico al suolo dei reflui, con determina n. 120 del 25.02.2014. Tale ultima autorizzazione, però, è stata ritenuta illegittima dal P.M. perchè rilasciata in carenza di alcuni presupposti indispensabili, ed in particolare per la mancanza di una relazione geologica aggiornata sulla permanenza delle condizioni idrogeologiche del sito, e dell’autocertificazione attestante la permanenza delle caratteristiche tecniche precedentemente dichiarate da parte del richiedente». E se ci sono state delle “letture sbagliate della norma”, queste non potevano essere addebitate all’imputato, come giustamente ha spiegato l’avv. Michele Calise nella discussione: «Praticamente, la richiesta di rinnovo dell’autorizzazione ex art. 124 D.lvo 152/06 presentata dal sig. Castellaccio risulta formalmente carente di alcuni requisiti, ma il Comune di Forio, anziché sospendere l’istruttoria e richiedere l’integrazione dei documenti mancanti, come prevede l’art. 11, comma 6 del Regolamento approvato con delibera di Consiglio Comunale n. 7 del 25.05.2011, emette erroneamente la determina di rinnovo. Tale palese errore, di carattere formale, non può e non deve essere pregiudizievole per l’imputato Giovanni Castellaccio, né per l’attività alberghiera che conduce, stante la sua assoluta buona fede, in virtù del principio dell’affidamento. Egli, infatti, non ha in alcun modo sviato la P.A. nell’emissione del provvedimento contestato, né ha concorso con quest’ultima per l’ottenimento del provvedimento illegittimo».

LE PRONUNCE DELLA CASSAZIONE. A riprova di questa tesi la difesa ha richiamato l’attenzione del giudicante sulle diverse pronunce in materia della Suprema Corte di Cassazione che più volte ha emesso dei provvedimenti proprio in materia di scarichi, sulle tabelle imposte dalla legge e quali sono le responsabilità, i giusti parametri e quali sono le attività che rientrano tra quelle definite industriali. Cosa ben diversa dagli scarichi di altre attività, come quelle che interessano da vicino le attività alberghiere: «Orbene, la stessa contestazione risulta sul punto carente, stante il richiamo agli scarichi di acque reflue non meglio classificate. Ciononostante, pur volendo ritenere la formale contestazione dell’art. 135, comma V, una contestazione sostanziale di uno scarico industriale con valori eccedenti quelli stabiliti dalla legge, per i motivi che appresso si indicheranno, va categoricamente esclusa l’applicazione delle disciplina dei reflui industriali alla fattispecie in esame». E chiude ricordando come è conformata la struttura alberghiera, quante camere ha a disposizione e tutto ciò che è indispensabile per offrire un servizio alla clientela: «Ora, l’albergo oggetto del presente procedimento è certamente rientrante nella categoria delle PMI per le dimensioni ridotte (7 miniappartamenti e 10 camere, oltre a due piscine attigue, di cui una riempita con acqua termale) e la gestione prevalentemente familiare dell’azienda; dunque esso è destinatario della normativa di cui al d.P.R. 227/2011. riferimento alla tipologia astratta di attività produttiva dei reflui stessi: l’art. 2 co. 1, lett. e) d.P.R. 227/2011, rimanda alla tabella 2 dell’allegato A), contenente appunto l’elenco di una serie di “attività che generano acque reflue assimilate alle acque reflue domestiche”. Tra queste attività vi sono quella alberghiera (punto 1) e quella delle piscine idrotermali (punto 19), che sono proprio le attività che da cui derivano gli scarichi oggetto del presente procedimento».

 

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